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SCUOLA E UNIVERSITA'

La cultura della legalità bussa alle coscienze dei giovani (CON VIDEO)

 Incontro all’ITC Grimaldi – Pacioli organizzato da Confcommercio in occasione della giornata di mobilitazione nazionale sulla legalità

 

 
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Mercoledì 25 Novembre 2015 - 16:28

Quando la cultura della legalità bussa alle porte della coscienza, non si può fare finta di non sentire. E oggi la cultura della legalità ha bussato alle porte delle giovani coscienze, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale promossa dalla Confcommercio Imprese per l’Italia. L’iniziativa “Legalità, mi piace”, grazie a Confcommercio Catanzaro, è tornata nel capoluogo calabrese, approdando a scuola.

Stamane nella sala conferenze dell’Istituto tecnico commerciale “Grimaldi – Pacioli”, nel quartiere Lido, gli studenti si sono confrontati sul problema dell’illegalità e della criminalità con, in ordine di intervento, il Prefetto di Catanzaro Luisa Latella, il Procuratore della Repubblica Aggiunto di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, il dirigente dell’ufficio Scolastico Regionale Diego Bouchè, il questore Giuseppe Racca, il consulente della Commissione Nazionale Antimafia Angela Napoli, il Comandante provinciale dei Carabinieri, Col. Ugo Cantoni, il Consigliere regionale, Arturo Bova, il Comandante provinciale della Guardia di Finanza Davide Rametta. A introdurre e moderare i lavori, dopo i ringraziamenti al dirigente dell’istituto, Maria Levato, per la disponibilità accordata, è stato il Presidente di Confcommercio Catanzaro, Pietro Falbo.

Per riflettere sulla dimensione del fenomeno dell’illegalità e della criminalità si è partiti dall’analisi dei risultati dell’indagine “Criminalità, abusivismo, illegalità: percezione e costi”, svolta da Confcommercio con la collaborazione di GfK Eurisko, che, in prima battuta, sono stati commentati dal Presidente di Confcommercio per l’Italia Carlo Sangalli in diretta streaming da Roma.

Nell’incontro di Catanzaro con gli studenti ci si è soffermati sui dati relativi alla Calabria per l’anno 2015, illustrati da Falbo. Risultati non molto incoraggianti, se si pensa che in Calabria la percezione della criminalità presso le aziende è più alta (45 per cento) rispetto a quella in generale in Italia. E’ stato anche rilevato un aumento della criminalità, soprattutto dell’abusivismo (64 per cento), seguito da contraffazione ed estorsione. Inoltre, anche l’esperienza di minacce, dirette e indirette, sono state crescenti (44 per cento rispetto al 16 per cento in Italia: diretta 33 per cento e indiretta 36 per cento). Le problematiche del territorio più avvertite dagli intervistati sono state i venditori abusivi, i nomadi, la prostituzione e le baby gang. Dinnanzi alla criminalità, le imprese tendono a difendersi, secondo i dati, utilizzando telecamere e ricorrendo al supporto delle associazioni di categoria. Molto agognata è stata la certezza della pena, accanto a un inasprimento delle piene e a una maggiore protezione da parte delle forze dell’ordine. All’illustrazione dei risultati è seguito un video realizzato dai ragazzi del “Pacioli”, in cui è stato messo in evidenza l’importanza di reagire dinnanzi alla criminalità organizzata.

Tutti gli intervenuti hanno cercato di fare comprendere ai ragazzi che la lotta all’illegalità è un interesse di tutti.  E’ un dovere di tutti. A cui bisogna adempiere, iniziando dalla giovane età e nelle piccole azioni quotidiane, se si vuole vivere in un Paese più sicuro, che guarda a una crescita e a uno sviluppo sereno e cristallino dell’economia.

“Senza i valori culturali, che sono i veri anticorpi che permettono di contrastare i fenomeni, il rischio è di farsi condizionare dalla cultura mafiosa”, ha detto il prefetto Latella, che ha anche spiegato come non bisogna delegare agli altri la propria sicurezza. Un concetto ripreso dal procurato aggiunto Bombardieri. “Dai dati è emerso che si chiede per la sicurezza un inasprimento delle pene per i reati, che già sono alte. Invero, occorrerebbe consentire alla magistratura e alle forze di polizia di lavorare per rendere efficaci le indagini”. Ed esplicita è stata l’esortazione alla denuncia per fare in modo che chi di competenza possa essere messo a conoscenza e intervenire. Non è quindi “militarizzando un territorio che si risolve il problema, ma con la denuncia e il ricorso alle associazione di categoria. Se manca la volontà di denunciare, manca la volontà di reagire a questi fenomeni d’illegalità”, ha concluso Bombardieri. Anche il questore Racca ha invitato a denunciare e collaborare con le forze di polizia. “Combattere la ndrangheta è un problema di tutti. Il muro della legalità deve essere alzato da tutti i cittadini”. Fra questi, e prima di tutto, vi sono i giovani, il futuro, che devono e possono cambiare le cose, cominciando, ad esempio, a reagire ai soprusi, cui spesso si trovano a essere testimoni. Ad affermare l’importanza del ruolo della scuola nell’educazione dei giovani alla legalità è stato il direttore dell’USR Bouchè, che ha detto: “Imparate a rispettare le regole. Credete alle regole”. Perché, in effetti, è con questo accorgimento che si può sconfiggere la criminalità. Non sono necessarie “ribellioni sanguinose”, come ha chiarito il colonnello Cantoni, apparso un po’ più ottimista sulla situazione criminosa della Calabria, dopo avere evidenziato che i dati raccolti si basano su delle percezioni e non sulla realtà vera e propria. Basta “condividere e rispettare delle regole a scuola come nella vita”. Per Cantoni, si inizia dal “non copiare”, dal non “darsi malato per non essere interrogato”. Secondo la Napoli, “Il problema dell’aumento della criminalità è un problema culturale”. Affermazione ribadita anche dal consigliere regionale Bova, presidente della Commissione anti ndrangheta. “Non delegate. Non bisogna pensare che il contrasto deve essere devoluto alle forze dell’ordine e alla magistratura, - ha detto il consulente della Commissione Nazionale Antimafia - dobbiamo farci carico della responsabilità della denuncia. Dovete capire fin da questa età che se alcune responsabilità non gravano apparentemente su di voi, voi siete le vittime principali di questo sistema di illegalità. Pertanto aprite gli occhi e trovate il coraggio di denunciare quelli che vi sembrano atti illegali e irresponsabili, affinché la comunità possa tornare a sentirsi libera”.

Al termine degli interventi si è aperto il dibattito, con una sola consapevolezza: la sicurezza di tutti non può prescindere dal rispetto delle regole civili e morali. E vede tutti protagonisti. Ognuno, nel suo quotidiano, è chiamato a dare il suo contributo alla guerra contro l’illegalità.

Assunta Panaia 

 

 



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