25 aprile, liberi dall’intolleranza

La riflessione sulla giornata odierna da parte dell'avvocato Nunzio Raimondi

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    di Nunzio Raimondi

    La liberazione dal regime nazifascista è un fatto storico che riguarda l’Italia,ma non tutta.È forse questa la ragione profonda per la quale gli italiani tutti si rifiutano di farne memoria unanime. Certo,la memoria storica un po’ sbiadita,la polemica politica,fa poi il resto:ma il nodo della questione è che,dopo oltre settant’anni di democrazia,il Paese è ancora diviso.E questa divisione è connotata da un tratto culturale e sociale irrisolto dell’Italia,in fondo non pienamente consapevole della sua storia e,quindi,socialmente immatura anche rispetto ad altre democrazie avanzate.Se così non fosse non avrebbero trovato alcuno spazio i vaniloqui propagandistici di Berlusconi,di Renzi,oggi di Salvini e Di Maio:tutti frutto di una strumentalizzazione del mezzo in luogo di una valorizzazione del fine.Un mezzo oggi tecnologico e quindi capace di farci vedere da vicino le persone,con tutti i loro difetti,capace di farci accedere direttamente alla manipolazione politica che,detto a chiare lettere,c’è sempre stata.Ma questa valorizzazione del mezzo, che connota oramai la comunicazione politica,inaugurata in Italia molti anni fa da un imprenditore di successo che -con le sue televisioni- vendette agli italiani sogni con la tecniche di vendita dei detersivi,oggi praticamente imperante a tutti i livelli (stupisce soltanto che se ne siano appropriati anche i giovani politici,i quali tendono a sottrarsi al confronto con i contenuti affidandosi soltanto alla “novità” presunta del mezzo…),ha mandato in soffitta i contenuti ed ha prospettato un cambiamento che sembra,a ben vedere, soltanto formale e strumentale alla raccolta del consenso.Perché sia il populismo che il sovranismo sono affetti dalla medesima matrice virale,una tossina endemica nella società italiana,quella dell’intolleranza.Lo avevamo intravisto per tempo nel 2017 all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro,organizzando il Convegno mondiale su “Diritti umani e crisi della tolleranza”:la linea evolutiva era molto chiara. Il vero nodo della questione è,quindi,la crisi della tolleranza:Un valore irrinunciabile nato dalle macerie della guerra e tradotto nella Costituzione italiana in modo esemplare nei principi di eguaglianza e di solidarietà. Ebbene,nel periodo più buio della sua storia,l’Europa continentale e,con essa,anche la nostra amata Italia,ha valicato le alte mura della tolleranza. Quali sono state le conseguenze? La storia d’Italia ci dice che il coraggio è stato confuso con la prepotenza, incrementando le tendenze divisive che da sempre -per ragioni storiche risalenti alle vicende preunitarie- hanno caratterizzato la nostra penisola.Da questa radice si sono sviluppati i pericolosi germi della discriminazione e della violenza giunti, perfino,al tragico epilogo delle leggi razziali. Questa politica modesta e folcloristica di oggi è ridicola almeno quanto quella che vivemmo nel Ventennio (da qui le precipitazioni dirette a rievocare improbabili assonanze…),perché rimane in superficie e si contraddice ad ogni piè sospinto, dimostrando di non avere un proprio orizzonte.Che’ quest’orizzonte,nonostante “il sol dell’Avvenire”,non ebbe neanche il Fascismo,crollato proprio sulla sua stessa intolleranza. Un’intolleranza che non è neanche soltanto autoritarismo,ma è indifferenza per l’altro,in una parola:”me ne frego”. Ecco da cosa siamo stati liberati,da cosa ci siamo liberati,al prezzo di tantissime vite umane,il 25 aprile di settantaquattro anni fa’:non soltanto dall’occupazione nazista e dal regime fascista,non soltanto dal “male” per l’Italia (concetto quest’ultimo in se’ divisivo), ma da quel “non mi interessa”,dalla prepotenza e dalla sopraffazione,scambiati per coraggio,dalla violenza e dall’oppressione da cui sono poi nate le libertà civili consacrate nel nuovo patto sociale:la Carta Costituzionale. È stato giustamente detto che si è trattato di una vittoria: è proprio così,una vittoria dei diritti e dei doveri di una Repubblica democratica contro una dittatura ed un regime.Ma non si dica che si è trattato di una vittoria di una parte sull’altra:è stata una vittoria della libertà sulla sottomissione,sulla soggezione,sulla tirannia,sull’oppressione, sulla dipendenza,sulla costrizione,sulla proibizione,in una parola sull’intolleranza. È questo il contenuto della liberazione aldilà degli sproloqui di questi giorni e le ridicole prese di distanza:è questo il bene da preservare,a dispetto della propaganda. Auguri. 

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