Il riformismo dei calzini bucati
L'azione di cambiamento deve partire garantendo i diritti primari a tutti i cittadini

Scommetto che di seguito alle festività che hanno portato un gran vento di pseudo cambiamento, l'affanno generale di stampo falso-riformista troverà grandi e rilevanti tematiche d'interesse collettivo entro cui confrontarsi, del tipo: le formiche debbono seguire un cammino proprio o rispettare il passaggio degli anziani per i giardini, oppure più intellettualizzante: è un diritto guardare il cielo con la speranza di scoprire nuove galassie o è un lusso dell'astrazione che si dissocia dalla quotidianità e quindi vota l'essere al disimpegno. Il riformismo è quell'insieme di concetti e di azioni da innescare nella politica con l'intento di promuovere l'evoluzione degli ordinamenti, attraverso il voler pensare e, soprattutto, il voler attivare riforme. Ciò per mezzo di passaggi condivisi e democratici. In Europa l'idea di riformismo ha significato in principio porre riforme di tutela della collettività dinanzi al dominio imperante del liberismo e del conservatorismo, ma quando esso si è voluto limitare all'accondiscendenza cieca di miglioramento settoriale e settario rivolto alla sfera capitalistica, ha rinnegato di fatto la sua mission primaria di salvaguardia sociale. In Italia quasi la metà dei contribuenti ha dichiarato nello scorso anno un reddito inferiore a 15.000 euro lordi, 10 milioni e 300.000 ne hanno dichiarato meno di 7.500, ricadendo nell'area di totale esenzione. L'Eurostat sostiene che nel nostro Paese il potere d'acquisto è in netto calo e secondo l'Ocse, nella classifica dei salari medi, ci troviamo al 23esimo posto sui 30 Paesi più industrializzati del mondo. Il gettito Irpef che non deriva dal lavoro dipendente è caduto a picco, così come le imposte sulle rendite, mentre le aliquote ed i salari sono rimasti immobili. Sono tornati alcuni capitali ''detenuti' all'estero, e gli ingenti capitali interni rimasti ben occultati. Insomma siamo proprio alla grezza ma scientifica summa divisio. Eppure la quasi totalità delle compagini politiche ed istituzionali congiuntamente alla quasi esclusività della classe dirigente continua a propagandare una voglia tutta locale di riforme, per di più largamente condivise. Ma come diavolo si fa nell'esame delle istanze e dinamiche di un Paese a non tener conto della semplicissima parola ''equilibrio'. I latini intendevano l'aequilibrium per ciò che ha eguale peso e quindi sta orizzontalmente. L'indirizzo e la tendenza dell'Italia è rigorosamente contraria e cioè dirottata al modello verticale, verticistico ed assolutamente scalettato. Senza un riequilibrio strutturale tra sfera pubblica e privata, fra evasori e contribuenti, fra giusti e ingiusti, tra etici ed antietici non si può pensare di influire in materie fondamentali di carattere sociale, culturale, finanziario. Pagare le tasse, contribuire in termini di praticità e di offerta di idee per la comunità, lavorare per sé e per gli altri, pensare un welfare giusto e forte, sostenere un'azione innovatrice capace di suscitare impulsi ideali e nutrimento intellettivo, aiutare i più deboli, definire una giustizia eguale, praticare una politica onesta, connota una realtà avanzata e moderna differenziandola da situazioni obsolete ed indecorose. E non più facilmente sopportabili. Si pieno e convintissimo alle riforme, ma cominciando da quelle imprescindibili. Chi nella storia ha dirottato odio su particolari sfere sociali, chi ha caricato le spalle dei molti per il beneficio di pochi, chi ha diviso quanti potevano da quanti non potevano, chi ha disegnato metamondi e teatrini irreali per celare la sostanza, chi ha irrigimentato ed imposto con la propaganda, spacciando il tutto per animo riformatore e lungimirante, si è ritrovato addosso tutto quel peso insostenibile fatto di uomini e donne, di bagagli interiori, di intelligenze e memorie collettive, di valori incancellabili e non mantenibili sotto l'alone sporco e ingannatore del cambiamento di intrattenimento.
Davide Cosco

Il curioso caso di Benjamin Button
La lezione del socialismo utopico
Pomodori viola fritti alla fermata del mondo
Il collegamento che dà forza
Riprendiamoci la democrazia
Barack Obama e ''L'audacia della speranza'
Difendere l'istruzione per difendere la cultura
"Picchiato dai vigili"
Lingua fuori all'omologazione
Con il gelato in mano ed il sorriso falso
Nel movimento il mondo scopre la sua comunque bellezza
Alvaro e la sua terra orgogliosa e sognante
Ammassi di editoria assai poco edificanti
Meravigliosi esseri animali...
Pasolini parla alle madri dell'inautenticità
Giovedì, 09 Settembre 2010 - Ore 6:13







































Catanzaroinforma.it è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Catanzaro, sezione per la stampa e l'informazione, con numero 156 del 19-08-2004.
Direttore Responsabile Riccardo Di Nardo COPYRIGHT © 2004-2009 Associazione Nova Catacium