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POLITICA

L'INTERVISTA Tallini: “I miei trent'anni in Consiglio comunale. Amo Catanzaro, servirla è stata la mia missione”

Per la prima volta fuori dall'emiciclo, il riconscimento conferitogli giovedì e un amarcord. La nostalgia. Il ricordo dei vari sindaci e dei momenti importanti. I consigli a chi ancora c'è. Il futuro FOTOGALLERY 

L-INTERVISTA-Tallini-I-miei-trent-anni-in-Consiglio-comunale-Amo-Catanzaro-servirla-stata-la-mia-missione
Sabato 15 Luglio 2017 - 14:14

di ALESSIA BURDINO

 

Più di trent’anni in Consiglio Comunale. Un impegno politico vissuto a 360 gradi. Con passione. Determinazione. E, soprattutto, con e per un amore sconfinato per la città. Mimmo Tallini. A lui, giovedì, prima del Consiglio Comunale, è stato conferito un riconoscimento per i suoi tanti anni vissuti da consigliere comunale e per il suo impegno politico.

 

Onorevole Tallini, giovedì si è svolta la prima seduta del nuovo Consiglio Comunale. Che sensazione ha provato a stare fuori dall’emiciclo?

“E’ stato un turbinio di sensazioni. Certo, un pò di malinconia perché il Consiglio Comunale è stata la mia casa per tanti anni. Ma anche l’orgoglio di avere contribuito a portare nell’aula rossa una ventata di novità. Non è stato un addio, come ha detto il sindaco, ma solo uno stare assieme in maniera diversa, mi rappresentano gli otto consiglieri comunali ed i quattro assessori di espressione Forza Italia. Per me servire la città è stata ed è una missione che intendo proseguire attraverso i ruoli politici che ricopro”.

 

Il sindaco e i consiglieri le hanno voluto conferire un riconoscimento. Che consiglio si sente di dare loro per questa nuova consiliatura?

“E’ stato un momento toccante ed anche un veterano come me non è riuscito a trattenere l’emozione. Non mi aspettavo tanto affetto e partecipazione. Le frasi che hanno inciso sulle targhe, che hanno voluto consegnarmi, ripeto, mi commuovono e forse non merito tanto. A Sergio, con cui ho condiviso anni di lavoro politico, e ai consiglieri delle mie due liste – Forza Italia e Obiettivo Comune – ho fatto una sola raccomandazione: non raccogliete le provocazioni che verranno da certi banchi delle opposizioni. Volate alto, state distanti dai campioni della maldicenza. Rispondete con i fatti ed amate sempre la nostra città”.

 

Trent’ anni da consigliere comunale. Visti i consensi avrebbe potuto optare per altre postazioni politiche. Cosa lo ha tenuto legato al Consiglio Comunale?

“Ho iniziato da ragazzino, militando nel Msi. Guardavo con ammirazione uomini come Peppino Marini, Nando Giardini, Aldo Paparo, Pino Albano, Venturino Coppoletti, Elio Colosimo. Non pensavo mai un giorno di essere eletto alla carica di consigliere comunale. Carica che ho conquistato quando tanti giovani della mia generazione hanno voluto che li rappresentassi alle elezioni comunali del 1980 e mi hanno omaggiato con cinquecentoventitre preferenze. Entrai in consiglio comunale, come primo dei non eletti nel 1981, per le dimissioni di Nando Giardini che era anche consigliere regionale. Devo dire che amo questa mia città, la conosco quartiere per quartiere, e ad essa mi sono completamente dedicato e considero la sua gente, i catanzaresi, un popolo con una grande storia di civiltà. L’elezione al Consiglio regionale ha coronato una vita spesa per la politica. Nessun rimpianto, mi creda. Quando qualcuno mi ha proposto di candidarmi a sindaco ho gentilmente e decisamente declinato l’invito. Non è il mio ruolo e considero un sindaco come Abramo insostituibile”.

 

Il momento più bello di questi 30 anni.

“Il 25 giugno scorso. Abbiamo vinto la battaglia più bella della nostra vita politica, contro tutto e tutti. Abbiamo sconfitto l’armata Brancaleone delle undici liste, mandando a casa o all’opposizione trasformisti, opportunisti e dilettanti leader della politica. Ci davano tutti per sconfitti e le elezioni, ricordate, per la sinistra erano solo una piccola formalità. Ci si sono messi tutti, azionando anche una vergognosa macchina del fango. Abbiamo saputo mettere in campo una coalizione credibile rinnovando le liste e puntando sulla qualità ed il merito. La nostra è stata una strategia vincente perché oltre alla intelligenza abbiamo messo testa e cuore”.

 

Quello meno bello?

“Sicuramente la morte improvvisa del sindaco Gualtieri. Era una persona concreta che ho stimato profondamente e che avrebbe potuto ancora dare molto alla città. Tra noi si era creato un rapporto di stima e di collaborazione. Oggi lo ricordo ancora con grande affetto e nostalgia”.

 

Il consigliere comunale con cui ha avuto i maggiori scontri?

“Gli scontri li ho avuti, da oppositore, con vari sindaci, non con i consiglieri; in questo ruolo penso di essere sempre stato corretto e non sempre ripagato con lo stesso stile”.

 

E quale quello con cui ha avuto maggiore intesa.

“Sfondiamo una porta aperta. Sergio Abramo. Con gli inevitabili alti e bassi di una lunga convivenza che sono serviti a farci conoscere e stimare meglio”.

 

Ha vissuto tante consiliature ed ha affiancato con la sua attività politica molti sindaci. Che ricordi ha dei sindaci con cui ha collaborato?

“Tanti ricordi si affollano nella mia mente. Di alcuni sindaci sono stato oppositore. Ricordo l’autorevole Aldo Ferrara, che veniva dall’esperienza di presidente della Regione, il mitico Marcello Furriolo, il flemmatico Angelo Donato, poi divenuto senatore, l’intellettuale e vulcanico Franco Fiorita, padre dell’attuale consigliere comunale Nicola, di cui sono stato anche assessore. E poi il “pujiano” Francesco Granato, il solenne Totò Bevacqua, senza dimenticare l’uomo del “detto-fatto” Michele Traversa”.

 

Il futuro di Mimmo Tallini......Roma?

“Solo i presuntuosi potrebbero, nell’attuale scenario politico italiano, pensare di programmare il proprio futuro. Bisogna vivere alla giornata. Cercherò di continuare a fare con impegno il consigliere regionale di opposizione e mi sento impegnato soprattutto per contribuire a far chiudere al più presto l’infelice e nefasta esperienza di Oliverio. Faccio la considerazione che dovrebbero fare tutti i catanzaresi. La nostra città deve potere esprimere i propri rappresentanti in tutta libertà ed autonomia. Mi auguro che tutti i partiti rispettino i territori, chiudendo per sempre la triste esperienza dell’epoca dei candidati imposti dall’alto. Se pensiamo che il Pd ha eletto nella nostra città l’on. D’Attorre, protagonista della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, mi vengono i brividi……….”.



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