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da La materia grigia di Laura Iozzo

CatanzaroInforma.it: Terrorismo: Quel che resta del traumaTerrorismo: Quel che resta del trauma

11 settembre 2001 New York, 11 Marzo 2004 Madrid, 7 luglio 2005 Londra, 7 gennaio 2015 Parigi, 14 febbraio 2015 Copenaghen, 13 novembre 2015. Date indimenticabili che hanno lasciato lunghe strisce di sangue e terrore nell’anima e negli occhi di ognuno di noi. Paura, sospetto, diffidenza, un continuo stato di allerta che ha cambiato il modo di vivere di tutto il mondo.

Chi di noi non ha pensato: e se succedesse a me? Cosa farei se mi trovassi a dover cercare di sopravvivere in mezzo ad una strage tra sparatorie ed esplosioni inaspettate?

Ed è proprio pensando a tutto questo, a questo sfondo che accoglie il nostro pensare, che ho pensato di voler rendere evidente quanto fosse profonda la reale ferita ed il disaggio psicologico e dunque le conseguenze psichiatriche che tutto ciò può aver creato. 

A volte si affrontano situazioni in cui la propria sopravvivenza viene messa in pericolo e le emozioni di ansia e paura sperimentate sono talmente elevate da risultare insostenibili. Questi eventi non ordinari nella vita di una persona posso cambiarne in modo significativo il normale corso della vita.

 Subire un trauma porta inevitabilmente ad una serie di disagi che normalmente il cervello riesce ad assimilare col tempo. Questo significa che non tutti coloro che hanno vissuto una esperienza di questo tipo sviluppano un disturbo psichiatrico.

La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. La persona resiliente reagisce con tolleranza alla sofferenza e, invece, di soccombere o lamentarsi con enfasi amplificando il problema, la sfida e trae forza dalla sua impresa direzionando le sue energie verso cambiamenti risolutivi e praticabili.

La resilienza non si acquisisce una volta per tutte, ma rappresenta un cammino da percorrere: l'esistenza è costellata da prove, ma la resilienza e l'elaborazione dei conflitti consentono, nonostante tutto, di continuare il proprio percorso di vita.        
Le risorse interne acquisite fino al momento del trauma permettono di reagire ad esso: in modo particolare, risulta determinante il possesso di un attaccamento sicuro ad una figura di riferimento. Colui che non è riuscito a raggiungere tali acquisizioni fino a quel momento, potrà conseguirli successivamente, pur con maggiore lentezza, a condizione che l'ambiente circostante disponga intorno a lui qualche tutore di resilienza.         
La resilienza non è una qualità dell'individuo, ma un divenire, che inserisce lo sviluppo della persona in un contesto e imprime la sua storia in una cultura. Sono, dunque, l'evoluzione e la storicizzazione della persona ad essere resilienti, più che il soggetto in sé.     
Purtroppo una bassa resilienza può costituire un fattore di rischio per lo sviluppo del disturbo post traumatico da stress.        
Così, a seguito del trauma, la persona comincia a esperire  in modo costante e per un periodo prolungato nel tempo una serie di sintomi peculiari, tra cui ad esempio: 

·         Flashback dell’evento;

·         Incubi notturni:

·         Pensieri intrusivi di terrore;

·         Disturbi del sonno;

·         Continuo stato di tensione;

·         Evitamento di posti che possano ricordare l’esperienza;

·         Sentimenti di colpa e depressione;

·         Problemi di memoria;

·         Perdita di interesse e gioia nel compiere atti quotidiani;

·         Esplosioni di rabbia incontrollata.

 Il disturbo post traumatico da stress è stato per la prima volta evidenziato proprio studiando le condizioni psicofisiche dei veterani di guerra americani tornati dal Vietnam. Da quel momento il concetto si è ampliato ed esteso a tutte le condizioni in cui un essere umano è sottoposto ad una esperienza traumatica altamente stressante. Il disturbo è tutt’oggi oggetto di controversie e studi di vario tipo. Molte sono le variabili in gioco. Ad esempio, non tutti questi sintomi sono riconoscibili in persone che non hanno una cultura occidentale, e molto variano le reazioni al trauma di luogo in luogo.
Quello che rimane degno di nota è evidenziare come le conseguenze di una esperienza traumatica possano e debbano essere prese in seria considerazione per la salvaguardia e la tutela della salute mentale di ogni individuo.  I disturbi che più frequentemente si presentano in associazione al disturbo post traumatico da stress sono i disturbi affettivi, l'abuso di sostanze e i disturbi d'ansia. Uno studio ne ha rilevato la presenza nel 50 per cento dei soggetti affetti da disturbo post traumatico da stress. Le diagnosi che si riscontrano con maggiore frequenza prima dell'evento sono i disturbi somatoformi e le fobie sociali o specifiche. Il disturbo di panico si presenta contemporaneamente all'evento, mentre l'abuso di sostanze e la depressione sono successivi e forse possono essere interpretati come una reazione disadattiva all'evento.          
Numerosi studi effettuati sui reduci di guerra o sopravvissuti a disastri o bombardamenti, hanno evidenziato l'elevatissimo grado di cronicizzazione del disturbo negli individui non trattati. I due terzi dei prigionieri della seconda guerra mondiale, ad esempio, avevano sofferto di disturbo post traumatico da stress e di questi ,solo il 29 per cento, era guarito completamente mentre i restanti avevano sintomi di gravità lieve e media e alcuni non mostravano segni di miglioramento. 
Per la valutazione del decorso e i possibili interventi è necessario capire il tipo di trauma che la persona ha vissuto e la sua reazione. I traumi possono essere considerati semplici o complessi a seconda che si sia trattato di un evento relativo ad un tempo circoscritto (come una violenza sessuale) o in un tempo prolungato (come un rapimento). Anche la risposta della persona può essere categorizzata in questo modo a seconda che evochi solo paura o altri sentimenti insieme alla paura.

Gli episodi terroristici di recente accaduti, ma ricordando anche quelli precedentemente avvenuti , che ancora oggi evocano paura e impotenza in ognuno di noi , suscitano un continuo stato di allerta poiché esprimono il senso della vulnerabilità umana, il suo essere transitorio ed impotente, vittima spesso di quella stessa mostruosa e brutale parte di se stesso che viene agita da altri uomini.

Così noi, uomini di questo tempo violento, crudele, brutale, vittime di scene, di armi e conflitti a cui quotidianamente veniamo sottoposti, restiamo vittime di un “trauma potenziale” che se ancora non esperito alza il nostro livello di allerta rendendoci comunque vittime traumatizzate.
 Ed è questo l’effetto del terrorismo, che anche se non direttamente , continua a mietere vittime nella diffusione di immagini e scenari alienanti e distruttivi, favorendo lo strutturarsi di un permanente stato di allarme che alimenta le nostre paure inducendoci al trauma.

 

Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo
Specialista in Psichiatria e Psicoterapia
lauraiozzo@virgilio.it
Pagina Facebook
Cell: 329/6628784



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