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da La materia grigia di Laura Iozzo

CatanzaroInforma.it: L'AutolesionismoL'Autolesionismo

L'autolesionismo è un atto che implica il procurare, consciamente o meno, danni rivolti alla propria persona, sia in senso fisico che in senso astratto.

L'autolesionismo o auto-danno intenzionale (il termine tecnico è "Repetitive Self-Harm Syndrome", sindrome da autolesionismo ripetuto) viene definito come l'intenzionale, diretto ferimento di un tessuto del corpo ma spesso fatto senza intenzioni suicide. L'atto più comune con cui si presenta l'autolesionismo è il taglio superficiale alla pelle ma esso comprende anche il bruciarsi, infliggersi graffi, colpire una o più parti del corpo, tirarsi i capelli (tricotillomania) e l'ingerire sostanze tossiche o oggetti.

È difficile trovare delle statistiche sicure e precise riguardo l'autolesionismo poiché la maggior parte delle persone tendono a nascondere le proprie ferite e a vergognarsene.  Può colpire tutti, indipendentemente dall'età, dal grado di istruzione e dalla classe sociale, anche se sono in prevalenza donne, forse, a causa di fattori sociali. Tradizionalmente, agli uomini viene permesso di esprimere la propria aggressività, alle donne viene invece insegnato a reprimerla o quando questo non è più possibile, a rivolgerla verso se stesse. Le donne, spesso, oltre all' autolesionismo presentano disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia. Alcune ragazze di fronte ad un momento di malessere reagiscono alternando comportamenti bulimici (abbuffate seguite da vomito o abuso di lassativi) a quelli autolesivi. Abuso durante l 'infanzia è accettato anche,  come una fattore di primaria importanza sociale, come un lutto, e turbato parentale o i relazioni con il compagno. Fattori come la guerra, la povertà e la disoccupazione può anche contribuire. Inoltre, alcune persone con disabilità pervasivi dello sviluppo come l 'autismo impegnarsi in autolesione, anche se questa è una forma di auto - stimolazione o al fine di danneggiare se stessi è una questione di dibattito.        

Secondo gli psicologi, l’autolesionismo è collegato alla scarsa capacità di coping (fronteggiare efficacemente situazioni di stress) e alla difficoltà a riconoscere chiaramente e ad esprimere le proprie emozioni (Gratz & Roemer, 2008). In sostanza queste ipotesi suggeriscono che “tagliarsi” sia una strategia alternativa per regolare le emozioni. Nella normalità dei casi, le persone ci riescono con processi cognitivi adeguati esprimendo le emozioni negative con un simbolismo e un linguaggio efficace.      
Il comportamento autolesionista è un fenomeno ancora ben lontano dall’essere compreso. Può manifestarsi in diversi atti: tagliarsi su specifiche parti del corpo, spegnere le sigarette sul braccio, assumere droghe o alcol, sino ai casi gravi di mutilazione o amputazione di parti corporee. Questo comportamento sembra essere molto diffuso tra gli adolescenti e le spiegazioni comuni fornite dagli stessi cutter (coloro che  si tagliano) fanno riferimento al “sollievo” dalle emozioni negative che tale atto garantisce

Vi sono fondamentalmente diversi tipi di situazioni che inducono un gesto autolesionista :

  • Perdita del controllo su impulsi aggressivi diretti per sfogo contro il proprio corpo(disturbi del comportamento aggressivo).
  • Produzione intenzionale di piacere mediante produzione di lesioni o stimolazioni dolorose (l'autolesionismo può essere un mezzo per sentire qualcosa, anche se la sensazione è sgradevole e dolorosa). Coloro che mettono in atto questi gesti  a volte descrivono sensazioni di vuoto e intorpidimento (anedonia) e il dolore fisico può essere un sollievo da i questi sentimenti.
  • Scarica dello stress: autolesionarsi ed il dolore fisico correlato placano lo stress. Tutti il disagio interiore che non si è in grado di gestire viene tramutato in sofferenza fisica, quindi più facilmente gestibile e più reale della sofferenza emozionale che è impalpabile. Per un po' ci si occupa solo del dolore fisico, distogliendosi temporaneamente da quello interiore.
  • Manifestazione  della propria sofferenza agli altri, offrendo loro qualcosa di concreto e di comunemente accettato come "dolore". Così si esiste agli occhi degli altri. Le cicatrici sulla pelle rendono visibile esteriormente la sofferenza che si ha dentro, è un modo per comunicare agli altri il proprio dolore .I comportamenti autolesivi sono una richiesta di aiuto.
  • Sensazione di morte interna, talmente apatici dal ricercare nella sofferenza fisica una prova che si è ancora vivi. Non si è in legame con il proprio corpo e il dolore fisico è l'unico modo che si ha per sentire di esistere, per percepire il proprio corpo.
  • Desiderio di suicidio.
  • Punizione di proprie azioni o sensi di colpa.

Gli psichiatri Georgian Mustata e Robert Gregory hanno pubblicato di recente un articolo (Magical thinking in narratives of adolescent cutters) in cui spiegano che l’autolesionismo sia comprensibile per un uso magico dei processi di pensiero. Secondo gli autori dell’articolo, la difficoltà di distinguere il reale dal simbolico è l’aspetto rilevante del pensiero magico dei cutter: in sostanza non riescono ad elaborare in un codice linguistico e simbolico più articolato il disagio psichico. Essi attuano di conseguenza strategie di elaborazione “presimboliche” optando per un codice più fisico che, secondo questa logica, si rivela più “gestibile”. Ad esempio il sangue non solo rappresenta le emozioni negative ma è descritto come se sostituisse magicamente tali emozioni, così che alla fuoriuscita del sangue corrisponda un conforto dallo stress emotivo. Gli adolescenti che si tagliano le braccia o in altre parti del corpo mostrano uno stile cognitivo “magico” allo scopo di vedere il sangue, sentire il dolore e alleviare lo stress.

Si possono identificare, grosso modo, tre forme di autolesionismo:

  • Automutilazione grave (molto rara), che produce un danno irreversibile ad un parte del proprio corpo, ad esempio uno sfregio permanente in viso.
  • Automutilazione leggera (la più diffusa) che si manifesta col tagliarsi, bruciarsi, strapparsi i capelli, fratturarsi un osso, urtare, ed ogni altro metodo usato per ferirsi.
  • Automutilazione latente (la più subdola) perchè si nasconde in determinate forme di dipendenza e disagio come la tossicodipendenza, la bulimia, l'attività fisica eccessiva. Esse possono considerarsi forme poco manifeste, ma molto insidiose.

Si è molto incerti su quali trattamenti psicosociali e fisici siano utili per i soggetti che praticano l'autolesionismo; perciò sono necessari ulteriori studi clinici. In queste persone sono comuni disturbi psichiatrici e della personalità; di conseguenza si può supporre che l'autolesionismo sia indotto da depressione e/o altri problemi psicologici. Se l'autolesionismo è indotto da una grave o moderata depressione clinica gli antidepressivi possono essere un'ottima soluzione. La psicoterapia cognitivo-comportamentale può essere utilizzata per i soggetti con problemi di depressione, disturbo bipolare, schizofrenia. Invece la terapia comportamentale-dialettica può essere efficace con individui che soffrono di malattie mentali o che hanno un disturbo della personalità.

 

Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo
Specialista in Psichiatria e Psicoterapia
lauraiozzo@virgilio.it
Pagina Facebook
Cell: 329/6628784

 

 



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