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Al Placanica, un incontro per ricordare la fine della Grande Guerra

Il circolo culturale catanzarese ha ospitato  il generale Pasquale Martinello e il maggiore Francesco Montepaone


Al Circolo Placanica, in occasione del centenario dalla fine della Prima Guerra Mondiale, è stato il generale Pasquale Martinello, coadiuvato dal maggiore Francesco Montepaone, a intrattenere soci ed amici, su argomenti apparentemente ostici, ma sempre ricchi di fascino, come guerra, pace, trattati, equilibrio europeo, diritti, speranze e autodeterminazione dei popoli. Nel salutare gli illustri ospiti, il Presidente del Circolo, Venturino Lazzaro, non ha mancato di sottolineare come i trattati post-bellici, con fatica raggiunti e sottoscritti dai vincitori, abbiano finito per conseguire non tanto una pace duratura, quanto semplicemente un “armistizio” di venti anni, visto il successivo precipitare dell’Europa in un nuovo disastroso conflitto mondiale.  La conversazione è stata introdotta da un suggestivo, breve filmato che ha rievocato le fasi più significative del grande confitto, dalll’Isonzo, a Caporetto, al Montegrappa, al Piave, fino alla capitolazione definitiva dell’Austria, e alla celebrazione della salma del Milite Ignoto. Il Generale Martinello ha quindi iniziato a delineare un panorama nel quale, con diverse e diversamente motivate ambizioni, ogni Nazione, tra quelle riuscite vittoriose dalla guerra, cercava da una parte una necessaria ricostruzione interna, e dall’altra l’individuazione di meccanismi politico-diplomatici che potessero conservare al meglio l’equilibrio e la pace conseguita. I trattati di pace, iniziati all’indomani della fine del conflitto, non ebbero in realtà un percorso agevole. E ancora meno agevole fu, dapprima la loro attuazione, e in seguito il mantenimento delle condizioni troppo ottimisticamente (e forse superficialmente) immaginate. Emblema dello scarso entusiasmo suscitato dai trattati fu l’impresa Fiumana, che definiva  “vittoria mutilata” quella che le diplomazie attribuivano a una Nazione, l’Italia, che aveva sacrificato nel conflitto centinaia di migliaia di giovani vite. Altro vulnus attribuito ai Trattati è stato quel volere “punire” in modo eccessivo (e quindi irrealizzabile) la sconfitta Germania, che da quelle “punizioni” avrebbe da lì a poco tratto linfa e motivazioni per la nascita di un movimento nazionalista-oltransista, che in meno di un ventennio avrebbe di nuovo devastato l’Europa e il Mondo intero. Tra gli interessanti contributi del pubblico, quello di Nando Castagna membro di Calabria in Armi, che ha regalato ai presenti alcune testimonianze raccolte tra vari protagonisti diretti del grande conflitto, in una terra come la nostra che, pur lontana dal fronte di guerra, ha contribuito alla vittoria con un grandissimo impegno di braccia, di gambe, di sogni e di giovani vite.