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CRONACA

L'INTERVISTA - Cuteri: facciamo dell'Accademia il cuore culturale della città

I problemi della cultura nel capoluogo: eventi sfilacciati, non coordinati. Tanti cittadini che non vi accedono. Le responsabilità di chi amministra. I dubbi sulle facoltà in centro. E sulle gallerie del San Giovanni: ‘Aprire nuovi passaggi’

L-INTERVISTA-Cuteri-facciamo-dell-Accademia-il-cuore-culturale-della-citt
Lunedì 09 Ottobre 2017 - 13:8

di Laura Cimino

‘Io immagino una città culturalmente più organizzata, coordinata, e soprattutto nell’idea che la cultura, le iniziative arrivino a tutti, perché la responsabilità della politica è che la cultura arrivi il più possibile a chi di solito più difficilmente vi accede’. Lui è Francesco Cuteri, sui profili social si definisce scherzosamente ‘archeologo scalzo’, è storico, archeologo, docente universitario, ispettore onorario Mibact,  ed uno dei più profondi conoscitori della Calabria, girata palmo a palmo tra sue scoperte archeologiche di grande rilievo e un’idea di valorizzazione dell’immenso patrimonio culturale di questa terra che ripercorre tutte le ere del nostro passato. E il passato è la base del futuro. Per questo in città, dice Cuteri, servono architetti della cultura. Direttori d’orchestra, capaci di vederla, organizzarla e programmarla.

Francesco Cuteri è anche un catanzarese doc, del quartiere Stadio. E su Catanzaro e la cultura c’è molto da dire. E da proporre. Tra le sue proposte c’è questa: ‘portiamo l’Accademia di Belle Arti nel centro storico e facciamola diventare il cuore formativo e culturale di Catanzaro.

L’accademia in centro potrebbe diventare l’evento culturale più importante della città?

 Ritengo di sì. Un’Accademia di Belle Arti che è già un’eccellenza per la città e che sia valorizzata con un ruolo centrale, certo, non trasferita in due locali, ma con spazi ampi adeguati per la didattica e per la pratica. Perché a Catanzaro di arte ce n’è tanta.  Il centro città lo immagino con una bellissima scuola di teatro, con l’Accademia, per portare le persone a vivere la città, per tenere viva la città, fornendole grandi spazi per didattica laboratori e soprattutto per le mostre. Le mostre per potersi esprimere, esporre, e invitare altra gente a venire a esporre a Catanzaro. E fare rete, con quelli che sono altri spazi naturali e culturali, a partire dalla meraviglia del Parco della Biodiversità mediterranea, che è una mostra a cielo aperto permanente, ma valorizzando anche la nostra villa comunale e villa Pepe.

L’idea delle facoltà da trasferire in centro può contribuire a vivacizzarlo?

Su questo ho delle riserve. Se la scelta è caduta nel quartiere di Germaneto, a questo punto io penso sia meglio valorizzare quello che già c’è, se si tratta di prendere due corsi e portarli dentro non ha senso perché è come se si creassero due fasce di docenti, due fasce di studenti e una dicotomia tra il centro città e il quartiere marinaro. Preferirei allora che si potenziasse il campus, facendo alloggi, collegandolo bene con i mezzi pubblici in tutti i quartieri.

Quali gli altri aspetti da valorizzare?

Catanzaro è una città che ha un forte passato e tante piccole e grandi realtà da scoprire e punti di forza da non perdere. Penso alla musica e al Conservatorio.

Ha un Archivio storico bellissimo con documenti importantissimi. Penso tra gli altri al Fondo mongiano, al Fondo dell’archivio della Cassa sacra, la conoscenza di quest’altro fiore all’occhiello andrebbe portata, e la biblioteca comunale messa in collegamento con queste altre realtà.

Le chiese cittadine andrebbero conosciute di più?

il grandissimo patrimonio delle chiese catanzaresi ci regala scrigni straordinari, a partire dal quartiere di Gagliano, per arrivare al nostro Rosario, c’è poi il  Museo Diocesano che a volte si ha la percezione non sia affatto conosciuto eppure è bellissimo ma non percepito come un luogo aperto.

Tutte le chiese hanno degli aspetti  particolari. Se penso all’architettura medievale, San Nicola e Santo Omobono, se penso all’immensa attività tessile il Rosario e il Museo diocesano. Vedrei un percorso di valorizzazone in rete delle chiese. Tutte insieme raccontano Catanzaro.

Com’è gestito culturalmente il capoluogo?

Seppure ci sono degli eventi partecipati, è come se chi fa cultura e partecipa a eventi culturali stia da una parte e poi c’è pure tanta altra parte che invece non vi accede. Soprattutto vedo l’assenza di un coordinamento. Un posto reale o virtuale in cui tutti gli eventi culturali siano registrati. Ad esempio, il teatro. Ci sono tante scuole, tante associazioni che si occupano di teatro, ma io da utente non so che cosa posso andare a vedere, devo inseguire gli eventi, il quadro appare spezzettato. Io vorrei accedere a un quadro complessivo: dal primo novembre al 30 di giugno a Catanzaro il teatro offre questo. Ci sono tante belle iniziative, ma sono sfilacciate. Non c’è un coordinamento.

Quali sono le responsabilità di chi amministra la cultura?

Una città deve essere  capace di andare incontro alle persone offrendo le possibilità di crescere culturalmente. Quanta gente recepisce i messaggi culturali? Pochissimi, rispetto a tutta la città. Bisogna arrivare a tutti i quartieri, anche tramite le scuole, per coinvolgere le persone.

Chi fa cultura ha una responsabilità. Io posso fare cultura nel salotto di casa mia. C’è un livello di scarso approccio alla cultura e le associazioni e la scuola non possono fare tutto, devono essere coordinate, chi fa cultura deve avere la forza, la responsabilità di fare cose rivolte sempre di più a chi non vi accede, a chi le considera lontane. Far scoprire che  leggere, assistere a uno spettacolo, a un concerto ci aiutano a crescere a formarci.

La città vive una fase di sfilacciamento urbano, sociale e di relazioni, ancora lontana dalla vitalità e dall’aggregazione che l’hanno caratterizzata in tempi non lontani.

Le Gallerie del San Giovanni. La prima volta che emozioni hanno dato?

 La prima volta che le esplorammo fu qualcosa di incredibile: erano spazi oscuri, nascosti, perché usati in situazioni di necessità, allora per raccontare bene cosa sono state vanno mantenute in modo conservativo. Vorrei che i luoghi continuassero a raccontare il più possibile la loro storia e la ragione per cui furono costruiti: passaggi medievali per la fuga, rifugi di guerra. Penso che questa operazione rappresenti un primo passo verso il recupero di altri passaggi sotterranei.

 



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