Chiude stagione teatro Politeama, entusiasmo per Butterfly (VIDEO)

L' opera sublime diretta per la nuova produzione del teatro da Mauro Avogrado ha coinvolto artisti calabresi e messo in evidenza le performance dell'Orchestra Filarmonica della Calabria e del Coro Siciliano


di Carmen Loiacono

L’entusiasmo che accompagna la lirica a teatro, a Catanzaro, è sempre molto intenso. Lo è stato anche ieri sera con la “Madama Butterfly” di bche il Teatro Politeama ha voluto presentare in chiusura di stagione, giusto finale per un cartellone che alla Fondazione ha riservato non poche soddisfazioni. Più che motivato dunque, a spettacolo concluso, da parte del direttore generale Aldo Costa e del sovrintendente Gianvito Casadonte, il malcelato compiacimento di fronte ai circa dieci minuti di applausi che ha tributato nei confronti del palco il numeroso pubblico, con un teatro quasi al completo in ogni ordine.

Merito sicuramente di un’opera sublime, capace di infiammare anche i cuori più freddi, dalla trama coinvolgente e dalle musiche eterne, ma anche di una produzione dignitosa che ha messo in gioco, da parte del teatro catanzarese, carte non da poco. Prima di tutto l’allestimento: le scene e i costumi utilizzati, ripresi e reinterpretati da Michele Della Cioppa, sono gli stessi che il Teatro aveva realizzato quattordici anni fa per la produzione – quella in toto – della Butterfly con regia di Italo Nunziata, diretta da Guillaime Tourniaire, quindi a firma di Luigi De Navasquez. All’epoca, per dirla tutta, le scene furono create di sana pianta all’interno dei locali del Politeama, così come i costumi che non solo furono cuciti in base ai bei bozzetti di De Navasquez, ma le cui stoffe furono addirittura tinte in un’apposita sala adibita a tintoria, appunto. Erano periodi storici – del teatro di Portoghesi – più favorevoli, ma non per questo è da meno la scelta di quest’ultima stagione, con l’offerta di ben due opere liriche, una in apertura – “Don Giovanni” di Mozart – e una in chiusura di cartellone, che per forza di cosa – vedi alla voce economia -, ha dovuto “appoggiarsi” a scene e costumi già esistenti. 

La regia, per questa edizione, è stata affidata a Mauro Avogadro, per cui l’impronta è stata molto più d’azione, in qualche modo, con una evidente matrice teatrale più che operistica. Recitazione più accentuata per i cantanti – tra l’altro in perfetta tendenza con l’opera contemporanea -, sensualità evidenziata, non è mancata qualche enfatizzazione discutibile: è il caso del suicidio di Cio Cio-san – la protagonista -, che sicuramente nel testo originale, ma in genere in scena non avviene mai davanti al figlioletto (il bravissimo Alessandro Carioti), e che qui a dispetto del gioco di luci, troppo lieve e non immediato, non ha chiarito la differente collocazione dei due personaggi scelta da Avogadro.

Buona, come sempre, la prova dell’Orchestra Filarmonica della Calabria diretta dal maestro Filippo Arlia, stipata in una buca sempre troppo piccola per la lirica, che ha dovuto giostrarsi, riuscendoci, con alcune difficoltà tecniche, ad esempio dovute, nel primo atto, a una netta differenza di volumi tra il coro e le voci soliste, con il primo abbassato per permettere purtroppo a queste ultime, ad alcune nello specifico, di raggiungere la platea. Il Coro Siciliano diretto da Francesco Costa ha in realtà centrato il colpo, animando con relativa forza tutto l’inizio della Butterfly ed eseguendo una meritevole parte a bocca chiusa, a fine secondo atto. Buona l’esibizione di tutti i personaggi secondari – il mezzo soprano Nicole Brandolino (Suzuki), il baritono Fabio Previati (Sharpless), il tenore Jorge Morata (Goro), ma anche il basso Pietro Toscano (zio Bonzo), e i catanzaresi Davide Minoliti (Yamadori, tenore) e Giorgia Teodoro (Kate Pinkerton, mezzo) -, sono state le voci dei protagonisti a sembrare quelle meno in forma. Mentre per Madama Butterfly, il soprano Amarilli Nizza, l’esibizione è stata in crescendo, partendo con un primo atto in cui è parsa spigolosa, fino a non emozionare come avrebbe dovuto nella celebre “Un bel dì vedremo” , ma in netta ripresa nel terzo atto,  le perplessità iniziali riservate a Pinkerton, il tenore Fabio Armiliato, tali purtroppo sono rimaste fino alla fine.