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CRONACA

Assalto al caveau Sicurtrasport, arresti della Squadra mobile (VIDEO)

In manette basisti ed esecutori materiali

LA RAPINA IL 4 DICEMBRE 2016

Assalto-al-caveau-Sicurtrasport-arresti-della-Squadra-mobile-VIDEO
Venerdì 20 Aprile 2018 - 7:8

di Antonio Capria

La Squadra Mobile di Catanzaro, diretta da Nino De Santis, ha chiuso il cerchio su un gruppo criminale ritenuto responsabile della rapina al caveau dell’istituto di vigilanza “Sicurtransport”, eseguendo sette provvedimenti di fermo nel corso dell'operazione "Keleos" scattata all'alba di questa mattina.

I NOMI 

I fermati sono: 

MANCINO Mario di anni 41, pregiudicato di Cerignola
MANNOLO Dante di anni 42, imprenditore di Cutro (KR) 
URSO Nilo di anni 41, imprenditore di Rossano (CS) 
PASSALACQUA Giovanni alias "'U Gigliotti" di anni 52, pregiudicato di Catanzaro
PASSALACQUA Leonardo alias "Nanà" di anni 44, pregiudicato di Catanzaro
AMMIRATO Cesare di anni 69, imprenditore di Catanzaro
TASSONE Massimiliano di anni 49, dipendente della Sicurtransport, di Catanzaro.

IL COLPO 

Il colpo portato a segno nella notte tra il 4 e il 5 dicembre del 2016, quando da poco si erano chiuse le urne del referendum istituzionale, fruttò al commando un bottino di circa 8 milioni di euro. Tanto riuscirono a portare via i malviventi nella rapida azione durata circa 20 minuti, e durante la quale vennero esplosi anche dei colpi contro una pattuglia delle Volanti allertata dai residenti.  Si trattò di una vera e propria azione militare: una quindicina di persone a volto coperto e dotate di armi da guerra assaltarono la sede della Sicurtransport nella zona industriale di San Floro, alle porte del capoluogo, disseminando chiodi e incendiando undici autoveicoli lungo le strade d’accesso per ritardare l’intervento delle forze dell’ordine, e utilizzando una ruspa dotata di martello demolitore per sfondare il muro del caveau.

Particolarmente meticolosa la preparazione del colpo: i malviventi conoscevano il posto e le vie di fuga, e avevano anche isolato i collegamenti telefonici della zona e utilizzato un dispositivo per disturbare le frequenze radio delle forze dell’ordine.

Il tempestivo intervento della Polizia costrinse però i malviventi a darsi alla fuga prima di ultimare il lavoro, lasciando all’interno del caveau circa 40 milioni di euro destinati a banche e attività imprenditoriali.

LE INDAGINI

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, che si sono avvalse anche del contributo dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e della Squadra Mobile di Foggia, hanno consentito di fare luce sull'episodio criminale ricostruendo il ruolo dei basisti locali e accertando il loro collegamento con alcuni malviventi pugliesi della zona del Cerignolano, specializzati nel settore. Già nell'immediatezza del fatto erano emerse analogie con alcune rapine che si erano verificate in Puglia. 

Ruolo importante nell'attività di indagine hanno avuto le dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia, legata sentimentalmente ad uno degli organizzatori del colpo, che ha fornito agli investigatori riscontri su fatti e circostanze relativi al suo compagno ed al ruolo primario che ha avuto nella vicenda.  

In particolare è emerso dalle indagini che la rapina fu resa possibile grazie alla complicità di un dipendente dell’Istituto di Vigilanza, responsabile della sicurezza del caveau, che fornì le informazioni circa l’esatto punto dove operare la “spaccata” così da realizzare il colpo nei tempi contingentati previsti dai malviventi.

I calabresi coinvolti nella rapina si sarebbero occupati in particolare di reperire le informazioni dal basista e di procurare le autovetture utilizzate per i blocchi stradali ed il mezzo cingolato utilizzati con il quale è stato demolito il muro di accesso al caveau, oltre che della logistica finalizzata alla permanenza clandestina a Catanzaro del commando assaltatore composto dai malviventi pugliesi.

Ai responsabili è stata contestata l’aggravante della metodologia mafiosa in quanto una parte dei proventi è stata corrisposta alle famiglie di ‘ndrangheta che hanno influenza sulla zona. 

 

 



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