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CRONACA

Il teatro in carcere, continuano i corsi di Mario Sei

'Jonathan, liberi di volare, liberi di sognare' il progetto voluto dalla casa circondariale. 'Senza titolo' è il quarto lavoro per i detenuti del commediografo e volontario penitenziario Sei 

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Domenica 17 Dicembre 2017 - 17:30

Rocco, dopo lunghissimi anni di carcere, si è congedato dai suoi compagni nel migliore dei modi, su un palcoscenico, in veste di attore co- protagonista, nell’ultimo lavoro teatrale del commediografo Mario Sei, che da anni dirige due laboratori teatrali per detenuti-attori, nel carcere “Ugo Caridi” di Catanzaro.

Rocco, dopo tanti, ma proprio tanti anni di carcere, raggiungerà la sua bellissima città di Napoli ed i suoi affetti, ma prima di congedarsi si è cimentato, per la prima volta in un’esperienza da attore significativa, unica, che porterà certamente con sé e ci auguriamo anche al di fuori delle mura carcerarie. “Jonathan, liberi di volare, liberi di sognare” è il Laboratorio Teatrale, fortemente voluto dall’amministrazione della Casa Circondariale, per volontà della direttrice Angela Paravati e che sta portando in scena, questo è il quarto lavoro, commedie scritte apposta per i detenuti da Mario Sei, volontario penitenziario, che tiene corsi di recitazione in due distinti circuiti penitenziari, di alta e media sicurezza.

Rocco è uscito quindi di scena da uomo libero, ma anche da attore e da attore premiato; ed a premiarlo, sul palco del Caridi, è arrivato apposta il Sovrintendente del Teatro Politeama Gianvito Casadonte, già Patron del Magna Grecia Film Festival, che ha consegnato una targa, in cui non poteva mancare una celebre frase del commediografo per eccellenza, Eduardo De Filippo, “Il Teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita”.

Senso alla vita e senso al teatro in carcere se n’è dato parecchio in quelle circa due ore di “evasione” e, lo sforzo dei detenuti-attori si è visto tutto ed è stato ripagato nel migliore dei modi, attraverso applausi, risate e soprattutto emozione finale in un monologo che è un inno alla vita ed alla speranza, rafforzato anche dagli auguri natalizi portati, prima dell’inizio dello spettacolo dal giovane sacerdote Don Francesco Cristofaro, conduttore televisivo ed autore di libri intensi. Francesco Passafaro, direttore Artistico del Teatro Comunale, nonché presidente del Teatro Incanto, ha premiato il co-protagonista P.D. un poliedrico attore, capace di catturare l’attenzione del pubblico e di trascinarlo in un vortice di risate a crepapelle, un maggiordomo, fedele, nonostante le ristrettezze economiche al suo barone Don Oreste Ferramazza. Un testo ben strutturato, con battute esilaranti e con un linguaggio arzigogolato per i due co-protagonisti, in contrapposizione ad un linguaggio contemporaneo degli altri attori, che con grande disinvoltura ruotano attorno ai due mattatori e che alla fine, attraverso un toccante monologo di Rocco lascia, forse, l’amaro in bocca, ma anche una vera e propria lezione di vita.

Partendo, infatti, dal titolo, anzi “Senza Titolo”, il testo ha voluto lasciare nei circa 200 detenuti del circuito di massima sicurezza e nei pochissimi ospiti, spunti di riflessione sull’esigenza incontrollabile dell’uomo in generale di giudicare, spesso “Senza Titolo”, senza conoscere, senza comprendere e senza chiedersi degli effetti catastrofici che la mancanza di sensibilità, la superficialità e la leggerezza nel giudizio, spesso lascia ferite profonde. Il testo rigorosamente in italiano, ha lasciato spazio anche al teatro napoletano con un susseguirsi di battute che ha divertito proprio tutti e la ristrettezza del protagonista, da intendersi come una sorta di parallelismo con la vita da recluso, è una sorta di purificazione, di castigo, di pentimento che può portare alla felicità, che non la si raggiunge, attraverso un titolo, uno status, ma solo attraverso la piena ricerca di sé e la piena consapevolezza dei propri errori e dei propri limiti.



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