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CRONACA

Kaleos , terremoto nella malavita e equilibri saltati (VIDEO)

Kaleos-terremoto-nella-malavita-e-equilibri-saltati-VIDEO
Venerdì 20 Aprile 2018 - 21:43

Di Giulia Zampina

È un terremoto per gli equilibri della malavita catanzarese l’operazione Kaleos , coordinata dalla Procura di Catanzaro e condotta dagli uomini della Squadra mobile di Catanzaro , guidata da Nino De Santis , e che hanno risposto ai comandi di Angelo Paduano e Costantino Belvedere. Un puzzle criminale che inizia dalle dichiarazioni di Santino Mirarchi che nell’operazione Jonny erano emarginate in note e che oggi trovano riscontro nelle parole di Anna Maria Cerminara , compagna di quel Giovanni Passalacqua alias “U Gigliotti” che , prima dell’arresto di oggi , era probabilmente destinato a diventare l’erede di quei “notabili” criminali scomparsi per morte , perché in carcere o perché hanno deciso di rompere con quella vita. E lo ha deciso anche Anna Maria Cerminara , stando alle lunghe dichiarazioni riportate nel provvedimento di fermo emesso a carico degli indagati . Meno di un mese dalla decisione di presentarsi davanti gli uomini della Questura di Catanzaro per parlare , parlare , raccontare le sofferenze di una donna maltrattata ma anche di una donna che negli affari malavitosi della sua famiglia , quella di origine e quella acquisita , aveva pieno titolo e consapevole partecipazione . E di lui parla Anna Maria , di Giovanni Passalacqua, nipote di Domenico Vecceloque , alias Micu Rota liscia che di andare in pensione da quel giro malavitoso non aveva di che voluto saperne. Di lui parlava anche Santino Mirarchi , di quei legami de ‘U Gigliotti , con i cutresi , legami stretti attraverso il genero Dante Mannolo che di quella zona era un pezzo grosso della malavita . Di lui aveva paura perfino Cosimino Abbruzzese alias ‘u tubu che , dopo la morte di zi Micu , teme per la sua vita, al punto da ricominciare a girare armato perché ‘U Gigliotti gli ha paventato ipotesi che le consorterie crotonesi possano volerlo morto . Parla Anna Maria Cerminara nel primo giorno di primavera , e anche dopo , parla, racconta , di se’ , del suo ruolo e di quegli uomini che organizzano la rapina al cavau. Parla di quelle botte ricevute perché al bottino che era toccato a Giovanni, nascosto a casa della mamma , mancano 26.000 euro e lei proprio non sa perché . Entra nel programma di protezione , ne esce dinuovo dopo le minacce di Giovanni , poi ci rientra , fa arrivare gli uomini della squadra mobile a casa sua e parla parla ancora.

Il racconto di Anna Maria

“Sono a conoscenza dell’episodio legato alla rapina al caveau della Sicurtransport alla quale Giovanni PASSALACQUA ha partecipato quale basista e coorganizzatore. La vicenda è andata così: Giovanni conosceva da anni un certo Felice, pugliese della zona di Bari, forse Andria, proprietario o gestore di un oleificio. Attraverso lui è entrato in contatto con alcuni pregiudicati di quella zona specializzati nelle rapine ai caveau degli istituti di vigilanza. Il capo di costoro è un tale Alessandro, di cui non conosco il cognome ma che potrei riconoscere in fotografia poiché ho avuto modo di incontrarlo di persona. E’ di media statura, magro, con i capelli lisci castano chiari e, quando lo ho incontrato io, li portava un po’ lunghi; so che è sposato e dimostra tra i trentacinque ed i quarant’anni. Giovanni mi ha raccontato che frequentando queste persone è nato il progetto di fare una rapina al caveau della Sicurtransport qui a Catanzaro; in particolare quando costoro gli spiegarono quello che facevano Giovanni ne parlò a Paolo LENTINI(Altro personaggio di spicco collegato a Dante Mannolo e di cui si ricostruisce il percorso criminale in Jonny n.d.r.).Costui conosce un responsabile dell’Istituto di Vigilanza che anch’io ho poi conosciuto anche se non per nome. Si tratta di un uomo intorno ai cinquant’anni, alto, di corporatura media, con i capelli brizzolati che possiede un’auto tipo Audi Station Wagon di colore nero; credo che abiti nella zona di Martelletto, so che frequenta il bar appena prima della stazione di benzina a Caraffa e comunque saprei riconoscerlo in fotografia. Attraverso costui Giovanni si procurò delle immagini dell’interno del caveau, registrate con una microtelecamera nascosta in una penna, comprata al negozio nel quartiere Fortuna. Tali filmati, più d’uno, vennero visionati, su un computer che Giovanni portò nel barese prima dell’estate 2016, dal gruppo dei pugliesi, non so dire da chi. Dopo che i filmati vennero portati in Puglia, iniziò a venire a casa mia un membro del gruppo pugliese, tale Vito, che si fermava a mangiare ed a dormire. Il giorno, ma anche qualche notte, andava in giro insieme a Giovanni per cercare dei mezzi pesanti che occorrevano per portare a termine il piano della rapina e per fare dei sopralluoghi. Siamo, più o meno nel mese di Maggio.

L’entrata in scena di Dante Mannolo

Nello stesso periodo, Giovanni interessò della questione suo genero Dante MANNOLO, della omonima famiglia di San Leonardo di Cutro. Pur potendo già contare sull’appoggio di Paolo LENTINI, volle coinvolgere il genero per avere maggiori disponibilità economiche da investire e possibilità logistiche ed operative più sicure. Quindi convinse Dante MANNOLO ed i suoi fratelli Giuliano, Rocco Fabio ed Ivan a partecipare all’impresa. Dopo questa fase, Vito venne estromesso dalla vicenda per volere di Alessandro e di qualcun altro dei pugliesi e non venne più a casa nostra.

La ricerca della logistica

La ricerca di quanto necessario per la rapina continuò ed era anche finalizzata a trovare un capannone in una zona tranquilla del quale fare una sorta di base logistica dalla quale spostarsi per le fasi di preparazione del colpo. La scelta cadde su un capannone di viale Magna Grecia ; Giovanni e Dante MANNOLO dissero al padre del titolare che gli occorreva lo stabile per qualche tempo per farci stare dentro alcune persone che dovevano fare un lavoro, gli promisero un regalo e costui gli concesse l’uso ma pretese di fare un contratto a nome mio che fu effettivamente stipulato ma non registrato. Io non ne possiedo copia ma lui dovrebbe averla. Ho personalmente provveduto a pulire il capannone insieme alla figlia di Giovanni, la moglie di Dante MANNOLO. Un’altra persona coinvolta nelle fasi organizzative è Cesare AMMIRATO che, messo al corrente di tutto da Giovanni, gli procurava gli appuntamenti con l’uomo della Sicurtransport che tra le altre cose aveva procurato a Giovanni i turni di servizio delle guardie giurate. Nel suo stabilimento per il calcestruzzo a Germaneto vennero anche custoditi il camion e la ruspa da impiegare nella rapina. Uno di questi due mezzi apparteneva ad un tale CAPUTO o ad un suo parente, di Rossano; costui era a conoscenza del fatto che il mezzo serviva per un fine illecito ed era stato assicurato che, purchè avesse fatto la denuncia del furto solo quando lo avessero autorizzato, sarebbe stato risarcito. Giovanni aveva interessato gli zingari di Cosenza per procurare alcune autovetture che servivano per la realizzazione della rapina. Il suo contatto era uno zingaro ROM di Cosenza di eccezionale stazza che andammo insieme a trovare nella sua casa alla periferia della città, non so dire in che strada. Lui fu incaricato di trovare una decina di auto per il compenso di tremila euro. Lo zingaro se ne fece carico e pretese un anticipo di duemila euro che Giovanni gli diede in quella occasione. Mi consta che più avanti che alla stessa persona venne richiesto anche di procurare un furgone per il quale il ROM volle quattromila euro. Man mano che le auto venivano rubate a Cosenza il figlio ed il genero dello zingaro le portavano qui a Catanzaro o nei pressi e Leonardo PASSALACQUA alias NANA’ si incaricava, tramite un tal Graziano del quale non conosco il cognome, di recuperarle e ricoverarle in un capannone . L’arrivo dei Pugliesi. Il colpo previsto per il 15 agosto fu poi rinviato. Ai primi di Agosto vennero giù i pugliesi e si stabilirono nel capannone. Arrivarono al deposito di Cesare AMMIRATO a Santa Maria, a bordo di camion in due successive occasioni a distanza di ventiquattrore. Io nella prima occasione ero al deposito ad aspettarli insieme a Giovanni e vidi che erano una decina tra i quali Alessandro ed avevano viaggiato all’interno del cassone. Del secondo arrivo sono a conoscenza perché me lo disse Giovanni che andò ad aspettarli per accompagnarli al capannone. Dai primi di Agosto i pugliesi provvidero a fare una serie di sopralluoghi preliminari alla rapina. Tutto era pronto per il colpo che, secondo quanto deciso da Alessandro, era in programma per il 15 Agosto ma, pochi giorni prima, come Giovanni mi raccontò, la “guardia amica” della Sicurtransport gli chiese un incontro attraverso Cesare AMMIRATO. Io stessa accompagnai Giovanni alla stazione di Sarrottino dove incontrò gli altri due e, come poi mi disse, fu informato dall’uomo della Sicurtransport che bisognava rinviare il tutto perché qualcuno aveva telefonato alla forze dell’ordine informandole che era in procinto di realizzarsi una rapina ad un caveau tra quelli di Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro. Informati i pugliesi, il colpo venne rimandato ed i pugliesi, non so dire come, se ne tornarono a casa. Si sospettava che a fare la telefonata fosse stato Vito, l’uomo estromesso dal progetto, o che vi fossero microspie da qualche parte cosicché da quel momento Alessandro pretese ulteriori attenzioni e cautele e fece verificare spesso le autovetture del gruppo.

Il gruppo si riorganizza

E ciò perché comunque il piano non venne accantonato; Giovanni PASSALACQUA e Dante MANNOLO e talvolta anche Pasquale VENTURA di Isola Capo Rizzuto, anch’egli coinvolto nell’organizzazione da parte di Dante, si recavano spesso in Puglia per discutere con il gruppo di Alessandro. So che lasciavano l’auto ad un distributore di carburante dove poi venivano prelevati dai pugliesi e che spesso utilizzavano un’ auto a noleggio, sempre la stessa, una Yaris blu procurata da Pasquale VENTURA. In questa fase continuavano anche i contatti di Giovanni e Cesare al bar di Caraffa con l’uomo della Sicurtransport che in una occasione fornì loro anche un apparecchio per rilevare le microspie con una specie di lunga antenna piatta ricurva, che utilizzammo e poi gli restituimmo. A questo punto siamo tra Ottobre e Novembre 2016. Al ritorno dai suoi viaggi in Puglia, Giovanni ribadiva sempre che il colpo si sarebbe comunque fatto e quindi l’organizzazione andava avanti.

Il coinvolgimento di un pizzaiolo

Giovanni propose di interessare (...), proprietario della pizzeria (...) che effettivamente su richiesta sua e di Dante mise a disposizione due appartamenti in via Corrado Alvaro. (...) venne informato dell’intero piano e gli venne promessa una parte del bottino. La casa venne attrezzata di materassi, cuscini e coperte da parte di Pasquale VENTURA e Dante MANNOLO; una parte di essi venne presa a casa di Giovanni. Una decina di giorni prima della rapina i pugliesi ritornarono a Catanzaro. Appresi da Giovanni e da Dante che stavano arrivando; Giovanni una sera mi chiese di accompagnarlo in macchina, eravamo insieme a NANA’; andammo allo stabilimento di Cesare AMMIRATO e li, da lontano, potei vedere che Pasquale VENTURA giungeva con il suo furgoncino bianco e che da esso scendevano degli uomini, erano circa quindici persone, che indossavano delle tute. Costoro hanno iniziato ad armeggiare sui mezzi pesanti che erano lì custoditi per essere impiegati nella rapina. Giovanni mi ha riferito che qualsiasi cosa consumassero, sigarette o fazzoletti di carta e roba simile, la conservavano in tasca evidentemente per non lasciare tracce.  Io sono rimasta lì per un’ora circa e poi sono stata accompagnata a casa; mi risulta che Dante e Pasquale abbiano accompagnato i pugliesi alle case di (...)quel momento Giovanni Dante e Pasquale provvidero anche a rifornirli di cibo e di quant’altro gli serviva per evitare che uscissero di casa.

Il giorno della rapina , il referendum , la pioggia ... e il brindisi a colpo fatto

Giovanni mi disse che il giorno della rapina era stato fissato e che però bisognava attendere che smettesse di piovere perché una delle strade da percorrere poteva, in caso contrario, essere impraticabile per il fango o forse perché si trattava di una fiumara. Il giorno del referendum costituzionale Giovanni stette fuori fino alle cinque del pomeriggio a bordo di una Yaris blu; non so cosa fece ma al suo ritorno a casa mi disse che alle otto-otto e mezza avrebbero fatto tutto e che si stavano preparando. Mi disse anche che lui sarebbe rimasto a casa per non essere notato da qualcuno in giro e che tanto lui era tranquillo poiché sul posto era presente Dante con Pasquale VENTURA. Alle 22.30 circa arrivò a casa nostra PASSALACQUA Lonardo, NANA’ che ci avvisò che era tutto a posto, che cioè la rapina era stata portata a termine con successo e che lui, che per quanto ne so si incaricò di portare sul posto le auto per bloccare l’accesso, era tornato a Santa Maria con un suo amico. Giovanni e NANA’ brindarono ed io appresso a loro. I pugliesi lasciano la Calabria Il giorno dopo la rapina né io né, per quanto ne so, Giovanni, abbiamo avuto contatti con alcuno che fosse coinvolto nella vicenda. Il giorno successivo ancora, nel primo pomeriggio, mentre salivamo in auto verso Catanzaro, abbiamo incrociato Dante, a bordo del furgone bianco di VENTURA e ci siamo fermati in mezzo alla strada all’altezza del quartiere Sala. Dante chiese l’aiuto di Giovanni per andare via dalle case di (...)dove tutti si erano rifugiati dopo il colpo poiché era urgente liberare il posto che si faceva troppo pericoloso. Giovanni accompagnato da me è andato da un tale che possiede dei camion. Lì ha preso contatti con un giovane che possiede dei mezzi di trasporto pesanti; parlato con lui siamo tornati, verso le 18.30 ad incontrare Dante MANNOLO e Giovanni ha preso ulteriori accordi per consentire a tutti di lasciare la città in sicurezza quando fosse stato buio. Il compito di Giovanni è stato quello di portarsi al primo benzinaio dopo la rotonda di Bellino in direzione Crotone ed attendere un camion proveniente dalla Puglia che avrebbe dovuto accompagnare fino ad Alli, presso la casa del giovane incontrato poco prima ove pure i pugliesi e Dante, con due successivi viaggi, si sarebbero recati, a bordo del furgone di VENTURA, scortati dal fratello minore di Dante stesso, Fabio od Ivan. Così si fece, e verso le 21, 21 e 30 tutti i pugliesi salirono a bordo del camion proveniente dalla Puglia mentre Dante e Ventura andarono via a bordo del furgone di quest’ultimo con la staffetta del fratello. Giovanni, accompagnato da me disimpegnò il compito di fare strada al camion con i pugliesi lungo la SS 106 fino al paese prima di Cirò Marina dove li lasciammo andare per conto loro. Giovanni aveva un walkie-talkie con il quale stava in contatto con gli occupanti del camion. Per quel che mi diceva, Giovanni parlava alla radio con Alessandro. Secondo quanto poi mi disse Giovanni, Dante aveva la parte di bottino destinata a tutti i calabresi, un ottavo del tutto, ed i pugliesi portavano con loro il resto del denaro. Mi risulta che ci furono problemi sul bottino poiché chi materialmente entrò nel caveau porto via anche un pacco di qualcosa che non era denaro e questo comportò difficoltà nella spartizione; peraltro mi consta che una ulteriore difficoltà fu causata dal fatto che imprevedibilmente rispetto a quanto accadeva usualmente di domenica, il ristorante sito nei pressi del caveau, la sera della rapina era aperto e questo costrinse il gruppo a modificare i piani in corso d’opera decidendo di andare via prima e prelevando meno denaro di quanto preventivato. La sparizione dei soldi Tre giorni dopo, era venerdì, andai con Giovanni a casa di Dante MANNOLO a San Leonardo di Cutro in via Marina. Oltre a lui c’erano anche la moglie PASSALACQUA Antonella, i fratelli Giuliano, Rocco, Ivan e Fabio, Pasquale VENTURA. In quella circostanza Dante disse ad Ivan o Fabio di andare a prendere i soldi che erano sotterrati vicino la casa in due borsoni neri. Il fratello andò ed al ritorno depositò sul tavolo i due borsoni. Dentro c’era il bottino, prevalentemente mazzette di denaro da cinquantamila Euro e da cinquemila Euro fascettate con dei nastri di carta bianca e raccolti in pacchi a forma di cubo per un milione e duecentomila Euro. Era stato predisposto un elenco con tutti i destinatari di quote più o meno grandi del bottino; a Giovanni spettavano 230.000 Euro, a Cesare AMMIRATO 100.000, a NANA’ 50.000 Euro, all’uomo della Sicurtransport, al giovane del camion di Alli, a Pietro PROCOPIO, a Paolo LENTINI, a ROTUNDO altre somme che non ricordo, a quel tale CAPUTO di Rossano o un suo parente ai MANNOLO ed a VENTURA tutto il resto al netto di somme a titolo di regalia destinate a vari capi delle cosche dell’area interessata, quella di Mesoraca, quella di Cutro, quella di Roccelletta, quella di San Leonardo ed altre ancora. I soldi quindi ripartiti secondo questo elenco, imbustati e lasciati in custodia a Dante MANNOLO. Dopo circa una settimana Giovanni, accompagnato da me andò a prendersi la sua parte e prese anche in consegna quelle degli altri catanzaresi. Consegnò lui stesso le quote di AMMIRATO, di NANA’, dell’uomo della Sicurtransport, di Pietro PROCOPIO, di ROTUNDO, del giovane del camion di Alli e quella di (...) che mi incaricò di consegnare. Della distribuzione di tutto il resto fu incaricato Dante MANNOLO con i suoi fratelli. Il disappunto de U Gigliotti per la perte toccata ai catanzaresi Giovanni non fu molto contento della distribuzione del bottino, pensava fosse più cospicuo e comunque non gli sembrava giusto che gli zii ABBRUZZESE e VECELOQUE non avessero ricevuto, come tutti gli altri “notabili” della criminalità, un regalo. Circa un mese e mezzo dopo la rapina Giovanni andò in Puglia per chiedere ad Alessandro  a quanto ammontasse la parte di bottino che aveva lasciato qui in Calabria. Costui gli rispose che si trattava di un milione ed ottocentomila euro e questo fece andare in bestia Giovanni con suo genero che di fatto, pur negando la circostanza, secondo lui lo aveva imbrogliato. Da quel momento i rapporti tra i due sono molto freddi e tesi. Il denaro nascosto a casa dalla mamma di Annamaria La parte di denaro di Giovanni è stata custodita a casa di mia madre in località Cavorà di Gimigliano, nascosta in una buca. Lì Giovanni, quando ne aveva bisogno andava a prelevare parti del bottino. Proprio da ciò è nata la sua pretesa di questi giorni di farsi restituire da mia madre e da me quei 26.000 Euro che a suo dire mancano dal conto che egli teneva. A questo proposito io nego di aver preso per me qualsiasi somma e penso che in realtà, poiché nessuno a suo tempo li contò, quei soldi erano meno dei 230.000 Euro che sarebbero spettati a Giovanni secondo gli accordi. In ogni caso delle somme che erano state nascoste a casa di mia madre ora lì non c’è più niente.

IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA DEGLI INQUIRENTI



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