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CRONACA

Convento S.Agostino, Adele Teti replica all'assessore Migliaccio

Lo stato di abbandono in cui versa l’immobile è l’esito di una colpevole incuria e abbandono, già a partire dagli anni ’80 dello scorso secolo, e può essere preso a simbolo della inefficacia dell’azione comunale nel centro storico.

Convento-SAgostino-Adele-Teti-replica-all-assessore-Migliaccio
Lunedì 13 Novembre 2017 - 21:7

Lettera aperta all’Amministrazione comunale, al Sindaco, ai Consiglieri ed ai Cittadini di Catanzaro.

 

Vi sono vari motivi perché l’immobile di via Acri, ex convento ex ospedale, che fa parte della memoria storica di Catanzaro, non deve essere abbattuto: non si possono demolire manufatti nel centro storico, secondo quanto stabilito dal PRG vigente, che include il fabbricato nel perimetro storico; il fabbricato è già tutelato in quanto costruito da oltre 70 anni ed è di proprietà pubblica, esso, quale bene culturale, gode di regimi particolari stabiliti dalle leggi vigenti. Lo stato di abbandono in cui versa l’immobile è l’esito di una colpevole incuria e abbandono, già a partire dagli anni ’80 dello scorso secolo, e può essere preso a simbolo della inefficacia dell’azione comunale nel centro storico.

Dopo il 1783 il Convento, ex convento degli agostiniani, è soppresso e convertito in Ospedale che, da quanto si evince dai documenti storici dell’Archivio di Stato, nel corso del tempo diventa l’istituzione benefica più ricca di lasciti,di immobili urbani, donati da privati cittadini ai malati poveri e ai bambini abbandonati, esposti alla ruota, raccolti quì dalla Provincia. Che fine hanno fatto questi immobili di cui si ha traccia in Archivio, nella Consevatoria dei Registri e nell’Archivio notarile?. Solo Carlo De Lellis, valente chirurgo, da quella persona colta e integgerrima qual’era, una volta mi chiese che fine avessero fatto tali beni. Un bel quesito che sarebbe interessante sciogliere! D’altra parte quasi tutti i comuni hanno usufruito di leggi idonee a restaurare i beni culturali nei centri storici; Catanzaro ancora oggi si dibatte per trovare sedi universitarie che sono state reperite sopprimendo l’archivio comunale che dopo decenni era stato realizzato nel S. Giovanni! Che fine hanno fatto quei preziosi documenti, indispensabili per la storia della città, su cui ho lungamente studiato? Si intuisce dalla risposta dell’assessore Migliacco che disconosce la grande storia di questo edificio, visto che cita come storica solo la portella: in sintesi, gli agostiniani giunti tardivamente in città, alla fine del XVI sec., occuparono un sito ai margini del centro storico in virtù del fatto che altri Ordini avevano occupato i siti più centrali. Ma il convento dimostra una sua centralità poiché posto presso una delle porte della città (la portella S. Agostino, già adibita a porcilaia e in via di completa demolizione) che collegava il gran bosco delle terre comuni (i Comuni) alla città e posta sopra alla cava di tufo detta appunto di S. Agostino, che forniva materiale da costruzione al castello e alle tante fabbriche che si costruivano in quel periodo. Gli agostiniani costruiscono un edificio importante, di stile manieristico e un chiostro. Oggi si capisce che si vorrebbe dare nessuna importannza all’edificio malconcio e carico rifiuti: tutte superfetazioni facilmente eliminabili, al fine di ritrovare le antiche strutture ancora esistenti il cui assetto è noto dai disegni esistenti all’Archivio di stato, pubblicati dalla sottoscritta; pertanto i finaziamenti per il restauro potrebbero facilmente trovarsi nei canali di finanziamento dei beni culturali, più che nella sanità. Il costo di 12 milioni di euro del nuovo fabbricato è parametrato su progetti eccessivi, a fronte dei problemi esistenti nella sanità cittadina. Tuttavia, il fattore “costi”, sbandierato in queste circostanze, non può e non deve essere l’unico parametro di valutazione. Per attuare il progetto di demolizione, si tenterà, con molta probabilità, di far apparire il fabbricato in pericolo crolli ,mentre la muratura originaria mantiene una certa solidità, malgrado quasi un quarantennio di abbandono. Si spera tuttavia, che questa volta qualche maniaco del cemento armato (sottolineo estraneo all’amministrazione) non incendierà l’immobile come fu fatto al Serravalle o come è avvenuto con il Politeama, dichiarato inagibile, salvo poi dover usare l’esplosivo per la sua demolizione. Oggi si preferisce invocare i costi derivanti dall’adeguamento strutturale al rischio sismico quale elemento probante ai fini della demolizione (vedi ospedale Pugliese), per i fabbricati storici e, più in generale, per i fabbricati costruiti prima dell’emanazione della legge sismica n.74 del 1974, ma ciò non può essere fattore derimente visto che 80% del patrimonio edilizio italiano è costruito prima della seconda guerra mondiale. Le nuove tecnologie sono in grado di adeguare tali immobili alle nuove disposizioni di legge, salvaguardando la specificità del patrimonio storico italiano. Su questi temi, questa volta, saremo vigili e non ci faremo cogliere di sorpresa. D’altra parte il progetto di restauro è a tutti gli effetti un progetto architettonico che permette ai progettisti di reinventare le forme al fine di riadattare l’immobile alle nuove funzioni cui sarà destinato. Nel caso malagurato di un nuovo progetto (che, come opera pubblica, dovrà essere realizzato previo concorso o appalto concorso), non è chiaro come potrà essere rispettoso della storicità della zona, come sostenuto dall’assessore Migliaccio, visto che la demolizione è l’atto più irrispettoso e definitivo verso i monumenti che si possa porre in essere. Catanzaro è una città dove si è più demolito nel centro storico rispetto ad altri centri anche meridionali, procurando ferite che hanno snaturato la sua fisionomia di città povera, ma dignitosa. Vogliamo perseverare in questi progetti? Dalla messe di assensi che ho ricevuto per il mio articolo intuisco un cambio di rotta…

Maria Adele Teti



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