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SPORT

Coreografia Derby, un capolavoro nel capolavoro

Aquile vittoriose in campo, spettacolo sugli spalti: il pre gara è una cartolina “work in progress” con le istantanee del passato e qualche punzecchiatura

Coreografia-Derby-un-capolavoro-nel-capolavoro
Lunedì 20 Novembre 2017 - 17:42

di Gianfranco Giovene

Un capolavoro nel capolavoro, la degna cornice per un derby al tempo delle favole. A conquistare la copertina nella giornata in cui il Catanzaro è tornato alla vittoria casalinga contro il Cosenza in campionato ci ha pensato la Curva Massimo Capraro, stracolma in ogni ordine di gradone ed artefice di una spettacolare coreografia all'ingresso in campo delle due squadre. Una vera e propria “cartolina in work in progress”, che si è andata componendo prima del fischio di inizio ed è rimasta visibile per i primi dieci abbondanti minuti della gara: due striscioni lunghi quanto tutto il perimetro del settore a fare da margini, oltre duemila bandierine bianche, gialle e rosse a dividere in spicchi la Curva e una lunga serie di diapositive lentamente srotolata nel mezzo raffiguranti il passato glorioso del club e qualche normale punzecchiatura ai rivali storici. Il senso di appartenenza e l’orgoglio di essere catanzaresi hanno fatto da filo conduttore allo spettacolo, perfettamente riassunti nei due striscioni che hanno abbracciato il settore: “…è tutto abbastanza chiaro – hanno scritto gli Ultras riferendosi agli avversari di sempre – tu tifi ‘una’ squadra, io tifo il Catanzaro!”.

LA STORIA – Entusiasmante il colore scatenato dallo zoccolo duro del tifo una volta dato il via allo sventolio delle bandiere; a catturare di più gli sguardi è stata però la lunga striscia di immagini apertasi come diapositive in serie. Sedici riquadri, dieci dei quali dedicati alle pagine più intense della storia del club: dall’arrivo del calcio in Calabria nel 1908 all’approdo in serie B datato 1933, dalla vittoria del campionato nazionale di IV serie del luglio ‘53 alla finale di Coppa Italia contro la Fiorentina del ‘66; e poi la serie A del ‘71 – rappresentata dall’enorme A celebrativa fatta costruire su Corso Mazzini -, il gol di Mammì alla Juventus del gennaio successivo, l’amichevole negli Stati Uniti contro il Santos di Pelé (ritratto in bianco e nero accanto al presidente Ceravolo) e il settimo posto in A del maggio 1982                     .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




LE PUNZECCHIATURE – Non sono mancate ovviamente le punzecchiature con ben sei istantanee dedicate ai cugini. La prima è stata quella del marzo 1912 (primo derby vinto), poi quella del settembre ‘71 con il ritratto della squadra giallorossa scesa in campo contro il Napoli a Cosenza e la dicitura “attuale record di spettatoti al San Vito”; a ruota i profili di Surro e Palanca, castigatori entrambi dei lupi rossoblù accompagnati dalle diciture “Cosenza sogna, Surro segna” e “Il ritorno del Re…senza sporcarsi il piede sinistro”. Dal campionato alla Coppa uno spazio è stato riservato anche a De Sensi, autore nel ‘97 del gol vittoria in un derby bagnato (“Che ne pensi, di una sera di pioggia con De Sensi”); poi la grande attualità con l’eroe della mitraglietta Bernardo rappresentato sugli schermi di un cinema in ricordo del match del 2015 (“Il Catanzaro vi riempie anche i cinema cittadini”) e Milan Basrak autore della rete del pareggio nell’ultima sfida al San Vito (“Abbiamo in serbo altre emozioni per voi”).

TO BE CONTINUED – A chiudere la serie un eloquente cartello “Continua” quasi a dare l’assist alla squadra per quello che poi è stato il ventunesimo successo in cinquantatre incontri in campionato con il Cosenza (solo nove i successi rossoblù).

I NUMERI DEL CAPOLAVORO - Fatica e passione hanno accompagnato la costruzione di questo stupefacente capolavoro la cui portata è ben sintetizzata dai numeri impressionanti relativi alla sua realizzazione. Quattro le settimane di intenso lavoro spese dai ragazzi della Curva che hanno armeggiato ad ogni ora del giorno e della notte con ben cinquantacinque chili di pittura di vari colori, duecentosettanta metri quadrati di stoffa, quarantotto aste di altezza pari a tre metri e duemilacinquecento bandierine di plastica. Il risultato è evidente: una cartolina che ha rappresentato la storia - che passerà essa stessa alla storia – e che merita applausi.



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