AMARCORD-Ricordo indelebile del vecchio mercato di Catanzaro

La panetteria, l'odore del pane e del basilIco fresco. Oggi nella stessa zona sorge il Politeama 

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    di Elisa Giovene

    Sembra quasi strano pensare che di alcuni profumi, se ne possano conservare anche i ricordi. Eppure, è così. Fra i vari ricordi del passato, anche questa particolarità può far parte del nostro “bagaglio” personale e certamente non si può dimenticare il profumo del pane cotto negli antichi forni a legna, l’odore del basilico fresco degli orti e quello dell’olio delle conserve fatte a mano. E’ quanto racchiudeva il vecchio mercato ora non più esistente, che si trovava nel cuore del centro città, nella zona ove attualmente si trova il nuovo Teatro Politeama.

    Doverosa una premessa che riconduce ad una significativa conversazione con Gianni Bruni, profondo conoscitore della storia della città, si apprende, infatti, che prima della pianificazione del progetto del mercato che poi venne attuato, un’altra idea progettuale era stata precedentemente presentata. In prossimità del “Convento di Santa Chiara” (attuale Legione dei Carabinieri), esattamente sul lato nord, esisteva un’ampia area denominata “Largo Ariella”, dove fino al 1688 veniva svolta una considerevole fiera, con un attivo commercio dei più bei damaschi in seta lavorati a Catanzaro. Quando l’area divenne di proprietà comunale, fu presa in considerazione come luogo adatto alla costruzione di un mercato generale ad uso della città.

    Nel 1877, fu quindi assegnato l’incarico progettuale alle “Officine e Fonderie Archimede” di Messina. Il progetto prevedeva la costruzione di un mercato ad un piano con struttura in ferro, purtroppo l’idea non ebbe i dovuti consensi ed il tutto venne definitivamente archiviato (nell’area successivamente venne realizzata l’attuale Villa Trieste). Soltanto dopo vari anni, il Comune riprese l’idea del progetto mercatale, dando il via all’iter esecutivo dei lavori nel 1926, che trovarono la vera concretizzazione il 18 novembre del 1927, affidando i lavori alla “Società Latina per Imprese di Costruzioni” che edificò la struttura, una delle prime in cemento armato, nel luogo dove era poi ubicato. Di quel singolare posto, come prima si accennava,  ne prevalevano in particolar modo gli “odori”, quegli odori di genuinità che una volta primeggiavano sulle nostre tavole. Il mercato non era, comunque, un luogo semplicemente deputato al commercio, altresì era considerato un punto cruciale ove predominava il vero folklore cittadino, dove si mescolavano “persone” e “personaggi”.

    L’edificio, dalle grandi vetrate, constava di due piani, nella parte superiore risiedeva il Comando dei Vigili urbani e numerose botteghe deputate alla vendita del pesce, mentre al primo piano, nella parte centrale erano disposti tutti i banconi dei vari venditori, generalmente di frutta,  altri invece avevano una collocazione laterale in piccoli “anditi” e per lo più si trattava di macellerie e pollerie. Nella sala del primo piano si svolgeva la parte predominante del commercio, a gestire i vari banchi erano persone del “popolo”, che si contraddistinguevano per la genuinità non solo della merce in vendita. Nell’ampio ingresso, subito colpiva il chiacchiericcio degli acquirenti, ma anche il clamore dei vari commercianti che offrivano la propria merce. Sui banconi, l’esposizione era particolarmente “appetibile” e “colorata”, con frutta, ortaggi, enormi scatole di sardine, baccalà essiccato, salumi di diversa qualità, formaggi e carni di vario genere, anche all’esterno erano disposti altri “stand” di frutta e numerosi erano i contadini che sulle scale esponevano nelle ceste i loro prodotti.

    Chi si recava per gli acquisti, per lo più massaie per la spesa giornaliera, aveva il proprio punto di riferimento ed era quasi normale che si creasse quella sorta di comunione, il mercato infatti rappresentava l’anima della città con tutte le sue particolari sfumature. Il mercato, venne poi demolito nel 1992 e si annovera fra quegli edifici che, per il deterioramento delle strutture, vennero smantellati per dare seguito anche a nuove prospettive. Il nuovo Teatro Politeama, che attualmente primeggia al suo posto, costituisce una considerevole parte della nostra città con la sua grande valenza, ma, in un angolo del cuore di molti catanzaresi ancora vive benevolmente il ricordo del vecchio mercato, che rappresentò una fase significativa della storia cittadina.

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