Lunedi, 29 maggio 2017 ore 07:54  feed rss  facebook  twitter
Catanzaroinforma.it
Catanzaroinforma.it
Catanzaroinforma.it
Catanzaroinforma.it
Catanzaroinforma.it
RUBRICHE
da Mettiamolacosì di Vanessa Sacco

CatanzaroInforma.it: Açores way. Nell’occhio dell’anticicloneAçores way. Nell’occhio dell’anticiclone

C’è un posto in cui le mucche pascolano libere sui greppi che costeggiano le strade, le ortensie crescono spontanee e la vita scorre al ritmo lento delle piante e degli animali. Qui non si avverte quella smania per le auto potenti cui il nostro provincialismo è abituato, eppure la polizia stradale fa i suoi bravi controlli persino ai taxi, gli automobilisti accostano se devono usare il telefonino e in alcune città non è raro imbattersi in un solo semaforo. Al supermercato le cassiere ti imbustano la spesa separandola per genere in perfetta Açores way, vale a dire con estrema calma, in qualsiasi bar o pub una birra piccola costa solo un euro e al ristorante, se ordini pesce, ti portano l’intero catalogo di fauna marina locale, con tanto di foto e cenni biologici di ogni esemplare.

Se dico Azzorre che vi viene in mente? Quella cosa che nessuno sa bene cosa sia ma che sta sulla bocca di ogni metereologo quando deve illustrare una nuova perturbazione: l’anticiclone; che dagli anni ottanta pare abbia scelto di passare le sue estati nell’Atlantico, lasciando che la pressione nord africana e le correnti fredde nord-europee facciano letteralmente il bello e il cattivo tempo nel nostro ormai indifeso Mediterraneo.

Anticiclone a parte, pochi sanno, però, dell’esistenza di un arcipelago di origine vulcanica, meta preferita delle vacanze estive dei portoghesi, ma anche di francesi, scozzesi, tedeschi, spagnoli e persino nordamericani, grazie alla sua posizione centrale in mezzo all’oceano. L’arcipelago delle Azzorre, appunto. Questo paradiso pressoché sconosciuto al turismo di massa – sebbene sia una regione autonoma del Portogallo, ci vogliono pur sempre due ore e mezzo di volo da Lisbona all’isola di Faial – quest’anno, tra i suoi pochi visitatori italiani, ha visto anche me. E dunque eccomi qua, puntuale, a riportarvi un compendio del mio diario di viaggio.

La pista d’atterraggio di Horta è abbastanza corta, eppure l’aereo su cui viaggio non è un biposto sconquassato, ma un airbus di linea. Su per dei tornanti che costeggiano tutta l’isola, arrivo in un quartiere popolare dove è stata preparata un’infiorata con annessa processione in onore dello Spirito Santo. Scoprirò presto, in effetti, come da queste parti siano molto radicate tradizioni del genere, in un mix di sacro e profano tanto caro anche al nostro Sud Italia. Un fenomeno tutto azzorriano è, non a caso, quello bandistico: l’isola di Faial conta ben tredici bande musicali; quella di Pico nove, e in tutto l’arcipelago c’è persino una radio – Antenna 1 – che trasmette concerti registrati dal vivo nelle piazze per commemorazioni religiose o eventi laici.

Il giorno dopo vado alla ricerca della spiaggia, ma ricevo un bello smacco: il famoso microclima locale che dovrebbe assicurare una temperatura estiva dell’acqua di circa ventisei gradi, latita già da un paio d’anni, e l’oceano, si sa, non è il mare. In due settimane di permanenza troverò il coraggio di fare un solo bagno: in una piscina naturale circondata da rocce di basalto, in un paesaggio quasi lunare, chiamata Varadouro. Se non altro la vista è incantevole. Inoltre quest’anno si è registrata una presenza straordinaria di meduse, quindi di immergersi non se ne parla proprio.

Fortunatamente le Azzorre offrono molto altro: Capelinhos, ad esempio, il vulcano sottomarino poi estesosi anche in superficie, che da lontano ricorda proprio un cappellone western. Sui suoi fianchi sabbiosi noto le sagome filiformi di alcuni escursionisti, mentre davanti a me si apre la vista surreale di un faro. Le eruzioni del 1957/58 hanno infatti aumentato il territorio insulare di 2,4 chilometri quadrati, tanto che ora il faro si trova a terra e non più in acqua. Lì vicino sorge un museo vulcanologico sotterraneo la cui hall mi ricorda il covo di “Lost”, e poco più in là la Casa dos Botes (casa delle barche): un edificio a un solo piano costituito da un’unica grande stanza al cui centro campeggia un’antica imbarcazione usata per la caccia alle balene, divenuta illegale da metà degli anni ottanta e sopravvissuta così a lungo perché considerata, da queste parti, uno dei principali mezzi di sussistenza. Tutt’intorno, sulle pareti, reperti fotografici, articoli di giornale, una gigantografia di balenieri dal volto corroso dal vento e le mani possenti, segnate da un lavoro duro. Mi ricordano i nostri antenati agricoltori e pescatori, gente semplice e volenterosa, e man mano che il mio soggiorno prosegue all’insegna di una sempre crescente familiarità con la gente del posto, realizzo quanto i portoghesi di queste isole siano simili agli italiani del Sud: stesso spirito di accoglienza e amore per la buona tavola, ma con meno invadenza e un più alto senso civico.

Gli italiani, tra l’altro, qui sono i ben venuti: c’è una grande ammirazione per la nostra cultura e la nostra lingua, un’innegabile empatia latina, un profondo rispetto per tutti i turisti in generale, da qualsiasi parte essi vengano, (apprenderò in seguito, invece, come in Brasile – stretto discendente del Portogallo più di qualsiasi altra ex colonia portoghese – gli europei e gli americani del nord siano trattati con ogni riguardo, mentre agli altri latinos riservano maggiore sospetto). Per la prima volta, dunque, non mi sento più come i miei connazionali in viaggio all’estero: oppressa dalla colpa generalizzata di una maleducazione italica che tento ogni volta, con mimetici espedienti, di dissipare dalle menti degli stranieri ospitanti.

C’è anche da dire, però, che l’immagine positiva che questi hanno del Bel Paese è quella classica, forse anche un po’ datata, dei monumenti e della musica sanremese dei primordi, del calcio che tutto il mondo ci invidiava e, ultimamente, della ribalta di cantanti internazionali come Laura Pausini ed Eros Ramazzotti; quando però entra in ballo la contemporaneità più scomoda, è tutta un’altra musica. Nominano Berlusconi, mi fanno notare come ora ogni italiano se ne discosti con fierezza, rinnegando le ragioni che hanno portato la maggior parte di noi a votarlo; e poi mi chiedono se siamo razzisti, perché le immagini dei barconi di immigrati che approdano sulle nostre coste e le dichiarazioni dissacratorie di alcuni nostri politici a riguardo sono giunte anche a loro, naturalmente. Da ciò capisco che c’è molto di più di cui fare ammenda oltre alla solita inciviltà turistica, all’inglese maccheronico e all’uso di parlare sempre a voce troppo alta, quindi rafforzo la mia convinzione secondo cui non potremo continuare a campare di rendita ancora per molto, perché Sanremo non se lo fila più nessuno, nemmeno le radio commerciali nazionali; il Colosseo è là da duemila anni ma la città è andata avanti con nuovi bisogni, e chi crede ancora nello ius sanguinis, dopo tutti gli sconvolgimenti geopolitici degli ultimi decenni, non può che essere un selvaggio che non vuol vedere e non vuol sentire cosa c’è oltre la foresta.

Il porto di Horta, il più sicuro dell’arcipelago con i suoi muri di cemento e basalto, è un must da non lasciarsi sfuggire. Narra la leggenda che il navigante che passi da qui senza lasciare un testimonianza pittorica, verrà colpito da grande sventura. Così, dal 1967, data della prima misteriosa scomparsa dell’equipaggio dell’Ariadne, battente bandiera canadese, è stato tutto un susseguirsi ordinato di murales variopinti per terra e sulle pareti portuali. Ci si perde a leggere le nazionalità e gli alfabeti, a decifrare i simboli e ad immaginare le storie e le persone che vi stanno dietro. A mio avviso è un’opera molto più interessante e fruibile del muro di Berlino, le cui pitture non sono state altrettanto ben conservate.

Altra tappa obbligata è il Peter Café Sport. Più attrattivo dell’Hard Rock Café – uno dei suoi tanti corner di gadget si trova persino all’aeroporto di Lisbona – è questo un antico luogo di ritrovo di velisti e marinai che, fronteggiando i pericoli di una navigazione non sempre facile nell’oceano aperto, trovarono nel Café e nei suoi proprietari non solo un ristorante, ma anche un ufficio informazioni, un dispensatore di infallibili bollettini meteorologici e, a volte, anche un’organizzazione caritatevole, che lo ha reso un simbolo di fratellanza tra naviganti in tutto il mondo. Oggi, oltre al bar famoso per il suo gin tonic, ospita anche un museo di incisioni su denti di balena (scrimshaw), frutto delle lunghe ore di noia passate dai balenieri di un tempo ad attendere l’avvistamento di un cetaceo o a svolgere mansioni di routine come dare il catrame sullo scafo.

Ma il mio contatto più ardito con la natura di questi luoghi arriva con il whale watching. A tutti a coloro che non hanno mai fatto avvistamento di alcunché, suggerisco di avere tanta pazienza, perché lo spettacolo che questo promette non è né scontato né comodo come quelli bell’e pronti cui ci hanno abituati gli zoo marini e terrestri. Dopo quasi quattro ore di rincorse col gommone, lunghe attese, cambi di direzione improvvisi, continui consulti via radio con le vedette e un generale senso di sconfitta, io e gli altri watchers porteremo a casa la visione mozzafiato di due differenti specie di delfini e di false orche che hanno deciso di nuotare con sincronismo perfetto vicinissimi a noi. Solo allora capisco che più è estenuante la ricerca, più è grande il senso di gratitudine verso queste creature magnifiche. Delle balene, purtroppo, ricorderemo soltanto gli sbuffi che si allontanavano veloci sul pelo dell’acqua come i passi di un gigante invisibile.

Gli azzorriani sono un popolo di navigatori, e fortunatamente, con mia grande sorpresa, durante questo viaggio mi è capitato di conoscerne uno importante: Genuino Madruga, il primo portoghese ad aver fatto il giro del mondo ben due volte, nel 2000 e nel 2007, in solitaria, e il primo ad aver attraversato sempre da solo, a bordo della sua barca a vela, Capo Horn. Mangio nel suo ristorante sul mare, ricco di souvenir di ogni parte del pianeta che ha visitato, e mi sembra tutt’altro che un divo, anche se il libro in cui ha descritto la sua grande avventura domina in ogni libreria portoghese.

Un altro personaggio straordinario che ho avuto l’onore di incontrare è Lúcia Sousa, maestra di fama internazionale di bordado de palha em tule (ricamo di paglia su tulle), un’arte antichissima per cui questa donna dallo sguardo dolce e la voce fiera è stata insignita di numerosi riconoscimenti (una delle sue tante creazioni originali – un velo tradizionale – è stato persino donato alla regina Sofia di Spagna durante una sua visita nelle isole). Sebbene ormai, data l’età avanzata, non eserciti più la professione né come artigiana né come insegnante, mi mostra con una semplicità disarmante come si fa a ricamare con la paglia. Da questa esperienza porterò a casa un suo quadretto e serberò per sempre la commozione provata nel riceverlo.

E veniamo all’aspetto enogastronomico del mio tour. Portugal non fa rima solo con bacalhau: vi sono molti altri pesci e crostacei che meritano d’essere assaggiati, a prezzi che in pescheria non superano i cinque euro al chilo: tra quelli per noi più insoliti c’è il barracuda; un tipo di scorfano che in portoghese si chiama boca negra; la vieja, che ho visto essiccare al sole; lo snapper (pargo), le lapas (patelle). Fra gli insaccati più prelibati ci sono sicuramente morçela (sanguinaccio) e linguiça (una salsiccetta fatta di soli pezzetti di carne magra). Le cose più strane che ho mangiato? L’inhame, comunemente conosciuta col termine yam e simile alla patata dolce, il purè di castagne e il pop corn dolce. Il caffè che gli italiani d’oc faticano tanto ad apprezzare all’estero qui non è niente male; solo, state lontani dal cappuccino: quasi sempre viene fatto con un preparato e, alle brutte, vi viene servito con aggiunta di panna montata e zuccherini colorati. Anche i formaggi sono squisiti; tra gli antipasti vi capiterà spesso di trovare il morro, una specie di caciottina morbida a forma, appunto, di collina, di cui si taglia la calotta, poi si scava col cucchiaino e si spalma. Tra i dolci abituali c’è la massa sovada (letteralmente pasta lavorata): simile al ciambellone, la gente del posto usa accompagnarla col formaggio. Le vigne di Pico sono state dichiarate patrimonio dell’Unesco; per proteggerle dal vento oceanico gli isolani hanno escogitato delle particolari recinzioni con muretti a secco che pure non impediscono al sole di nutrirle. Viste dall’alto sembrano i basamenti di antiche città portate alla luce da scavi archeologici.

A questo punto viene da chiedersi se tra tanti aspetti positivi le Azzorre non abbiano pur qualche difetto. Se ai tempi delle grandi scoperte queste isole sperdute furono adibite a prigione a cielo aperto della feccia della società olandese e portoghese, oggi la loro posizione strategica tra l’Europa e l’America le rende un tramite ambito dai narcotrafficanti. I cinesi sono arrivati anche quaggiù con i loro negozietti e negoziacci, e anche quaggiù, come nel resto d’Europa, le loro mercanzie godono di poca stima. A chi venendo in vacanza nelle Azzorre si aspetta la movida di Madeira o Ibiza, consiglio caldamente un’altra meta, giacché gli unici clamori notturni che si possono sentire, oltre ai concerti delle già citate bande, sono i richiami dei cagarri, specie di falchetti tipici della zona che verso le dieci sera si danno appuntamento a terra per levare il loro singolare canto. D’inverno il maltempo rende ardui i collegamenti tra le isole via mare e, dal continente, persino via aria, tanto che gli azzorriani si ritengono fortunati se in dispensa hanno ancora qualche prodotto non scaduto. I ragazzi in età universitaria partono e difficilmente tornano se non d’estate.

Mettiamola così: naturalistica, culturale o enogastronomica che sia, una visita a queste isole vale la pena anche solo per dire: “Io ero lì, un puntino su una striscia in mezzo all’oceano, proprio nell’occhio dell’anticiclone.”. Il che può anche dare le vertigini, ma dopo qualche giorno saprete affrontare anche questo: in perfetta Açores way.



ALTRE RUBRICHE
Assunta Panaia - Tamponamento-a-catena-chi-paga-i-danni
da AvvocatoInforma di Assunta Panaia
Stefania Barbieri - 5-STEP-per-la-tua-igiene-orale-come-pulire-bene-i-denti
da Salute & Igiene Orale di Stefania Barbieri
Vanessa Sacco - Aores-way-Nellocchio-dellanticiclone
da Mettiamolacosì di Vanessa Sacco
Avv. Patrizia Barbieri - Ad-un-passo-dalla-felicit-legge-il-divorzio-breve
da Focus Giuridico di Avv. Patrizia Barbieri
Dr Raffaele Mauro - Mal-di-schiena-Pretendete-una-visita
da Percorsi di Benessere di Dr Raffaele Mauro
I nostri lettori - Incidente-SS280-quella-curva-ha-un-difetto
da Riceviamo e Pubblichiamo di I nostri lettori
Roberta Cricelli - Referendum-sul-referendum-saper-decidere-per-incidere
da Riflessioni allo specchio di Roberta Cricelli
Monica Riccio - La-drunkoressia-cresce
da Eros/Psyche di Monica Riccio
Isa Mantelli da  Mondo Rosa - Dopo-il-21-Ottobre
da Mondo rosa di Isa Mantelli da Mondo Rosa
Antonio Di Lieto - ABBI-FIDUCIA
da La bella notizia di Antonio Di Lieto
Danila Letizia - A-Scolacium-gli-antichi-riti-di-fermento-del-pane
da L'Inedito di Danila Letizia
Associazione AKOS - La-Akos-a-sostegno-della-maternit-e-dellinfanzia
da Salute e ... dintorni di Associazione AKOS
Massimo Iiritano - La-Calabria-oltre-confine
da Contrappunti di Massimo Iiritano
Laura Iozzo - Le-carceri-specchio-del-fallimento-sociale
da La materia grigia di Laura Iozzo
Dott. Francesco Talarico - I-tumori-non-possono-essere-lasciati-al-caso
da Promozione della Salute di Dott. Francesco Talarico
Alessandro D’Elia   - Investire-in-borsa-28-marzo-2017
da Mercati finanziari di Alessandro D’Elia
Annapaola Giglio - Curcuma-Loro-dell-India
da La salute con le erbe di Annapaola Giglio
Vito Granato - Men-di-pesce-per-4-persone
da Un gustoso in...Vito di Vito Granato
Catanzaroinforma.it
RUBRICHE
da AvvocatoInforma di Assunta Panaia
da Salute & Igiene Orale di Stefania Barbieri
da Mettiamolacosì di Vanessa Sacco
da Focus Giuridico di Avv. Patrizia Barbieri
da Percorsi di Benessere di Dr Raffaele Mauro
da Riceviamo e Pubblichiamo di I nostri lettori
da Riflessioni allo specchio di Roberta Cricelli
da Eros/Psyche di Monica Riccio
da Mondo rosa di Isa Mantelli da Mondo Rosa
da La bella notizia di Antonio Di Lieto
da L'Inedito di Danila Letizia
da Salute e ... dintorni di Associazione AKOS
da Contrappunti di Massimo Iiritano
da La materia grigia di Laura Iozzo
da Promozione della Salute di Dott. Francesco Talarico
da Mercati finanziari di Alessandro D’Elia
da La salute con le erbe di Annapaola Giglio
da Un gustoso in...Vito di Vito Granato