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CRONACA

L'arrestato: 'L'Isis è la mia vita. Agli infedeli andrebbe tagliata la gola' (2 video)

L'esultanza dell'iracheno per la strage di Manchester, i video inneggianti al terrorismo Islamico, le foto di funzionari della Questura nel telefonino, il viaggio a Roma per creare allarme. Ma anche l'intolleranza per i costumi delle donne del posto. 

L-arrestato-L-Isis-la-mia-vita-Agli-infedeli-andrebbe-tagliata-la-gola-2-video
Lunedì 19 Giugno 2017 - 12:46
di Antonio Capria 
 

“Agli infedeli andrebbe tagliata la gola”. Era questa la sua missione, tanto che aveva rinunciato a combattere la guerra santa in Siria per fare proselitismo in Italia a favore dell’Isis. Il 29 enne iracheno Hussien  Abs Hamir spiegava al telefono alla sorella che sarebbe rimasto in Italia per combattere la sua jihad.  Gli investigatori che l’hanno arrestato per il reato di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione a delinquere lo descrivono come una persona violenta e fortemente incline alle attività criminali. 

 

“ISIS IS MY LIFE”. In più occasioni il 29enne ha apertamente manifestato la propria appartenenza all’Isis (“L’Isis per me è buono, l’Isis per me è Dio, è la mia vita”),  condivideva sul proprio profilo facebook filmati cruenti e di propaganda riconducibili alle attività del Califfato islamico, e in occasione del recente attentato terroristico di Manchester aveva manifestato una particolare esaltazione, esultando al grido di “Allah Akbar” davanti ad altro coinquilino del centro Sprar di San Nicola dall’Alto in cui si trovava ospite.  

 

LE MINACCE AGLI OSPITI DELLO SPRAR. Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, sono state condotte dai poliziotti della Digos di Crotone ed hanno permesso di riscontrare come l'arrestato, richiedente asilo, istigava alcuni inquilini del Centro Sprar ad aderire all'Isis e a compiere atti violenti con finalità terroristiche. Non solo, l’uomo portava sempre con sé un taglierino e teneva un atteggiamento violento e minaccioso nei confronti degli altri ospiti dello Sprar che mantenevano una condotta di vita non rispettosa dei precetti religiosi musulmani più integralisti, instaurando un'atmosfera di timore. Un ospite del centro era stato minacciato da Hussien  con un coltello alla gola perché "aveva manifestato disprezzo verso l'Isis". 

 

IL VIAGGIO A ROMA.  Secondo quanto riferito nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il capo della Dda Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, il questore di Crotone Claudio Sanfilippo e il dirigente della Digos pitagorica Francesco Meduri, il 22 marzo scorso l’iracheno ha compiuto un viaggio a Roma per testare il livello di allarme che poteva creare. In una conversazione intercettata il 29enne raccontava al suo interlocutore che, mentre passeggiava tra le vie della capitale, con la barba lunga e con una busta in plastica, “mancava solo la tunica bianca”, aveva determinato allarme, tanto che la polizia lo avrebbe controllato più volte. Quello, diceva, era il suo obiettivo: creare allarme e tensione in questo particolare periodo di ripetuti attacchi terroristici anche individuali.  

 

IL “DOSSIER” SULLA QUESTURA DI CROTONE. Nella memoria del suo smartphone  sono stati ritrovati non solo numerosi video riconducibili all’ideologo Mullah Krekar, considerato uno dei principali ideatori dello Stato Islamico in Kurdistan, ma anche fotografie della Questura di Crotone e di alcuni funzionari di polizia: un "pericoloso dossieraggio" lo ha definito il questore Sanfilippo, che ha sottolineato "l'enorme lavoro di intelligence che quotidianamente svolge la sezione antiterrorismo di Crotone”. 

 
 
 

ARRESTO ACCELERATO DALL’ALTO RISCHIO DI UN ATTENTATO.  Un’attività preoccupante, che ha convinto “per una questione di coscienza” gli inquirenti a concludere l’indagine e ad arrestare l’uomo. Il procuratore Gratteri, l'aggiunto Bombardieri e il sostituto procuratore Paolo Petrolo hanno firmato velocemente una richiesta di custodia cautelare nei confronti del 29enne,  che è stata accolta in tempi rapidissimi dal gip Assunta Maiore. 

“La sua radicalizzazione era diventata sempre più pericolosa. Abbiamo preferito bloccarlo - ha spiegato il procuratore Gratteri - piuttosto che rischiare di andare avanti per individuare l'intera rete. Siamo dovuti intervenire perché abbiamo ritenuto concreto il rischio di una fuga. Temevamo, come è già successo, che il soggetto lasciasse la Calabria per compiere un attacco terroristico. Si tratta di soggetti che nell’arco di un’ora o di un giorno pianificano atti terroristici”. 

 

IL “PESO” NELLA MOSCHEA DI CROTONE. L’uomo frequentava anche una moschea a Crotone, l’“lslamic Culture Center”,  dove si recava per la preghiera del venerdì ed interveniva esaltando lo stato islamico alla presenza dell’imam e di altri fedeli. Per far rilevare il proprio "peso" all'interno della locale comunità musulmana, Hussien avrebbe detto all’imam che, qualora non avesse condiviso i propri ideali, avrebbe potuto tranquillamente rivolgersi alla polizia, poiché in tale eventualità si sarebbe giustificato dichiarando alle forze dell’ordine di aver discusso dello stato islamico inteso non come Isis, bensì come unione dei paesi arabi. 

 

GLI SPOSTAMENTI IN EUROPA. Secondo il procuratore Gratteri, Hussien  “andava e veniva in Europa”. Come  ha spiegato il procuratore aggiunto Bombardieri, l’uomo era entrato in Europa nel 2008, prima in Norvegia, poi Finlandia, Germania e Danimarca. Nel 2012 infine era sbarcato in Italia, sulle coste pugliesi, e aveva fatto richiesta di asilo.

All'atto di istruire la pratica per il riconoscimento dell'asilo politico, Hussien   riferiva di parlare correttamente il "curdo sourani", di non avere svolto il servizio militare e di aver fatto parte di Hezbollah (un'organizzazione paramilitare libanese, nata nel giugno del 1982 e divenuta successivamente anche un partito politico sciita del Libano) dal 2005 al 2007, comunicando di essere partito dall'Iraq il primo gennaio del 2008 e di essere transitato dalla Turchia e dalla Grecia, prima di giungere in Italia. 

 

LE DONNE IMPURE ED INFEDELI. Dall’inchiesta emerge il malessere di Hussien  per il fatto di  trovarsi in un paese la cui cultura, tradizioni e modo di vivere risultano incompatibili con i principi della sua religione. Parlando con la sorella, Hussien manifesta la necessità di indossare un velo sopra la testa, in modo da coprire i suoi occhi, ritenendole donne del posto impure e infedeli per il solo fatto di fumare una sigaretta, ovvero passeggiare con altri uomini. Ma a chiarire quanto sia profondo il radicalismo dell’uomo, gli inquirenti registrano anche un’altra conversazione: confrontandosi con un altro soggetto di fede musulmana sulla possibile appartenenza al Califfato di un terzo soggetto, Hussien racconta un episodio nel quale questi esternava la volontà di tagliare la gola ad una ragazza incontrata nei pressi della Questura di Crotone solo perché indossava un pantalone attillato, nonostante calzasse il velo come previsto dalla religione musulmana. 

 



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