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CRONACA

Operazione della squadra mobile, 7 arresti (VIDEO) (I NOMI)

L'operazione Pietranera, coordinata dalla Dda di Catanzaro, colpisce ancora le cosche di Badolato

Operazione-della-squadra-mobile-7-arresti-VIDEO-I-NOMI
Giovedì 07 Dicembre 2017 - 6:0

Nuovo colpo alla malavita del basso Jonio soveratese. Sono sette le persone finite in manette a Badolato durante un'operazione coordinata dalla Procura di Catanzaro e condotta dalla Squadra mobile della Questura del capoluogo guidata da Nino De Santis e dal suo vice Angelo Paduano. Le indagini hanno coinvolto soggetti già impliati nell'operazione  Itaca Free Boat, scattata nel 2013, per la quale ad ottobre erano state già emesse 12 sentenze di condanna. 


 

OPERAZIONE PIETRANERA

 

Gli arresti sono stati disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia del Capoluogo,  a carico di esponenti di rilievo e sodali della cosca GALLELLI, operativa nel comprensorio del basso versante jonico della provincia di Catanzaro, in quanto ritenuti responsabili di numerosi episodi estorsivi a carico di un’impresa agricola appartenente ad una nota famiglia di latifondisti.

Le attività investigative, condotte dalla Squadra Mobile di Catanzaro, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, hanno permesso di accertare che il capo cosca  Vincenzo Gallelli 74 anni sin dai primi anni ’90 imponeva la “guardiania” sulle proprietà di una nota famiglia di Badolato, fissando altresì le modalità di sfruttamento dei terreni, costringeva di anno in anno gli imprenditori a concederli a pascolo ed erbaggio a propri familiari, nipoti e pronipoti, impedendone in tal modo il libero sfruttamento commerciale da parte dei legittimi proprietari.

La pressante condizione di assoggettamento ed omertà imposta ai titolari dell’azienda agricola, realizzata anche con sistematici danneggiamenti alle strutture dell’impresa, li aveva costretti a modificare e rivedere i termini e le condizioni contrattuali stabiliti con altri operatori agricoli, la cui presenza doveva rappresentare una sorta di argine alle pretese ed ai condizionamenti di  Vincenzo Gallelli .

I particolari dell’operazione saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà alle ore 11.00 odierne, presso il Complesso Polifunzionale della Polizia di Stato di Catanzaro, alla quale parteciperanno il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri ed i Procuratori Aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla

I NOMI DEGLI INDAGATI E IL CONTESTO IN CUI SONO MATURATI I REATI 

GALLELLI Vincenzo, cl. 43, intenso “Cenzo Macineju”, SANTILLO Andrea, cl. 60, inteso “Nuzzo”, SANTILLO Antonio, cl. 81, GALLELLI Antonio, cl. 80, LAROCCA Francesco, cl. 66, NISTICO’ Giacomo, cl. 67, CAPORALE Giuseppe, cl. 81

 

gli indagati, tutti del comprensorio di Soverato, sono ritenuti colpevoli, a vario titolo, di più episodi di estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa, nei confronti di due imprenditori agricoli con attività ubicata nel Comune di Badolato.

Le attività investigative, condotte dalla Squadra Mobile di Catanzaro, - si legge in una nota stampa "coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nelle persone del Procuratore Aggiunto Dr. Vincenzo Luberto e del Procuratore Aggiunto Dr. Vincenzo Capomolla, con la supervisione del Procuratore Capo Dr. Nicola Gratteri, hanno permesso di accertare che il capo cosca settantaquattrenne Vincenzo GALLELLI ha imposto, per oltre vent’anni, la “guardiania” sulle proprietà di una nota famiglia di Badolato, fissando altresì le modalità di sfruttamento dei terreni e costringendo, di anno in anno gli imprenditori a concederli a pascolo ed erbaggio a propri familiari, nipoti e pronipoti, impedendone in tal modo il libero sfruttamento commerciale da parte dei legittimi proprietari.

 

Le investigazioni, effettuate mediante l’attivazione di intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno fatto emergere, in particolare, come gli imprenditori agricoli, vittime delle pretese estorsive, per il periodo temporale che va dalla metà degli anni ’90 all’anno 2008 siano stati costretti ad accettare la presenza nelle loro aziende, quale “custode” di Vincenzo GALLELLI, il quale in virtù delle doti criminali rivestite, garantiva loro la cd. “tranquillità ambientale”, costringendoli, per converso, a donargli quale controprestazione, numerosi terreni, nonché ad affidare la gestione e lo sfruttamento di altri fondi agricoli a sé od ai suoi più prossimi familiari, quali il pronipote trentasettenne Antonio GALLELLI con divieto, di fatto, di esercitare, sui terreni attività non concordate con il capo cosca.

In particolare, ogni qual volta le vittime tentavano di dare corso ad una produzione agricola intensiva, i loro raccolti erano completamente distrutti dagli animali posseduti dai membri della famiglia GALLELLI lasciati abusivamente al pascolo sui terreni coltivati.

La pressante condizione di assoggettamento ed omertà imposta ai titolari dell’azienda agricola li costringeva inoltre a modificare e rivedere i termini e le condizioni contrattuali stabiliti con altri operatori agricoli, la cui presenza doveva rappresentare una sorta di argine alle pretese ed ai condizionamenti del GALLELLI Vincenzo.

Quest’ultimo per la realizzazione dei propri intenti criminosi utilizzava il nipote SANTILLO Antonio cl.89, i pronipoti GALLELLI Antonio cl.80 e CAPORALE Giuseppe cl.81, paventando per il tramite del LAROCCA Franco cl.66, del genero NISTICO’ Giacomo cl.67, il verificarsi di gravissimi atti di sangue qualora le direttive del capo cosca non fossero state seguite.

Il contesto di totale soggezione psicologica nel quale si erano venuti a trovare le vittime, induceva le medesime ad omettere per anni di sporgere formale denuncia contro l’ arbitraria ed abusiva occupazione dei terreni nonché l’utilizzo dei mezzi agricoli che nel corso degli anni i GALLELLI avevano attuato anche mediante minacce al fattore dell’impresa agricola".

 

LA SENTENZA DI OTTOBRE 2017 PER ITACA FREE BOAT

Il Tribunale collegiale di Catanzaro aveva già condannato 12 presunti affiliati al clan Gallace - Gallelli al termine del processo scaturito dall’operazione Itaca Free Boat che ha svelato l’ingerenza della cosca nella gestione del porto di Badolato. La pena più severa era  stata inflitta al boss di Guardavalle Vincenzo Gallace, condannato a 20 anni di reclusione.

Erano stati 16 gli anni di carcere per Maurizio Gallelli, ritenuto reggente del clan sul territorio di Badolato. Gli imputati avevavo rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, estorsioni, traffico di stupefacenti e armi.

Tre invece le assoluzioni decise dal collegio giudicante. Altre dodici persone coinvolte nell’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro e processate con rito abbreviato sono state già giudicate dalla Corte di appello che aveva  stabilito sei condanne e sei assoluzioni.

Antonio Capria

Giulia Zampina

 



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