Quantcast

A Nicole Orlando il premio Carmela Borelli: ‘Vietato dire non ce la faccio!’

L'atleta paralimpica: 'Mi alleno tre volte a settimana. Il cromosoma in più mi spinge a non mollare mai' 

Più informazioni su


    “Quando ho incontrato papa Francesco gli ho firmato, sulla cartolina di ‘Ballando nelle Stelle’ con la mia foto, un autografo, e gli ho scritto: Vai avanti nel tuo lavoro: spacca!”. Lo ha detto Nicole Orlando, l’atleta paralimpica affetta dalla sindrome di Down, 23 ani, cresciuta in Piemonte ma originaria di San Giovanni in Fiore (Cosenza), che ai mondiali 2015 di Bloemfontein in Sudafrica – alla prima apparizione in un campionato del mondo – è salita cinque volte sul podio, conquistando una medaglia d’argento e quattro d’oro (primo posto nella staffetta, nel salto in lungo, nei 100 metri e nel triathlon). Nicole, è scritto in una nota, ha ricevuto il premio “Carmela Borelli madre eroica” giunto all’VIII edizione. A consegnarle il premio, una scultura in ferro che ritrae una mamma nell’abbraccio coi figli dell’artista Pino Campise, il sindaco di Sersale Salvatore Torchia, il delegato alla Cultura Tommaso Stanizzi e il presidente della Pro loco Alessandro Galeano. Sono intervenuti il vicepresidente della Regione Antonio Viscomi, l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace monsignor Domenico Bertolone e il reggente del Comitato paralimpico regionale Giovanni Giarmaleo. “Mi alleno tre volte a settimana seguendo una mia idea: vietato dire non ce la faccio! Il cromosoma in più mi spinge a non mollare mai” ha detto Nicole raccontando il suo amore per l’atletica e ricordando l’importanza che hanno avuto i suoi genitori per i successi conseguiti.

    “La famiglia – ha detto – è fondamentale in tutto ciò che faccio. Sono orgogliosa di essere italiana. Mi piacerebbe provare a giocare anche a pallavolo, ma la mia grande passione è l’atletica; nel tempo libero amo cucinare e aiutare i miei genitori a svolgere le faccende domestiche. Negli ultimi tempi mi sono appassionata ai musical e al mondo del teatro grazie a mio fratello, che insegna canto: sono davvero fiera e orgogliosa di lui, così come di tutti i membri della mia famiglia, compresa la mia nonna, che purtroppo è volata in cielo. Mi manca moltissimo, ma devo andare avanti e continuare a credere in tutto quello che faccio anche per lei”. Viscomi si è detto “colpito” dalle parole di Nicole. “Questa manifestazione – ha sostenuto – è tutt’altro che rituale. Proprio la storia di una mamma-coraggio come Carmela Borelli che ha dato la vita per salvare i due figli, e Nicole Orlando, con i suoi successi e con la semplicità con cui ci sprona ad andare avanti con coraggio per realizzare i sogni, abbandonando rassegnazione, inerzie, accidie e lamentele, sottolineano l’urgenza di introdurre nel dibattito pubblico il tema dei valori spesso oscurato. E di porci una domanda: qual è il nostro sogno di Calabria che intendiamo inverare? Spesso siamo noi stessi a dare una lettura negativa della nostra regione e a trattenerci sulla protesta sterile. In realtà, e qui Nicole ci dà una lezione di vita oltre che di lealtà sportiva, le cose possono cambiare, ma alla condizione che le cambiamo noi. Alla Calabria non servono eroi, ma persone dignitose, pronte a fare la loro parte nel pieno rispetto della legalità e ad esercitare efficacemente il dovere della cittadinanza attiva. In Calabria restiamo ancora indietro non per carenza di risorse, perché le risorse ci sono e a volte neppure le spendiamo. Il punto è che il tessuto sociale è estremamente frammentato e presenta identità collettive fragili, perché non badiamo a salvaguardare la memoria dei luoghi e la memoria della storia di chi ha lasciato esempi luminosi da cui attingere per migliorare il presente”. Dopo aver assicurato che dal prossimo anno tra i promotori del premio “Carmela Borelli” ci sarà anche la Regione, Viscomi ha parlato della disabilità sportiva. “Oggi – ha detto – è un punto debole del sistema. Occorre superare la logica perversa secondo cui questo genere di problematiche siano da scaricare per intero sui singoli e sulle famiglie. E’ il sistema-regione, invece, che deve occuparsene, azzerando pregiudizi, tabù e sottovalutazioni cultuali. E non solo perché nel circuito calabrese gravitano 2mila atleti disabili, ma perché la disabilità non è un limite, anzi può essere, come insegna Nicole Orlando, un’opportunità per rimettere in corsa la Calabria e farla vincere. Come ha ricordato il rappresentante del Comitato paralimpico regionale, abbiamo investito in questo settore 500.000 euro. Non sono tanti, ma la strada imboccata è quella giusta”. (Ansa) 

    Più informazioni su