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ARTE E CULTURA

Poiesi della Materia, mostra al museo di Arte Sacra

Inaugurazione il prossimo 4 giugno

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Mercoledì 22 Maggio 2013 - 9:34

 

Poiesi della Materia è una proposta espositiva del Museo Diocesano di Arte Sacra Catanzaro attraverso l’opera di  Antonella Rotundo.  La mostra è curata da Andrea Romoli Barberini e presenta, in vista delle tradizionali Festività e celebrazioni di Sant’ Antonio e San Vitaliano, circa 20 opere, sul tema conduttore dell’ Arte attraverso la filosofia della «Cura», mettendo in evidenza un concetto su tutti: l’arte è una possibilità del fare e dell’aver “cura” attraverso un dialogo ed una narrazione paradossale su carta.

Scrive nel suo testo di presentazione Andrea Romoli Barberini: “Materiali, oggetti, forme che sottintendono, in quella che di fatto si presenta sovente col tratto dell’esperienza metalinguistica, un vero e proprio canto di lode al Creatore. Poste in questa prospettiva, anche le diverse fasi di lavorazione della carta perdono il loro connotato di momento a suo modo propedeutico e funzionale all’elaborazione dell’opera e della forma per essere opera e forma esse stesse e consolidare ogni volta, nel legame di una ritualità intima, che si celebra nello studio dell’artista, il proprio legame con l’Assoluto nella rievocazione della Creazione”. Una “cura sociale” attraverso l’arte.

Cogliendo l’invito di Papa Bergoglio "La vocazione del custodire - ha detto Papa Francesco - non riguarda solo noi cristiani: ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel libro della Genesi e come ci ha mostrato San Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo".  Averne “Cura”, appunto.

“Antonella  Rotundo - scrive ancora Romoli Barberini - vive compiutamente nella fede, nella duplice e nobilissima veste di madre e di artista che l’ha condotta a sperimentazioni di ambito visuale intrise di una spiritualità che si esprime con francescana semplicità, attraverso una severa quanto rigorosa individuazione di materiali, oggetti, forme che rinviano alla perfezione della natura, alla facoltà generativa insita in essa, ma anche e soprattutto all’uomo chiamato in causa nel sofisticato recupero antropologico di utensili di diverse epoche e luoghi sacralizzati nel bianco”.




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