Istituto vigilanza: efficace revoca dimissioni di sei dipendenti

La decisione del giudice del lavoro che ha accolto il ricorso presentato dall'avvocato Pitaro. L'azienda dovrà risarcire lavoratori

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    Dovranno essere risarciti sei ex dipendenti dell’ Istituto di Vigilanza Privata Notturna e Diurna che nel novembre scorso dopo aver inviato la comunicazione di revoca delle loro dimissioni presentate tre giorni prima in seguito alla non corresponsione di diverse mensilità si erano viste rispondere dall’azienda che la revoca non poteva essere “presa in considerazione sulla scorta del fatto che, già dal ricevimento della stessa comunicazione di dimissioni, la Società aveva provveduto a riorganizzare il lavoro a salvaguardia della produzione e della produttività”. L’Istituto aggiungeva pure che  in considerazione delle dimissioni “hanno fatto seguito ad altre venti per lo stesso reparto, con il manifesto intento di cagionare danni alla Società in qualità di appaltatore pubblico, è da ritenere il comportamento univoco dei lavoratori che hanno voluto scientemente cagionare gravissimi disservizi”. Per quanto sopra è venuto meno il rapporto fiduciario – si leggeva ancora nella risposta dell’azienda alla revoca –  e il contratto di lavoro deve intendersi risolto”.

    La decisione, che aspetto ancora più importante sancisce la legittimità della revoca delle dimissioni inviate dai lavoratori è arrivata nei giorni scorsi dal giudice del lavoro del Tribunale di Catanzaro Francesco Aragona che ha accolto il ricorso avente oggetto impugnazione del licenziamento presentato dall’avvocato Giuseppe Pitaro per conto di Salvatore Tinello, Aldo Scarfone, Francesco Remorgida, Francesco Marino, Massimo Critelli e Giovanni Brofferio. Il giudice nel suo pronunciamento sottolinea che: ‘ Non è vi è dubbio che l’istante abbia legittimamente esercitato il suo diritto di pentimento, nelle forme e nei termini stabiliti dalla legge, privando di effetti il recesso previamente comunicato al datore. Conseguentemente, parte resistente non aveva il potere di rifiutare la revoca delle dimissioni, trattandosi di un diritto potestativo rispetto al quale il datore si trova in uno stato di soggezione. Tanto più che – per come dedotto dal ricorrente e non contestato dal datore che non si è costituito in giudizio – le dimissioni appaiono, nel caso concreto, sorrette da giusta causa, essendo state presentate a fronte della mancata corresponsione della retribuzione. Il giudice ha  considerato efficace la revoca delle dimissioni e condannato “la società resistente al risarcimento del danno in favore di parte ricorrente, liquidato in misura corrispondente alle retribuzioni non percepite dal momento della revoca delle dimissioni fino al giorno della sentenza, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria. e “alla refusione delle spese di lite sostenute da parte ricorrente che si liquidano in complessivi € 1.500,00, oltre I.V.A. e C.P.A. come per legge, da distrarsi ex art. 93 c.p.c. in favore del procuratore di parte attrice”.

    R.t.

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