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CRONACA

'Propizio è avere ove recarsi': incontro con Emmanuel Carrère a Milano

Il pensiero di Nunzio Belcaro dopo l'incontro con il famoso scrittore 

Propizio-avere-ove-recarsi-incontro-con-Emmanuel-Carrre-a-Milano
Lunedì 20 Marzo 2017 - 8:27
Mani grandi, mani senza fine … L’aggancio di memoria, l’unica distrazione del campo visivo fra me e il palco, riccioli arancioni da accompagnare dietro le orecchie con una grazia che non s’insegna, le mani della Vanoni, seduta a trenta centimetri da me,  fonte di ispirazione di una canzone senza tempo. Un dettaglio che non mi farà mai dimenticare il regalo del racconto di venticinque anni di parole di Emmanuel Carrère, il retrobottega propedeutico alla scrittura dei libri che lo hanno messo al centro del mondo letterario. “Propizio è avere ove recarsi” è una delle risposte dell’I-Ching, l’antico libro oracolare cinese. Ed è il titolo che lui sceglie per questa raccolta di scritti, articoli, frammenti, messi in armonia, resi fluidi e romanzati grazie allo stile narrativo che lo ha reso celebre. Se opere come “Vite che non sono la mia”, “L’avversario”, “Il regno”, ci ponevano di fronte a disarmanti viaggi nel continente interiore, ci costringevano a specchiarci di fronte alle nostre fragilità più brutali, in questo libro Carrère ci mostra il moto a luogo, la dimensione del reportage, l’elemento di ispirazione che lo porta a raggiungere una destinazione in funzione del progetto artistico. Se per il regista Truffault un buon film era quello che nello sviluppo non si discostava dall’idea generatrice, per l’autore di Limonov è esattamente il contrario; il viaggio e le parole lo portano ogni volta distante da quello che era il progetto iniziale, un viaggio alla ricerca di Dracula e la comparazione con il regime di Ceausescu lo porterà all’urgenza di curare la biografia di Philip Dick; assistendo alla disgregazione della realtà di un intero popolo si accendono in lui le parole dello scrittore più distopico della storia. E così per ogni libro, punti di partenza inediti e rivelati a noi, rendendo ancora più affascinante l’esperienza di essere suoi lettori. Ancora una volta giornalismo e romanzo si mescolano senza soluzione di continuità, creando un autoritratto involontario, l’ennesimo capolavoro. A me rimarrà il ricordo di un intero teatro in silenzio, di occhi vivaci, palesemente compiaciuti di parlarci, l’ironia composta e la disarmante semplicità con cui ci consegna riflessioni universali che cambiano indelebilmente l’approccio alla lettura e con più clamore l’approccio alla nostra esistenza. 
 
Nunzio Belcaro


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