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CRONACA

Pujia, la Calabria e la Democrazia Cristiana (CON VIDEO)

Presentato il libro di Michele Drosi dedicato allo storioco esponente DC

Pujia-la-Calabria-e-la-Democrazia-Cristiana-CON-VIDEO
Sabato 07 Ottobre 2017 - 19:15

In prima fila, stamattina, nella Sala del Consiglio provinciale di Catanzaro passa in rassegna la storia del regionalismo in Calabria. Negli scranni che furono occupati dai “costituenti” dell’assemblea regionale – perché nel 1970 la prima riunione del consiglio regionale si tenne proprio nell’aula che poi fu intitolata ad Aldo Ferrara – siedono esponenti, dirigenti, amministratori, politici democristiani e non, perché nella Prima Repubblica non esistevano nemici, ma solo avversari pronti a convergere nella difesa dei valori affidati alla Carta Costituzionale e, quindi, della democrazia e della libertà di quel Paese costruito sulle macerie di una guerra, assetato di futuro e sviluppo. Il libro di Michele Drosi, Carmelo Pujia, la Calabria e la Democrazia Cristiana” edito da Rubbettino, quindi, diventa occasione per riflettere non solo sul quadro della ‘non politica’ in cui si muove l’attuale classe dirigente senza il riferimento dei partiti intesi come luogo di dibattito e di crescita, ma anche su come l’attuale sistema delle autonomie locali debole e sfilacciato non riesce a garantire servizi e qualità della vita, e quindi della partecipazione democratica, presupposto alla crescita sociale e culturale. Il libro di Drosi, insomma, ha il grande merito di aprire un dibattito, di fornire spunti di riflessione e non limitarsi e non ad una celebrazione dal sapore commemorativo che per un uomo come Pujia che continua ad essere un punto di riferimento politico sarebbe sicuramente prematura. A fare da cornice alla presentazione del libro di Drosi tanti amici, esponenti della politica, dell’economia e del sindacato – da Michele Traversa a Mario Tassone, da Donato Veraldi a Mario Caligiuri, a Geppino Martino fino a Marcello Furiolo, giusto per citare qualcuno, senza dimenticare il figlio di Pujia, Arturo, professore dell’Ateneo Magna Graecia di Catanzaro.

I PROTAGONISTI DELLA POLITICA CALABRESE... E NON SOLO

A discutere del volume che ricostruisce la vicenda dell’uomo politico democristiano, che nella sua carriera ha ricoperto diversi ruoli di governo in ambito locale e nazionale, e con gli occhi e l’esperienza di Pujia la storia amministrativa più importante della nostra regione e della sua proiezione “romana”, oltre all'autore del volume e allo stesso Pujia, c’erano Paolo Cirino Pomicino, l’ex parlamentare Mario Brunetti e l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Nisticò. I lavori, aperti dal presidente della Provincia di Catanzaro Enzo Bruno, che ha donato una targa ricordo a Pujia, presidente dell'ente dal 1970 al 1975, sono stati moderati da Giuseppe Soluri, direttore del Giornale di Calabria e presidente dell'Ordine regionale dei giornalisti. “La presentazione libro di Michele Drosi su Carmelo Pujia, la Calabria e la Democrazia cristiana non vuole certo prospettarsi come la commemorazione di una figura politica e istituzionale di primo piano che ha scritto le pagine più importanti della storia amministrativa della nostra regione. Questo libro ci fornisce l’occasione per riflettere sullo stato delle autonome locali oggi, a partire dall’esperienza e dall’operato di un uomo di grande levatura politica e umana come Carmelo Pujia che ha lavorato per la crescita sociale e culturale del suo territorio”. Non senza emozione, il presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno, ha voluto salutare ed omaggiare il protagonista del libro di Michele Drosi. Una testimonianza d’affetto e di rispetto per l’operato svolto da Pujia anche da presidente della Provincia di Catanzaro che Bruno ha voluto concretizzare consegnando, a sorpresa, una targa diventata anche occasione per festeggiare i suoi 90 anni, compiuti appena qualche giorno, e rimarcare il valore di una lunga attività “protesa allo sviluppo sociale ed economico della propria comunità”.

SE PUBBLICARE UN LIBRO SIGNIFICA BLOCCARE IL PROCESSO DI DEGRADO DI UNA SOCIETA' CHE VA A ROTOLI

Cosa significa pubblicare un libro oggi? Si chiede Mario Brunetti: “Bloccare il processo di degrado di una società che va a rotoli con iniezioni di cultura. E questo libro richiama i valori della Costituzioni, quelli a cui si ispirava il ceto politico che in nome della difesa di quei valori era pronto ad unificarsi. Pujia non è stato un iscritto della Dc in questa regione, Pujia è stato la Dc in alcuni territori di essa”. La testimonianza del già presidente della Regione Pino Nisticò è fatta di vita quotidiana e aneddoti che si innestano su esperienza politica e rimpianti per “una classe dirigente che operava nell’interesse delle istanze della gente, mentre oggi è bloccata da invidia e gelosia, sentimenti che bloccano gli aneliti di tutte le persone che vogliono il riscatto di questa terra”. Il leit motive degli interventi, quindi, risulta essere la difficoltà di agire e lavorare nell’ambito politico a seguito della perdita dei valori ideali che dal dopoguerra fino ai primi anni Novanta hanno mosso l'impegno all'interno dei partiti, che non possono essere sostituiti da spazi virtuali a suon di click sotto i colpi dell’avanzare di antipolitica e populismi: in questo caso ad essere sconfitta è prima di tutto la democrazia.

LE PAROLE DI PAOLO CIRINO POMICINO

“La politica italiana oggi deve fare una sola cosa: riprendere il filo delle grandi culture politiche che ancora oggi governano l’Europa e riavere la capacità di acquisire strumenti pubblici di mercato – ha detto Paolo Cirino Pomicino che assieme a Pujia ha militato nella corrente andreottiana della Dc.-. Nei 25 anni della Prima Repubblica l’Italia è stata saccheggiata delle sue eccellenze nel settore del credito, nel settore manifatturiero e in quello dei servizi. Un Paese come il nostro deve essere aperto ai capitali stranieri ma ci deve essere la reciprocità e invece noi abbiamo immaginato che l'internazionalizzazione significasse vendere agli altri tutto ciò che noi possedevamo. Basta pensare cosa hanno fatto i francesi o oggi i cinesi che stanno invadendo parte importante del sistema del credito fino ad arrivare a prendersi anche le squadre di calcio. Siamo diventati - ha aggiunto Cirino Pomicino - e lo dico con amarezza, una colonia, se vogliamo anche di rango, ma più per la sua storia che non per il suo presente, e questo determina un grande problema per il Paese. Oggi nella Telecom, società in cui non c'è più una presenza dello Stato, chi impedisce che la Cassa depositi e prestiti vada sul mercato a comprare e possa diventare un punto di riferimento in questi settori. Germania e Francia hanno una presenza pubblica nell'economia che noi purtroppo non abbiamo più e questo ci costringe ad essere un vaso di coccio tra i vasi di ferro”.

IL LIBRO DI DROSI  APRE UN DIBATTITO SUL RUOLO DEI PARTITI

Intento riuscito, quindi, per Michele Drosi: il suo pamplet aveva lo scopo meritorio di aprire un dibattito “per dare un contributo al confronto specie per restituire ai partiti il ruolo di essere riferimento della società, come luogo di confronto e crescita delle classi dirigenti chiamate a dare risposte, risolvere quesiti, ascoltare istanze”. Il ruolo degli enti locali, come si individua una classe dirigente che una si formava nelle sezioni e veniva selezionata senza primarie, come si cammina al tempo dei bisogni di una società continua evoluzione, questi alcuni dei temi che vengono affrontati da Drosi allo specchio dell’esperienza di Pujia che della politica calabrese è stato sicuramente leader, e non solo per i democristiani.

Consigliere, assessore regionale, deputato della Dc per tre legislature e sottosegretario di Stato al Tesoro e alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Pujia scherza su questo partecipato appuntamento che sa proprio di commemorazione – lo definisce “addio politico” - e ringrazia tutti, emozionato al punto di non riuscire quasi a parlare. Ma riesce a soffermarsi su ricordi e frammenti di vita diventati storia condivisa, come quando si sofferma sull'impegno parlamentare profuso per l’approvazione della Legge Calabria. "Uno sforzo comune - ha detto - che talvolta ci portava anche lavorare insieme, con colleghi di altri partiti, spesso di notte, sfuggendo alle direttive di partito, per rimettere sulla strada dello sviluppo la nostra regione che rischiava di finire su un binario morto”. Chiuso il dibattito, quindi, per la commemorazione vera c’è tempo, possiamo aspettare ancora, almeno vent’anni.

mariga

 



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