Martedi, 22 luglio 2014 ore 21:19
       
CatanzaroInforma.it: La quietanza che salva!

da AvvocatoInforma di Assunta Panaia
La quietanza che salva!

Salve Dottoressa, mi rivolgo a lei per un problema molto serio. Nel 2008 ho acquistato la mia prima casa e mi sono rivolta a un notaio per fare l'atto. Questo notaio ha voluto i soldi in nero ( € 7000,00 per 75 mq) senza che mi rilasciasse una ricevuta. Io gli ho dato 6000,00 perché in quel periodo ho avuto dei problemi. L'anno dopo sono stata richiamata con una lettera dal suo avvocato che mi chiedeva ancora 4500,00 euro più le spese per l'avvocato con l'ammontare totale di 5500,00 euro. In seguito mi sono rivolta a un' avvocato che mi ha detto di pagare tutto perché non ci sono leggi che mi tutelano. Io ho risposto che non volevo ripagare l' importo già dato. Lei mi può dare qualche consiglio? Come devo procedere perché il suo avvocato mi ha fatto il decreto ingiuntivo sulla mia prima casa e non ho altre case. LE RICHIEDO QUESTO CONSIGLIO PERCHE' GLI AVVOCATI DEL NORD NON ESEGUONO GLI ARTICOLI AL MEGLIO. Aspetto una sua risposta. Grazie.

La nostra lettrice lamenta una circostanza non del tutto insolita. Capita spesso di avere effettuato un pagamento, di solito in contanti, a titolo di compenso per delle prestazioni lavorative e/o professionali, senza, tuttavia, ottenere alcun tipo di dichiarazione probatoria (e liberatoria!) da parte di colui che riceve il denaro: una noncuranza da parte del debitore solvente, un comportamento che potremmo definire “superficiale”, non privo di spiacevoli risvolti.
Il debitore o chi esegue un pagamento, contestualmente all'adempimento dell'obbligazione, deve farsi rilasciare una “quietanza”, cioè una dichiarazione scritta - che rientra nella categoria delle dichiarazioni di scienza con funzione di prova documentale precostituita - con la quale il soggetto attivo di un rapporto obbligatorio (creditore) afferma di aver ricevuto il pagamento in essa indicato,. Tanto soprattutto se si vuole evitare che a distanza di tempo il creditore, che era stato ad ogni modo soddisfatto, possa rivendicare il pagamento, a sua detta, mai ricevuto, chiedendone persino gli interessi.
E' quanto è accaduto alla nostra lettrice, che ha corrisposto al notaio il compenso dovutogli per la stipula del contratto di compravendita senza ricevere alcuna “ricevuta”, come l'ha definita la stessa, e che, a distanza di un anno, si è vista recapitare la lettera dell'avvocato del notaio nella quale le era richiesto il pagamento della parcella notarile, oltre le spese legali. Per evitare tale incresciosa situazione, sarebbe bastato che la nostra lettrice si fosse fatta rilasciare dal notaio la fattura contenente tutti i dati attinenti alla prestazione effettuata con il relativo corrispettivo, con la dicitura “pagato”. Questa avrebbe avuto effetto probatorio del pagamento della parcella.
Si rammenta che il debitore o chi esegue il pagamento ha il diritto di ottenere la quietanza indicante esattamente la prestazione eseguita e l'obbligazione cui si riferisce, nel momento in cui adempie all'obbligazione stessa.
L'ipotesi più ricorrente nella prassi è quella della quietanza a saldo, dichiarazione con la quale il creditore afferma di non avere altro a pretendere dal debitore. Le quietanze a saldo sono anche le dichiarazioni sottoscritte dal lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro, nelle quali il prestatore di lavoro dichiara di aver ricevuto il pagamento di ogni spettanza e di non aver più nulla da pretendere.
Ad ogni modo, se invece il pagamento lo si è fatto tramite assegno bancario, in questa ipotesi è possibile raccogliere qualche elemento probatorio in più, che possa venire in soccorso del debitore adempiente, ma poco “scaltro”.

Assunta Panaia
per contatti: Studio legale Panaia
vico I Progresso, 5 - 88100 Catanzaro
tel/fax 096134517 e-mail: avv.assuntapanaia@gmail.com




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