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CRONACA

Pugliese, i commercianti della zona: l'ospedale non si tocca!

Gli esercenti di Viale Pio X e delle vie limitrofe non fanno sconti: Giù le mani dal vecchio nosocomio o sarà lotta per la sopravvivenza, la nostra e delle famiglie che manteniamo

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Lunedì 12 Febbraio 2018 - 14:7

di Danilo Colacino

Giù le mani dal Pugliese! L’ospedale non si tocca! Slogan da campagna elettorale? ‘Grida di battaglia’ di qualche drappello movimentista rionale, sempre in vena di bloccare il cambiamento indispensabile al progresso? No, non è così, perché i commercianti di Viale Pio X e delle vie limitrofe sono sì sul piede di guerra, ma la loro - senza enfasi - è una lotta per la sopravvivenza. Un ‘grido di dolore’ di quanti sanno che, se l’operazione di spoliazione del quartiere continuerà inesorabile, per tanti piccoli esercizi (nel 99% dei casi unica fonte di sostentamento di molte famiglie) sarà game over. Negli ultimi 15 anni, del resto, hanno assistito impotenti al trasferimento dell’Università e di altre strutture chiave, toccando con mano il declino di un’area che ha vissuto un’epoca aurea in virtù della presenza di presidi sanitari d’eccellenza; di centri del sapere come le maggiori Facoltà dell’Umg con gli uffici annessi; di impianti sportivi come il Nicola Ceravolo, il Geppe Greco, il Campo Scuola (e ad appena 500 metri di distanza la Piscina Caliò e i campi da tennis Giancotti); del più grande cimitero comunale e di altre strutture quali l’Asp o le caserme dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale dello Stato. Un ‘patrimonio’ - che aveva portato tanta prosperità e crescita - andato assottigliandosi per la decisione di fare rotta verso Sud, destinazione Germaneto e Lido soprattutto. Conseguenza? Quanti avevano aperto negozi e piccole aziende hanno dovuto chiudere, messi in ginocchio da un contesto socio-economico mutato in tempi brevi con strade improvvisamente  desolate dalle 18 circa in poi. Niente più studenti, niente più gente che nella zona veniva a sbrigare le più disparate faccende. Ma qualcuno ha provato a resistere, in particolare aggrappandosi a una speranza: il più importante nosocomio cittadino. Un ospedale difeso anche da alcuni Comitati civici spontanei. Un attivismo che sembrava aver sortito gli effetti sperati salvo recenti allarmanti rumors che tornano a mettere in forse il futuro del Pugliese là dove si trova. Voci che hanno suscitato nuove proteste raccolte da noi di Catanzaroinforma con i pareri di alcuni commercianti in rappresentanza di varie categorie merceologiche e di realtà sul mercato da quasi mezzo secolo, create dai genitori a prezzo di enormi sacrifici.

 

A cominciare da Manuel Caroleo, che vende giocattoli e articoli da pesca: Siamo su piazza dal 1980 e vorremmo continuare a esserci, ma la crisi, il decentramento e l’avvento della grande distribuzione ci hanno messo alle corde. Pensi che a me attualmente costerebbe di meno comprare alcuni prodotti in un supermercato invece di prenderli da un rappresentante. Se a questo aggiunge che ci sono sempre meno passanti, mi spiega come facciamo a sfangarla? Mi dica, ad esempio, se qui sta avvertendo l’atmosfera del Carnevale con i bambini che chiedono l’acquisto di costumi, maschere e altri giochi. Non aggiungo altro. Qualcuno pensa però che siamo a Roma dove tutto si può dislocare in determinate aree. Bene facciamolo anche a Catanzaro, ma poi mettiamo il resto della città su delle roulotte e spostiamola.

A fargli eco la parrucchiera Elena Procopio: Lavoro nel quartiere dal ‘94, peraltro succedendo a mia madre. Adesso però non sappiamo cosa sarà del nostro futuro. Propongo allora, dopo un eventuale smantellamento del Pugliese, di eliminare i pochi uffici e gli istituti scolatici rimasti, trasferendo pure il cimitero. Meglio togliersi il pensiero definitivamente. A questo punto, prende la parola una cliente e racconta: pur essendo ormai anziana, faccio ancora volontariato. Abito vicino e, quando posso, vado in ospedale ad aiutare chi ne ha bisogno. E non sono la sola, credetemi. Ma voglio vedere quanti lo faranno a Germaneto con tutte le difficoltà di spostamento che ci sono per arrivare lì e poi tornare a casa. 

Idee chiare pure per il titolare di un tabacchino, Maurizio Corea: Mi preme subito precisare un aspetto fondamentale: operiamo nella zona dall’ormai lontano ‘75 e, probabilmente, riusciremmo a reggere l’urto del ridimensionamento del Pugliese. Certo, ne risentiremmo anche noi. Il pensiero va però agli amici dei tanti bar aperti che di sicuro sarebbero costretti ad andarsene. Il dato preoccupante, tuttavia, è che da una stima fatta qualche tempo fa, senza ospedale sarebbero una trentina le famiglie private di un onesto guadagno. Un dramma, insomma. Ma se intendono cercare di popolare quella sperduta landa di Germaneto, dubito che si fermeranno. Eppure in tante città italiane le strutture nevralgiche sono e rimangono nei quartieri più raggiungibili mentre il cosiddetto centro direzionale catanzarese è soltanto pieno di cattedrali nel deserto mal collegate e sconnesse dal circuito cittadino. E non si tiri strumentalmente fuori la questione della mancanza dei parcheggi o della viabilità poco scorrevole nell’area Centronord, problemi reali ma ingigantiti ad arte. Mi auguro allora che prevalga il buon senso e si tutelino reparti come quello della Dialisi che nel nostro nosocomio è all’avanguardia nel panorama nazionale.

Sulla stessa scia il giovane ristoratore Gaetano Nesci: Sono a contatto con la clientela da 15 anni, mio padre addirittura da 50 (la loro è una rosticceria storica del capoluogo, punto di riferimento - a partire dalla stagione della prima storica promozione in serie A - di frotte di tifosi affamati in occasione delle partite casalinghe delle Aquile, ndr). Cosa potrei dire che non ho già ascoltato durante le battaglie condotte per difendere il Pugliese? Lo consideriamo un qualcosa che fa parte della nostra identità, senza cui ci sentiremmo smarriti e saremmo perduti.

A chiudere Andrea Critelli, attivo nel settore dell’abbigliamento, che ha portato avanti la lotta per mantenere l’ospedale nella sua attuale ubicazione e per il ‘ripopolamento del vecchio rione’ oltre a essersi dato all’impegno pubblico con una candidatura alle scorse Amministrative (non coronata dall’elezione nell’assise di Palazzo De Nobili): Abito qui e da oltre 20 anni pure vi lavoro, prima del trasferimento di pochi mesi fa qualche chilometro più giù, cercando con tanto impegno ma anche notevole fatica di cambiare un destino che sembra invece segnato. Una sorte che sta trasformando una bellissima zona residenziale in un ‘luogo fantasma’, non appena fa buio. Sul Pugliese auspico semplicemente il rispetto di ciò che a suo tempo ha stabilito il consiglio comunale sulla permanenza della struttura dove si trova, ed è sempre stata, senza grossi stravolgimenti. Al di là del mio orientamento politico, so che il sindaco Sergio Abramo quando fa una promessa e prende un impegno poi si comporta di conseguenza. E il rispetto del patto di non ignorare quanto si era stabilito non comporta peraltro atti difficili da attuare. Anzi. Basterebbe ad esempio allocare alcune Unità Operative nei padiglioni, già idonei, di Villa Bianca. Così facendo, un Pugliese meno ‘ingolfato’ potrebbe avere un Pronto Soccorso di altissimo livello e una serie di Reparti dedicati all'Emergenza-Urgenza.

 



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