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CRONACA

Quando l'impegno porta agli Affari Esteri. Ecco la catanzarese Francesca Dell'Apa

Le tappe della carriera diplomatica. Catanzaro nel cuore. Gli anni del liceo 'palestra eccezionale di cultura e di vita'. E qualche suggerimento alla città 

Quando-l-impegno-porta-agli-Affari-Esteri-Ecco-la-catanzarese-Francesca-Dell-Apa
Mercoledì 25 Ottobre 2017 - 11:22

di Laura Cimino 

Storie da una Calabria positiva. Di percorsi iniziati al Sud, di impegno, capacità e determinazione, semplici ingredienti per scalare tutte le tappe. Dai banchi del liceo a New York, fino al concorso per la carriera diplomatica. Con un sogno realizzato: 'Servire lo Stato'. Questa è la storia della catanzarese Francesca Dell'Apa. 

Dottoressa Dell'Apa, lei è segretaria di Legazione e vice capo della segreteria del Sottosegretario agli Affari Esteri. Una carriera importantissima. Quali i sacrifici per arrivare fin qui? 

Naturalmente, per riuscire in questo tipo di percorso, caratterizzato fin dall’inizio da un grado piuttosto elevato di responsabilità, è necessaria una quantità davvero consistente di studio e di impegno. E non intendo con questo solo lo studio tout court, ma anche la capacità di rimanere costantemente aggiornati su quanto accade nel mondo, cosa fondamentale sia quando ci si avvicina a questo mestiere che quando già lo si svolge. Tuttavia la mia esperienza, sia di studio che di lavoro, mi dà la conferma che fare ciò che si ama facilita grandemente gli sforzi. Io ho avuto questa fortuna sia durante gli anni universitari, alla facoltà di scienze politiche e relazioni internazionali e poi nell’anno di studio per il concorso, che nell’attività professionale quotidiana, da ormai quattro anni. È un lavoro che mi appassiona moltissimo e mi dà la possibilità di fare ciò che speravo fin dal liceo: servire lo Stato.

Quali sono stati i passaggi determinanti nel percorso di studio e di lavoro? 

Durante l’università ho preso parte per due volte ad un progetto che si svolge ogni anno a New York, il “National Model United Nations”. Si tratta di una simulazione dei negoziati multilaterali in ambito Onu, che coinvolge studenti universitari provenienti da diversi Paesi. Mi è piaciuto negoziare con i colleghi, discutere con loro cercando di coagulare consenso verso le posizioni del Paese che rappresentavo, ed in effetti questa esperienza ha acceso in me l’interesse verso il concorso diplomatico. Per quanto riguarda l’attività lavorativa, ho avuto modo, prima di arrivare alla Segreteria del Sottosegretario di Stato, di occuparmi sia di materie relative alla gestione del Ministero, prestando servizio alla Direzione Generale per le risorse e l’innovazione, sia più squisitamente politiche, all’Unità per la Federazione Russa, i Paesi dell’Europa orientale, del Caucaso e dell’Asia Centrale della DG Affari politici e di sicurezza. Tutte e tre le esperienze sono state altamente formative e di grande utilità per il servizio all’estero, che mi attende l’anno prossimo.

Da quale zona della città viene? Che rapporto ha avuto con la città? 

I miei genitori provengono dalla provincia: mia madre da Marcedusa e mio padre da Sellia Marina. Io ho vissuto a Marcedusa fino all’età di 14 anni, quando poi ci siamo trasferiti a Catanzaro, prima a Siano e poi a Mater Domini. Sono molto legata alla città perché vi ho vissuto gli anni meravigliosi del liceo, anche se l’avevo ampiamente frequentata fin da piccolissima. Per me Catanzaro e la Calabria sono i luoghi degli affetti, della crescita e delle mie radici meridionali, di cui vado orgogliosa. Sono inoltre assai legata a Soverato, dove la mia famiglia trascorre l’estate e dove anch’io torno sempre molto volentieri, purtroppo non più per mesi interi!

La formazione iniziata a Catanzaro è stato un buon lancio verso i passaggi successivi?

Gli anni al liceo Galluppi sono stati una palestra eccezionale di cultura e di vita. Rimango profondamente convinta del valore dell’istruzione classica, soprattutto per acquisire una mentalità aperta, e il Liceo Galluppi è un’istituzione in questo senso. Non mi riferisco solo ad un’attività didattica di indubbio livello, ma anche a progetti di grande respiro, come il Gutenberg, che ho avuto modo di vivere con grande intensità anche in qualità di rappresentante d’istituto. Al Galluppi ho inoltre trovato figure su cui poter fare affidamento, primo fra tutti il Preside Armando Vitale, che hanno contribuito sensibilmente alla mia crescita.

Riesce a tornare a Catanzaro? Qual è la sua idea della città attualmente? 

Purtroppo non riesco a rientrare molto frequentemente, ma non perdo mai il contatto con la mia città. Noto negli ultimi anni un certo fermento culturale, con iniziative nuove e interessanti, che spesso partono “dal basso”. Sono sviluppi che mi fanno molto piacere e spero che le istituzioni possano sostenerli e incentivarli sempre più: non possono che fare bene alla città e al territorio.

Un 'ingrediente' in più per una città migliore? 

Per rimanere in tema, credo che Catanzaro debba puntare sui suoi giovani, perché è proprio nelle nuove generazioni che, secondo me, risiede il potenziale della città. Giovani che alla loro terra sono spesso legatissimi e ai quali dovrebbero essere fornite le opportunità per rimanere, e farla fiorire. Per fare questo, però, esiste un’unica via: valorizzare il merito, a tutti i livelli, facendo emergere le eccellenze e le effettive capacità dei singoli, superando certe logiche che per troppo tempo hanno condizionato lo sviluppo della nostra regione. Seppure a distanza, io continuo a crederci e a sostenere chi ogni giorno, nel suo piccolo, si impegna per una Calabria migliore.



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