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da AvvocatoInforma di Assunta Panaia

CatanzaroInforma.it: Condominio, sì alla telecamera se non viola la privacyCondominio, sì alla telecamera se non viola la privacy

Il vuoto legislativo, in tema di videosorveglianza nell’ambito degli edifici condominiali, nel corso degli anni, ha implicato una serie di pronunce giurisprudenziali diversificate. In nome del diritto alla privacy, alcune di queste hanno sancito un assoluto divieto di installazione di apparecchiature che, essendo in grado di osservare e riprendere le parti comuni dell’edificio, costituiscono lesione e compressione dell’altrui diritto alla riservatezza; altre hanno previsto un divieto limitato al singolo condomino, qualora non vi sia una proporzione tra la garanzia di sicurezza e la violazione della privacy; altre ancora hanno stabilito l’ammissibilità della videosorveglianza quando quest’ultima sia consentita con delibera assembleare adottata a maggioranza (Cass. n. 5591/2007; Cass. n. 71/2013), estendendola anche al singolo condomino che abbia installato telecamere sulle aree comuni per ragioni di sicurezza, purché non incorra nel reato di cui all’art. 615 bis c.p. (interferenze illecite nella vita privata), anche laddove le riprese siano effettuate contro la volontà dei condomini (Cass. n. 44156/2008). A porre un po’ di ordine circa la legittimità o meno dell’installazione e dell’utilizzo delle telecamere all’interno del condominio, oltre al Garante della Privacy, è intervenuta la riforma del condominio (legge 220 dell’11 dicembre 2012, con entrata in vigore il 18 giugno 2013) che ha inserito nella relativa disciplina contenuta nel codice civile l’art. 1122 ter, dedicato all’impianto di videosorveglianza, il quale prevede che: “le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al comma 2 dell’art. 1136”, vale a dire un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio. Tuttavia, deliberata l’installazione, con le maggioranze richieste dalla legge, le modalità e l’acquisizione delle riprese degli spazi condominiali dovranno rispettare, sempre e comunque, le indicazioni dettate dal Codice della privacy e dal Garante in tema di videosorveglianza, che distinguono le ipotesi in cui sia il condominio a deliberare di munirsi di un sistema di videosorveglianza per le aree comuni, da quelle in cui le riprese vengono effettuate dai singoli condomini in spazi che fuoriescono dalla loro unità immobiliare. Videosorveglianza deliberata dall’assemblea condominiale Nel caso in cui l’assemblea condominiale abbia deciso con la maggioranza prescritta di installare le telecamere per il controllo delle parti comuni, sarà obbligatorio segnalare la presenza dell’impianto di videosorveglianza con appositi cartelli; conservare le registrazioni per un periodo limitato di tempo, che di regola non è superiore alle 24-48 ore (salvo necessità di tempi ulteriori, previa richiesta al Garante); riprendere solo le aree comuni (accessi, garage, ecc.), evitando i luoghi circostanti e i particolari che non risultino rilevanti (strade, esercizi commerciali, altri edifici, ecc.); proteggere i dati raccolti con apposite misure di sicurezza che ne consentano l’accesso alle sole persone autorizzate (titolare, responsabile o incaricato del trattamento dei dati). Videosorveglianza installata dal singolo condomino Qualora l’installazione dell’impianto sia stata effettuata da singoli condomini con la finalità di sorvegliare la propria unità immobiliare, e in genere per fini esclusivamente personali, se le immagini non vengono trasmesse a terzi o diffuse, la questione non attiene alle norme del Codice della privacy. Eppure, il Garante ha ad ogni modo indicato delle regole, affinché queste installazioni private vengano realizzate nel rispetto delle disposizioni in tema di responsabilità civile e sicurezza dei dati, evitando di commettere illeciti. Pertanto, il singolo condomino, anche se non sarà obbligato a segnalare la presenza del sistema di videosorveglianza con apposito cartello, sarà tenuto a installare le telecamere in modo tale da riprendere esclusivamente il proprio spazio privato. L’angolo di ripresa, difatti, dovrà essere circoscritto, ad esempio, alla porta di casa e non a tutto il pianerottolo o alla strada, oppure al proprio posto auto e non a tutto il garage. Tali disposizioni valgono anche per i videocitofoni e qualsiasi altra apparecchiatura che rilevi immagini o suoni, anche attraverso registrazione. Il caso Una recente ordinanza della prima sezione del Tribunale del Salerno, del 30 aprile 2015, emessa in sede di reclamo proposto in seguito al rigetto della domanda d’urgenza ex art.700 c.p.c., rileva al fine di potere meglio precisare il tenore dell’obbligo a cui soggiace il singolo condomino che posiziona una telecamera per fini personali, il quale, come si diceva, in tal caso è tenuto a utilizzare l’apparecchio per riprendere esclusivamente il proprio spazio privato. La decisone menzionata tiene conto dell’evoluzione tecnologica delle apparecchiature che, per le loro caratteristiche, sono quindi in grado di consentire la lesione dei diritti altrui. Nel caso specifico, secondo il Tribunale di Salerno, le caratteristiche della telecamera predisposta dal condomino reclamato – risultanti da una relazione tecnica sulle funzionalità della telecamera prodotta dal reclamante, in cui si è rilevato, tra le altre cose, la possibilità di modificare l’orientamento dell’obiettivo, e dunque si è concluso che la telecamera è facilmente orientabile ed è possibile in brevissimo tempo cambiare la direzione di puntamento a proprio piacimento, anche senza agire fisicamente direttamente su di essa - possono essere tali da porre in pericolo la sfera privata della vicina reclamante. In buona sostanza, appare illegittima l’apposizione di quelle telecamere che, per le caratteristiche tecniche, rendono possibile la ripresa di spazi comuni con il rischio di violazione della riservatezza altrui. Il Giudice ha difatti affermato che, in virtù delle caratteristiche dell’apparecchio, “E’ evidente la sussistenza del concreto pericolo di pregiudizio della sfera privata della condomina rispetto al godimento ed utilizzo delle parti comuni dell’edificio che rientrano nel possibile angolo visuale della telecamera. Di qui l’insussistenza del diritto del reclamato (di contenuto reale, quale comproprietario dell’edificio, autorizzato dall’assemblea, ai sensi dell’art. 1122-ter c.c.) di installare un impianto di videosorveglianza capace di registrare immagini anche su parti comuni dell’edificio, non immediatamente antistanti l’ingresso della propria unità immobiliare, ed il corrispondente diritto della condomina reclamante di opporsi all’installazione e alle operazioni, effettuate con l’ausilio dello strumento elettronico, concernenti la registrazione di informazioni relative al transito o alla permanenza della sua persona nelle parti comuni dell’edificio”. In caso di mancato rispetto delle succitate prescrizioni, sia il singolo che il condominio nel suo complesso potranno incorrere nell’applicazione delle sanzioni civili e penali connesse alla lesione della sfera privata degli interessati (art. 161 e ss. Codice privacy), oltre ovviamente all’eventuale risarcimento danni ai singoli soggetti danneggiati. Avv. Assunta PANAIA Per contatti: Studio legale PANAIA Vico I Progresso n. 5 – 88100 Catanzaro avv.assuntapanaia@gmail.com



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