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da La materia grigia di Laura Iozzo

CatanzaroInforma.it: Le madri assassineLe madri assassine

Potremmo definirlo “complesso di Medea” quello che porta le madri a uccidere i propri figli rovesciando d’un sol colpo la catena della generazione: ti ho dato la vita e ora ti do la morte. Alla luce della psicoanalisi sappiamo quanto problematico sia per una donna diventare madre senza perdersi come donna.
In ciascuno di noi, ma più marcatamente nella donna in quanto depositaria della specie, ci sono due soggettività: una che dice "Io" con i suoi progetti, i suoi ideali, i suoi sogni, le sue aspirazioni, l'altra che ci prevede come semplici "funzionari della specie". Le due soggettività sono in conflitto, in quanto le esigenze della specie non coincidono con quelle dell'Io. Per questo l'amore materno non è mai disgiunto dall'odio materno, dal momento che il figlio vive e si nutre del sacrificio della madre che, dal concepimento in poi, deve assistere alla trasformazione del suo corpo, al trauma della nascita e, successivamente, al sacrificio del suo tempo, del suo spazio, del suo sonno, del suo lavoro, della sua carriera, delle sue relazioni, dei suoi affetti e talvolta anche dei suoi amori, per la totale dedizione al figlio. Questa ambivalenza di amore e odio, che il mito dell'amore materno stenta a riconoscere, chiede una soluzione che, in particolari condizioni psichiche, può generare il più terribile degli eventi.
Un tempo era quasi la regola: divenire madre per una donna significava morire come donna, sacrificare tutta la propria femminilità all’accudimento della vita dei propri figli.  Con la conseguenza che il legame materno coi figli diveniva a sua volta patologico, fagocitante, cannibalico. Se, infatti, una donna diventa tutta-madre i suoi figli si troveranno inchiodati nella posizione insostenibile di chi deve consolare e colmare la vita che a loro si è dedicata. Freud aveva messo in evidenza l’equivalenza del bambino col fallo.

Questa equivalenza significava come attraverso la maternità una donna avesse la possibilità di superare l’invidia del pene colmando la propria mancanza con il potere di generare e accudire la vita. E’ il senso di pienezza e di gioia che accompagna ogni maternità sufficientemente buona. Ma questa rappresentazione del bambino-fallo deve essere integrata con qualcosa di più inquietante che si annida in ogni esperienza di maternità sin dal momento del concepimento: il pensiero inconscio (o conscio) di molte donne relativo al non essere in grado di generare.
L’ombra della deformazione, della mostruosità, del figlio inadeguato o malato, cala così sul desiderio di maternità. Come se tra il bambino immaginato nelle sue vesti più ideali (falliche) e il bambino reale vi fosse un divario impossibile da colmare.
Tra le varie motivazioni che possono spingere una madre a compiere tale delitto, possiamo ricordare le seguenti: l’atto impulsivo delle madri che sono solite maltrattare i figli,
l’agire omissivo della madre passiva e negligente nel ruolo materno,la vendetta della madre nei confronti del compagno,le madri che uccidono i figli non desiderati, le madri che trasformano i loro figli in capri espiatori di tutte le loro frustrazioni, le madri che negano la gravidanza e fecalizzano il neonato, le madri che ripetono sul loro figlio le violenze che hanno subito dalla propria madre,
le madri che spostano il desiderio di uccidere la loro madre cattiva ed uccidono il figlio cattivo,
le madri che desiderano uccidersi e uccidono il figlio,le madri che uccidono il figlio perché pensano di salvarlo,le madri che uccidono il figlio per non farlo soffrire,le madri che prodigano cure affettuose al figlio ma in realtà lo stanno subdolamente uccidendo.
Perché una donna possa concedersi l’accesso alla maternità deve essersi favorito un sano e netto taglio con la madre reale ed ideale che porta dentro e dietro di sé come figlia. La donna deve essersi liberata del ruolo di figlia che possa ancora farle sentire il peso del giudizio e della dipendenza della madre.Così il figlio potrà liberarsi dall’esigenza di oggetto fallico ideale di riscatto, di oggetto narcisistico altrimenti  la gioia della maternità non è più quella di donare la vita ma solo quella di avere un figlio-ideale. Se il figlio si discosta d questo ideale deve essere rifiutato. Molte depressioni post-partum parlano di questo rifiuto che trova la sua manifestazione più crudele nel passaggio all’atto dell’infanticidio.

Alla fine dell’800 Freud scoprì che la maggior parte dei nostri comportamenti oppure atti mancati o lapsus hanno una radice inconscia , non essendo sotto il controllo della nostra volontà. Quando una donna commette un atto così innaturale per la sua condizione di madre , oltre che di essere umano , vuol dire che si trova in una condizione emotiva oltre modo disturbata non solo nel momento in cui commette quell’atto, per una possibile perdita temporanea del contatto con la realtà , ma presenta di costituzione una fragilità psichica, anche se mascherata , perché qualcosa di molto importante le è venuta a mancare da parte della sua stessa madre nelle cure primarie. Questa donna ha un’elevata probabilità di fallire nel rapporto con il proprio figlio nelle prime epoche della vita. Con questo non significa che tutte le donne , con esperienze precoci di maternage personale insoddisfacente , diventano cattive madri ; queste madri hanno maggiori possibilità a svolgere serenamente il loro ruolo di madri e c’è tutta un’ampia gamma di difficoltà. 18 Ma una donna , potenzialmente fragile per esperienze infantili insoddisfacenti cariche di aggressività e rabbia causa di un imago materna negativa , può impedire l’irrompere dei fantasmi del passato se è sostenuta da relazioni presenti soddisfacenti (figure materne sostitutive reali o il partner). In qualsiasi situazione la madre commetta l’omicidio del figlio non si tratta di un comune gesto criminale. Giudicare e condannare l’esecrabilità del delitto è una difesa alla follia ed al male che si annida nell’animo e nella mente umana, che tanto ci spaventa e ci inorridisce, ma non ci permette di avvicinarsi all’origine delle deviazioni patologiche del comportamento umano. Credo che l’atteggiamento più consono è cercare di comprendere le dinamiche ed i fantasmi di natura inconscia che possono sconvolgere una donna fino a spingerla ad un atto così drammatico contro l’istinto innato materno, successivamente possiamo emettere un giudizio ed una condanna umana e morale.

Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo
Specialista in Psichiatria e Psicoterapia
lauraiozzo@virgilio.it
Pagina Facebook
Cell: 329/6628784



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