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Ra.Gi. e Itis, emozioni ‘dentro’ le demenze: ‘Mai ti perderò’ foto

Presentato un dispositivo ideato dagli alunni utile in caso di wandering 

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    di Gianluigi Mardente

    Scrivere solamente della presentazione di un dispositivo progettato dai ragazzi dell’Itis Scalfaro a favore e aiuto delle persone affette da demenza sarebbe troppo riduttivo. Macchierebbe di nero quelle anime candide che oggi hanno riempito alle ore 10 l’Aula Magna dell’Istituto tecnico di Catanzaro e che hanno dipinto una mattinata di mille colori, tutti affini con grosse emozioni. “Mai ti perderò” è stato il titolo, veramente azzeccato, di un incontro e un dibattito intergenerazionale che ha fatto incontrare due mondi che abitano e alimentano lo stesso universo, cioè quello delle emozioni e degli uomini che possono vivere distanti tra generazioni ed età ma sono profondamente vicini, forse abbracciati, davanti a qualcosa che non ha età e sa fregar la morte: l’amore. L’incontro voluto dal dirigente scolastico Sanso e dall’associazione Ra.Gi, presieduta da Elena Sodano, ha messo insieme valori importanti che andrebbero trasmessi in mondovisione per far notare quanto rispetto ci sia da parte della scuola al cospetto dei malati più “insopportabili” ma che oggi hanno gridato al mondo di “non essere uno scarto della società”. Non dimenticare chi dimentica è un valore, farlo vivere con la dignità è un sentimento che lega la sua memoria con quella di chi memoria ancora ha. Questi alunni hanno progettato e ideato un dispositivo per fare in modo che nessuno si possa perdere in quello spazio ormai sconosciuto che somiglia ad un vagabondare del cervello smarrito, ma che non consentirà mai a nessuno di disperdere “gli occhi che ancora sanno parlare, pur sembrando persi nel vuoto ma che in realtà esprimono l’esigenza che qualcuno e qualcosa riempia ancora le loro menti. Perchè il cervello si spegne, dannatamente piano, ma la mente e il corpo esistono ancora e non hanno nessuna intenzione di essere incapaci”. Le demenze, la malattia di quel “in” che fa rima con insopportabile e inutile ma che in realtà si lega ad un’altra lingua e si sposa con “dentro”. “In” è dentro, perchè “dentro”, quei giovanotti senza memoria, ci sono ancora e ci sanno ancora entrare.

    MAI TI PERDERO’: Al tavolo dei lavori il dirigente Sanso, la presidentessa Sodano, la moderatrice Ferragina e la professoressa Rocca oltre ad una psicologa della famiglia Ra.Gi. Interventi che mirano proprio a puntare il senso della giornata in un aspetto molto significativo e non solo pratico. “La scuole deve essere a contatto con il suo territorio – dirà Sanso- e voi giovani non potete disconoscere i problemi della nostra terra e quanto accade fuori dalle aule. Voi ragazzi e la scuola dovete essere portatori di valori sociali e per farlo dovete partecipare attivamente alla risoluzione dei problemi attraverso il vostro genio”. Un pensiero che si associa a quello della professoressa Rocca che dirà che l’Istituto deve tentare “di migliorare il contesto sociale attraverso il rapporto e il dialogo intergenerazionale facendosi carico dei problemi sociali, guardando alla storia per agire nel presente e costruire il futuro. Nell’attesa che i progressi medici – scientifici trovino risposta alle demenze, noi come la Ra.Gi., offriamo il nostro contributo attraverso la realizzazione e progettazione di un dispositivo antismarrimento per andare incontro ai malati di Alzheimer e ai loro familiari. Ecco come nasce “Mai ti perderò”. Sarà toccante l’intervento di Padre Francesco, sacerdote con una madre malata di demenza, che si rivolge ai giovani e chiede loro di avere la capacità di “guardare attraverso gli occhi spenti di questi pazienti. Non è vero che non parlano più, dicono molto e si aspettano che noi li comprendiamo. Non sono inesistenti, sono ancora qui e possono darci molto. Guardate quegli occhi, scovateci dentro”. Un susseguirsi di applausi, di emozioni e di sorrisi che mettono insieme i giovani di una scuola con gli ospiti del complesso Ra.Gi. , oggi presenti in aula magna. Qualcuno di loro piange ed esulta quando colgono di non essere soli, quando colgono di non ricordare ma di non essere stati dimenticati. Si può dimenticare , ma non si può essere dimenticati. La parola passa ad Elena Sodano che parla di quanto fa la sua associazione, del nuovo metodo Teci, intervento sperimentale di cura delle emozioni attraverso un contatto corporeo e il risveglio della mente per combattere il lento spegnimento del cervello atrofizzato. La Sodano cambia la prospettiva di sguardo alle demenze: non più come “non c’è nulla da fare” ma ascoltare quello che i pazienti vogliono ancora che si faccia. Cambia l’approccio medico e scientifico , non si seda un malato violento ma si prende un ceffone in faccia e si sorride. Cala il silenzio, quei ragazzi si emozionano. E allora il lavoro sul dispositivo che hanno messo in piedi non diventa uno strumento e basta, rappresenta un valore.

    IL DISPOSITIVO: Gli studenti dell’Itis hanno pensato ad un apparecchio non ingombrante che si possa facilmente attaccare alla cinta dei pantaloni. Al suo interno, oltre a delle batterie di grossa autonomia, una scheda sim da ricarica per scaricare i dati e la tecnologia Gsm, Gps e Arduino nano. Difficile a dirsi, facile nella comprensione grazie alla spiegazione dell’alunno Antonio Fuoco (foto in basso). Il dispositivo dotato di microchip è collegato ad uno o più smartphone che dovranno scaricare un’app specifica e una di delocalizzazione (maps per esempio) in modo che si sappia in tempo reale dove si trova il paziente colpito da wandering (il comportamento che porta a camminare, anche di notte, per lunghi tratti un paziente affetto da Alzheimer, ndr). Funzionale, facile, producibile in tempi rapidi e che “potrebbe diventare l’inizio di un vostro ottimo lavoro”, dirà la Sodano. Si allaccia così il rapporto tra Itis e Ra.Gi, destinati ad abbracciare la loro terra e i suoi valori per accrescere l’integrazione sociale e far comprendere al mondo che non si dimentica chi non riesce più a ricordare. Le testimonianze di due pazienti, che sottolineano che queste malattie non colpiscono solo gli anziani, rappresentano la tenerezza e le emozioni forti di un incontro tra giovani e meno giovani che non hanno parlato di storia e di memoria ma hanno urlato il messaggio che la vita è oggi, quella del nostro tempo. E va vissuta. Insieme.

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