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SANITA' E SALUTE

Conti in rosso in sanità: aziende catanzaresi nel mirino di M5s

Conferenza stampa di Dalila Nesci, parlamentare pentastellata 

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Sabato 23 Dicembre 2017 - 17:3

Anche l’Asp e le aziende ospedaliere di Catanzaro finiscono nel mirino del Movimento 5 Stelle per i conti “in rosso”. E’ quanto è emerso da una conferenza stampa della parlamentare pentastellata Dalila Nesci, che, incontrando i giornalisti a Lamezia Terme, ha denunciato «lo scandalo dello sforamento dei bilanci aziendali in Calabria». Sforamento che - secondo la Nesci - «è il vero motivo del perdurare del commissariamento della sanità calabrese. E la cosa ancora più paradossale è che i direttori generali che hanno prodotto questi disavanzi si sono visti riconoscere dal Dipartimento regionale, per la loro attività, un “bonus” aggiuntivo al loro stipendio, un vero e proprio regalo natalizio sulla pelle dei cittadini. Per me è doveroso, in qualità di portavoce dei cittadini e in ossequio al mandato di parlamentare, fare i nomi dei responsabili di situazioni di disagio per i calabresi, nomi come quelli dei dg dell’Asp di Catanzaro Giuseppe Perri, dell’Asp di Vibo Valentia Angela Caligiuri e dell’Asp di Cosenza Raffaele Mauro. C’è su tutto – ha proseguito – un dato politico indiscutibile: il presidente Oliverio non si è per nulla mosso, anzi ha continuato ad avallare nomine così imbarazzanti». A scendere nel dettaglio della situazione contabile delle singole aziende è stato il consulente tecnico del Movimento 5 Stelle per le tematiche sanitarie, Gianluigi Scaffidi.

«Dai dati in nostro possesso – ha osservato Scaffidi -  emerge che all’Asp di Cosenza il 2015 si è chiuso con un disavanzo di 30 milioni mentre nel 2016 il dg non ha ancora presentato il bilancio, che all’Asp di Catanzaro il 2015 si è chiuso con un disavanzo di 19 milioni mentre per il 2016, in modo folle, il bilancio è stato adottato ma non trasmesso al Dipartimento, all’Asp di Crotone guidato dal dg Giuseppe Arena il 2015 si è chiuso con - 8 milioni  e il 2016 con – 27 milioni, all’Asp di Vibo Valentia sia il 2015 che il 2016 si sono chiusi con - 2 milioni, mentre – ha riferito ancora Scaffidi -  all’Asp di Reggio il dg Giacomo Brancati si è permesso il “lusso” di non presentare il bilancio né per il 2015 né per il 2016 anche se tutti sanno che c’è un “buco” di ben 400 milioni. Inoltre, se l’azienda ospedaliera di Cosenza e di Reggio chiudono in attivo, quella di Catanzaro guidata da Giuseppe Panella nel 2015 ha adottato il bilancio ma, in modo alquanto strano, non l’ha consegnato, e ha chiuso il 2016 con - 17 milioni».  Il consulente tecnico dei 5 Stelle si è poi soffermato sull’azienda ospedaliera universitaria “Mater Domini” di Catanzaro, parlando di «un’autentica “perla”, perché c’è un un direttore generale, Antonio Belcastro, alla guida dal 2013 e ci sono disavanzi costanti, nel 2013 pari a 15 milioni, nel 2014 pari a 26 milioni, nel 2015 pari a 27 milioni e nel 2016 pari a 20 milioni. Dovrebbe già essere scattata una norma per cui un manager con tre bilanci consecutivi in passivo andrebbe rimosso, invece – ha sostenuto Scaffidi - non cambia nulla, anzi la Regione continua a erogare finanziamenti alla “Mater Domini” in modo irregolare non essendo stati ancora rinnovati i rapporti finanziari con l’Università». In generale – ha dichiarato Scaffidi - «la somma complessiva dei disavanzi di Asp e Ao è tra i 105 e i 140 milioni, che in pratica è il deficit accertato dai tavoli di monitoraggio ministeriale. La Calabria resta commissariata a causa di questo dato negativo: il presidente Oliverio si lamenta inutilmente perché questo dato negativo l’hanno creato i manager che ha nominato lui». A rincarare la dose ancora la Nesci, secondo cui «non c’è nessun dossier del ministro che può sollevare da responsabilità il presidente Oliverio, la sua Giunta, la sua maggioranza e anche il commissario Massimo Scura da questa situazione imbarazzante che ci condanna ancora al commissariamento. Per questo - ha poi rimarcato la parlamentare M5S - chiedo l’immediata decadenza delle nomine di questi direttori generali, come impone del resto la legge. Se la decadenza non arriverà procederò formalmente a diffidare il presidente Oliverio, la Giunta regionale, il Dipartimento Tutela della Salute, il rettore dell’Università di Catanzaro per il caso “Mater Domini” e anche il commissario Scura, che ha l’obbligo di rimuovere gli atti contrari al pano di riento. E diffiderò anche i ministeri della Salute e dell’Economia per omessa vigilanza. E – ha concluso la Nesci – se la diffida non produrrà effetti torneremo a rivolgerci alla magistratura per sopperire ancora una volta alle mancanze della politica». (c. ant.)



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