Riserve naturali e parchi, Tallini: perchè non diventano leve di sviluppo?

Il consigliere regionale: 'Riunione di domani di buon auspicio in Cittadella'

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    Ho appreso che lunedì – presso l’assessorato all’Ambiente alla Cittadella regionale – si svolgerà una riunione fra i responsabili di Parchi e Riserve della Calabria e trovo l’iniziativa di buon auspicio. Segno che, finalmente, si potrà incominciare a capire come e con quali ritorni per la salvaguardia dell’ambiente e per lo sviluppo sostenibile, sono spese le ingenti risorse destinate a questo importantissimo settore. E si potrà iniziare a comprendere – afferma il vicepresidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale Mimmo Tallini – se le aree protette hanno o meno un ruolo nelle politiche di governo del territorio. E quali progettualità si vogliono mettere in campo e qual è l’idea dell’Assessorato (se dopo due anni e mezzo è riuscito a elaborarne una!), per sprigionare, attraverso la valorizzazione di questi Enti, crescita e ricchezza anche nel Mezzogiorno e in Calabria. E’ acquisito, infatti, il dato (tratto da un Rapporto del Ministro dell’Ambiente ed Unioncamere) che se i Parchi in Italia producono ricchezza generale, nel Mezzogiorno (e figuriamoci in Calabria!) tutto ciò, purtroppo, avviene con lentezza. L’effetto – Parco in Italia e il tipo di sviluppo verde che interpreta, consente alle aree interessate di fronteggiare meglio la crisi, di aumentare il benessere e le iniziative imprenditoriali e di arrestare lo spopolamento, dimostrando, altresì, che investire nella natura conviene. Tutto ciò, però, nel Mezzogiorno registra ritardi preoccupanti”. Aggiunge Tallini: “E’ necessario comprendere quali sono le criticità che, in particolare in Calabria, non consentono – salvo le eccezioni come il Parco del Pollino in cui si procede meglio, sia per la buona governance che per la presenza della Regione Basilicata – alle nostre aree protette di diventare autentiche leve per lo sviluppo. Ho intenzione di chiedere al Presidente della Commissione Ambiente, che sicuramente parteciperà alla riunione di lunedì, di audire, il più rapidamente possibile, l’assessore Rizzo e i protagonisti della vita di Parchi nazionali e regionali e delle Riserve regionali della Calabria, per capire a che punto si è e quali valutazioni si hanno su questo straordinario settore. Subito dopo, chiederò al presidente Irto la convocazione di una seduta ad hoc: perché il Consiglio, su tutta questa partita, ha il diritto di esercitare le proprie prerogative legislative e di controllo. Risulta – sottolinea il consigliere regionale – infatti paradossale e incredibile: a) non essere riusciti dal 2003, anno in cui la Regione si è dotata di una legge (la n.10) quadro su parchi e riserve, a realizzare che una sola Riserva: quella delle Valli Cupe, che, tra l’altro, al momento, invece di realizzare la propria mission è costretta a difendersi da continue prepotenze politiche e amministrative, come il blocco illegittimo delle somme previste dalla legge istitutiva; b) che il Parco Nazionale della Sila non sia dotato di una governance adeguata, essendo stato commissariato nel 2014, anche perché si dia trasparenza (e notizie pubbliche) sull’utilizzo delle somme che gestisce e in particolare delle risorse per consulenze; c) che il Parco regionale delle Serre non abbia tuttora una governance adeguata e sia soggetto a commissariamento. Possibile che tutte le attenzioni dell’Assessorato siano dedicate a boicottare la legge istitutiva della Riserva Valli Cupe e non abbia il tempo di rimuovere gli ostacoli che impediscono al Parco delle Serre di dotarsi di un direttore dalle competenze provate e di un progetto di sviluppo che lo faccia diventare volano di attrazione turistica, o si ritiene che l’area delle Serre non abbia bisogno di sviluppo e occupazione? C’è o no, e se no perché, da parte della Giunta regionale una strategia politica per il rafforzamento dell’economia locale attraverso gli enti parchi e riserve, che consenta di finalizzare le risorse, piuttosto che a rimpolpare gli organismi burocratici di gestione, agli investimenti per la valorizzazione ambientale e al potenziamento degli stakeholders del territorio, cosi da far mettere al passo col resto del Paese anche le nostre aree protette e farle diventare un soggetto autorevole e affidabile per creare sviluppo in una regione martoriata economicamente e socialmente? Al momento, l’Assessorato appare, su questo fronte, del tutto assente. O non attento a dare le informazioni basilari della sua attività, che può darsi sia intensa, ma è legittimo avere qualche dubbio, visto che, dopo due anni e mezzo di legislatura, oggi le chiacchiere, alla luce dei dati allarmanti sulla crisi che attanaglia la Calabria, stanno a zero!” Finisce Tallini: “Occorrerebbe incentivare i percorsi volti alla nascita di soggetti idonei a valorizzare le risorse ambientali che dovrebbero avere un ruolo rilevante nelle scelte strategiche in una regione che con i suoi 480 mila e passa ettari di bosco si colloca tra quelle con più alto indice di boscosità. E non, come invece sta accadendo, frenare iniziative meritevoli per dare un osso a personaggetti del retrobottega partitico”.

    Domenico Tallini
    consigliere regionale

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