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CRONACA

19 marzo: papà e figlio, mistero di una vita vissuta

Un pensiero nel giorno della festa del papà: "Papi, il battito del tuo cuore mi rilassa"

19-marzo-pap-e-figlio-mistero-di-una-vita-vissuta
Domenica 19 Marzo 2017 - 10:59

di Gianluigi Mardente 

"Sei quello che sei anche per il riflesso di tuo padre. Papà, caro o maledetto papà. Siamo figli di qualcuno che , per bene o per male, ha segnato la strada della nostra vita. Il papà. Un uomo che ha tracciato un cammino, il nostro cammino. Forse solo l’inizio, forse l’intero percorso. Chissà. Ma il papà e il suo “essere” è dentro di noi. E’ nell’anima di quei figli che non lo hanno mai conosciuto perché la morte ha deciso di arrivare presto. E allora quei figli vivranno sempre con una mano scoperta nel tragitto verso il primo giorno di scuola. E quella mano sentirà freddo, tanto freddo. Magari sarà la mano sinistra, quella del cuore. Trovare tepore sarà complicato. Quel padre non c’è, ma segna il cammino. L’anima è scossa anche per quei figli che non hanno accarezzato “papà” buoni. Figli che hanno vissuto e visto violenza, sofferto un distacco, sentito un addio. Figli con un fianco scoperto o addirittura segnati da un livido. Dovranno guardare alla vita con un esempio sbagliato , capire pur senza comprendere gli errori di un uomo e trovare il “senso” senza un papà. Oppure, perché succede anche così, fare i padri del papà. A questi figli, auguri doppi oggi. Ma in fondo, auguri a tutti i papà del mondo. Perché per “papà” non si può definire uno spazio nero del cuore. Papà è un momento dolce. Nonostante i contrasti, le incomprensioni, i necessari distacchi e quel terribile “oggi non vai a giocare, sei punito”. Il papà è papà, punto. Dolce, tosto, giovane, assente, presente, ambiguo, esagerato, comprensivo, vicino, distratto, amorevole, preoccupato, giusto, sbagliato, sorridente. E poi vecchio, fragile, timoroso, ansioso, dolcissimo, affettuoso, pentito, felice, soddisfatto, depresso, malato, vigile, nonno, poeta. Il papà , lo specchio di una parte della tua anima. Il papà, il tuo ritorno al futuro. Sei quello che lui è stato, sarai quello che lui è. Giovane e forte ti fa fare un tuffo al mare, vecchio e smemorato ti domanderà chi sei. “Il frutto della tua esistenza”, sarà la risposta che non potrai dargli. Non devi. La risposte non servono, contano i gesti. Conta la tua poesia di oggi, figlio della prima elementare che guardi al papà come compagno di giochi ma sai già che è il tuo punto di riferimento. Conta il tuo bacio con un simpatico sfottò, figlio di 13 anni che ti senti maturo e figo ma senza papà sei ancora niente. Conta un pranzo insieme e un momento di incontro dopo tanti contrasti, figlio di 20 anni che cerchi di far capire “che i sogni dei padri non sono quelli dei figli”. Conta una carezza in più come medicina del giorno, figlio di 30 anni che oggi sei troppo occupato a fare il padre per pensare di essere ancora figlio. Conta un sorriso e un abbraccio prima della morte, figlio di 50 anni che rassegnato ad un’idea devi essere grato. Figli e papà, un unico abbraccio. Cresce sempre più la consapevolezza che i padri crescono i figli, ma anche i figli ti fanno padre. E allora oggi, quei padri “freddi” o che sono scappati, chiamino i propri figli per dire “grazi e scusami”. Papà e figli. Una simbiosi immersa nel mistero, ma reale. Il mistero della vita rende omaggio alle madri, il mistero di vite vissute renda omaggio ai padri. Papà e figlio, mano nella mano (anche invisibili) lungo il viaggio della vita. L’augurio è che ogni genitore possa trovare, in una sera, prima di dormire, la poesia che lo fa padre. Io l’ho sentita: “Papi, mi piace addormentarmi sul tuo petto perché il battito del tuo cuore mi rilassa”.



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