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da La materia grigia di Laura Iozzo

CatanzaroInforma.it: Le nuove dipendenze: il disturbo da gioco d’azzardo patologicoLe nuove dipendenze: il disturbo da gioco d’azzardo patologico

Nel periodo natalizio pensando ai giorni che si trascorreranno in famiglia, tra panettoni, torroni e cotechini….ricompare prepotente il protagonista indiscusso: il gioco. Tombola, mercante in fiera, sette e mezzo, carte, sorte e il piatto al centro del tavolo. Il gioco assume le vesti di un momento di incontro e confronto, divertimento e crescita relazionale. Questo dovrebbe essere il vero ed unico significato del gioco; ma non è sempre così. Nella nostra era, fatta di accesso libero ed incontrollato al mondo virtuale il gioco ha dato vita ad una patologia invadente, silenziosa ma potente nel distruggere e rovinare la vita di chi ne è affetto.      
Il disturbo da gioco d’azzardo patologico nasce in un’era in cui il tutto ed il subito muovono ogni spinta pulsionale: assenza di leggi e limiti genitoriali , che si trasformano in vuoti esistenziali e generazionali danno vita a patologia senza limite, a disturbi in cui la capacità di controllo appare minata dal bramoso bisogno di accedere all’oggetto desiderato ma spesso non raggiungibile.        
Il gioco , infatti, dovrebbe essere un momento di crescita relazionale, un luogo altro in cui poter mettere alla prova le proprie capacità, l’intuito e l’astuzia. Un luogo di prova, definito e limitato nel tempo e nello spazio, in cui il limite ne definisce il senso ed il gusto. Il GAP è una patologia che si struttura proprio nel vuoto del limite, nell’infinità di un tempo determinato dal caso e dal bisogno di riprovare e ricercare un riscatto ed un bisogno interiore. Il giocatore di azzardo, infatti, non mette in atto strategie o capacità tecniche, il gioco d’azzardo lascia al caso la vincita , non potendo essere determinato se non dalla casualità della vincita. Ecco che il senso del giocare perde il suo reale e sano significato.

I sintomi che definiscono tale disturbo vengono descritti nel manuale del DSM:

1.     Ha bisogno di giocare d’azzardo con quantità crescenti di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata
2.     E' irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
3.     Ha ripetutamente tentato senza successo di controllare, ridurre, o interrompere il gioco d’azzardo
4.     E' eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo (per es., ha persistenti pensieri di rievocare esperienze passate di gioco d’azzardo, di                           soppesare o programmare l’azzardo successivo, di pensare ai modi per procurarsi denaro con cui giocare)
5.     Spesso gioca d’azzardo quando si sente a disagio (per es., indifeso, colpevole, ansioso, depresso)
6.     Dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per rifarsi (rincorre le perdite)
7.     Mente per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo
8.     Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo          
9.     Fa affidamento su altri per reperire il denaro per alleviare una situazione finanziaria disperata causata dal gioco d’azzardo.        

Il bisogno impellente, la necessità di ripetere in maniera ossessiva il gioco rende tale disturbo molto simile al disturbo ossessivo-compulsivo ed al disturbo da discontrollo degli impulsi, quadri clinici in cui il soggetto si sente costretto da un bisogno incontrollabile e non comprensibile, a mettere in atto gesti e rituali che permettano di scaricare manifestazioni ansiose o conflitti di rabbia che scarsamente riesce ad elaborare a livello mentale. Tale quadro accosta molto il GAP alla dipendenza dalle sostanze di abuso , che se non assunte danno vita a crisi di astinenza fisica e mentale, proprio come avviene nel giocatore patologico  che necessita bramosamente di giocare e tornare a giocare, perdendo ogni capacità critica e di giudizio. Il gioco , infatti, è sostenuto da modalità di pensiero patologiche, caratterizzate da rituali privi di un reale riscontro, che alimentano il giocatore a ripetere inesorabilmente le partite , spesso privandosi del gusto ludico e ricreativo del momento , ma rivolgendosi a soddisfare un bisogno che appare essere diventato una vera e propria dipendenza-necessità. Le motivazioni che inducono al gioco , sembrano dimostrarsi spesso associate, oltre che a condizioni di crisi economica, al bisogno della ricerca di quel qualcosa di mancante, alla ricerca di una dimensione che , se pur piccola e limitata, possa soddisfare un senso di mancanza e di vuoto, un senso di libertà e carenza , in dimensioni in cui la solitudine e la fuga appaiono essere l’unico luogo in cui ci si può permettere la libertà. Scarsa autostima, paura dell’Altro, insicurezza sono gli aspetti che accomunano i giocatori, personalità spesso abituate ad una dimensione di ombra, di permanente svalutazione tanto da rimettere in atto, in una coazione a ripetere, tale condizione di esistere, come alla ricerca di un riscatto non accessibile nel reale.

Ecco che il soggetto, spinto da un pensiero magico e irrazionale, si invischia in una dimensione sempre più problematica in cui la ricerca della “vittoria”, anche se c’è da chiedersi quale vittoria, causa la comparsa di debiti sempre maggiori, con conseguente danno al proprio patrimonio ed all’equilibrio e benessere familiare. Questo appare il motivo per cui molti pazienti vengo poi condotti in cura presso centri specializzati, essendo spesso incapaci di avere un pensiero critico rispetto alla propria patologia.

La TCC è volta a modificare il comportamento dannoso di gioco e i pensieri disfunzionali ad esso legati. La ristrutturazione cognitiva è il processo tramite il quale questi pensieri distorti vengono valutati, cambiati e sostituiti con altri funzionali al benessere della persona. Le credenze disfunzionali tipiche del giocatore sono: la sovrastima della probabilità di vincita, il pensiero irrealistico di essere in grado di smettere di giocare quando si vuole, l’idea che alla perdita sussegue sempre una vincita (la fallacia del giocatore). Durante il percorso terapeutico il paziente impara a gestire l’impulso a giocare, affrontando le emozioni negative piuttosto che evitandole tramite il gioco. Inoltre viene pianificata la risoluzione dei problemi finanziari, lavorativi e relazionali conseguenti alla dipendenza. Il trattamento può coinvolgere anche la famiglia del giocatore nel sostenere e supportare il cammino verso la guarigione.       
Per quanto riguarda la terapia farmacologica va segnalato che nessuno tipo di farmaco è specificatamente indicato per il gioco d’azzardo patologico, né tantomeno è chiaro se vi sono maggiori benefici con la terapia farmacologica rispetto a quella psicologica o la combinazione di entrambe. D’altra parte, come in altre analoghe situazioni, la copresenza di eventuali disturbi mentali, uso di sostanze ed effetti propri del gioco d’azzardo rendono, almeno attualmente, assai ardua la definizione di un trattamento specifico.

 

Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo

Specialista in Psichiatria e Psicoterapia

lauraiozzo@virgilio.it

Pagina Facebook

Cell:329/6628784



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