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CRONACA

Maltrattavano una disabile in un centro clinico: arrestate nove persone (NOMI)

Operazione "Urla Silenziose". Ai domiciliari un medico, infermieri, operatori sanitari della casa di cura San Vitaliano

 

Maltrattavano-una-disabile-in-un-centro-clinico-arrestate-nove-persone-NOMI
Mercoledì 12 Luglio 2017 - 15:47

(ultimo aggiornamento ore 19.01)

di Antonio Capria e Giulia Zampina

Nove persone sono state tratte in arresto in queste ore dai poliziotti della Squadra Mobile di Catanzaro in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip su richiesta della Procura in seguito alla attività di indagine condotta dal Nisa. Tra i destinatari dell'ordinanza alcuni infermieri impiegati in una casa di cura privata del capoluogo, il Centro Clinico San Vitaliano, accusati di gravi maltrattamenti nei confronti una paziente disabile.

Si tratta di:

Emanuela Caporale, di 41 anni, di Lamezia Terme;
Elena Denisia Rosu, 39enne nata in Romania; 
Giacinto Muraca, 38enne nativo di Soveria Mannelli;
Tonino Bria, 35enne nato a Cosenza;
Antonio Di Bari, 29enne nato a Cosenza; 
Giovanni Presta, 55enne di San Lucido;
Donatella Folino Gallo, 29enne nata a Soveria Mannelli;
Caterina Ester, 30enne nata a Cosenza;
Giuseppe Rotundo, 39enne di Catanzaro;

 
I provvedimenti sono stati emessi dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro,  Barbara Saccà, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica,  Stefania Paparazzo, sotto il coordinamento del Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri e del Procuratore Aggiunto Vincenzo Luberto nell’ambito dell’inchiesta “Urla Silenziose”.
Le nove persone sono un medico, infermieri e operatori socio sanitari di un Centro Clinico del Capoluogo, struttura privata convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, specializzata nel trattamento delle malattie neuromuscolari - SLA e neurodegenerative.
Il reato contestato, in concorso tra loro, è quello di maltrattamenti di cui all’art. 572 del Codice Penale,con le aggravanti dell’aver agito per motivi abbietti, ovvero per dispetto o per ritorsione a causa delle continue richieste di assistenza da parte della paziente, abusando dei poteri e violando i doveri inerenti alla loro funzione.
L’indagine è scaturita a seguito delle numerose denunce sporte da una paziente affetta da SLA che, da circa cinque anni, è completamente paralizzata. La donna non ha parentio amici vicini ma, contrariamente alla maggior parte dei pazienti del reparto, è assolutamente vigile e percepisce coscientemente gli atti di scherno posti inessere nei suoi confronti, per cui, mediante l'invio di messaggi e-mail, unico strumento a sua disposizione per comunicare con l’esterno, ha denunciato all’Autorità Giudiziaria le continue condotte vessatorie di cui è stata vittima.
Gli Investigatori, grazie all’ausilio delle intercettazioni ambientali, hanno potuto riscontrare quanto veniva segnalato dalla predetta paziente. È stato possibile rilevare che, nel corso degli ultimi tre anni, la signora subiva, con riprovevole cinismo ed insensibilità, comportamenti persecutori, vessatori, a volte aggravati da rabbiosi insulti,posti in essere da parte di alcuni operatori sanitari di un Centro Clinico del Capoluogo. Le gravissime condotte venivano perpetrate nei confronti della paziente spegnendo l’audio del comunicatore, ovvero semplicemente spostandole il monitor, così impedendo al lettore ottico di intercettare le pupille della stessa, In tal modo, la paziente veniva privata non solo della sua voce ma anche della possibilità di impiegare il suo tempo attraverso attività quali la lettura, le ricerche su internet, telefonare ad un amico o ad un parente, leggere e scrivere e-mail, senza quel dispositivo elettronico posto di fronte al suo viso, la stessa era costretta, inerme nel suo letto, a fissare una parete, nella piena consapevolezza di non poter comandare al suo corpo altro movimento.
Queste condotte hanno imposto alla paziente unregime di vita doloroso e mortificante, tale da cagionarle frequenti crisi di pianto e da impedirle, a seguito della privazione del dispositivo elettronico, di comunicare in qualsiasi modo, di svolgere le uniche attività possibili per la persona offesa e, soprattutto, comunicare con gli operatori e, finanche, di chiedere assistenza.
Risulta dagli atti d’indagine che gli Operatori Sanitari hanno agito con inciviltà, mancanza del sentimento di umanità e assoluta mancanza di rispetto delle regole dello Stato e in particolare di quelle regole che guidano l’esercizio della professione sanitaria.
L’operazione “Urla Silenziose” è stata condotta dalla Sezione di P.G. N.I.S.A. (Nucleo Investigativo Sanità Ambiente) e dalla Sezione di P.G. della Polizia di Stato.
 


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