L’infanzia violata e rubata dei bambini di Viale Isonzo

Negli inferi della città esiste una palestra del male dove si allenano nuove leve della delinquenza 

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    Di Giulia Zampina 

    Quanto vale il futuro di una bambina di 12 anni a Catanzaro in Viale Isonzo? Ha il valore di 47 dosi di eroina. (Leggi) Quanto vale la vita delle persone che acquisteranno quell’eroina, per chi non si fa scrupolo di utilizzare una minorenne per consegnarla? Niente, il futuro e la vita non valgono niente in un angolo di una città capoluogo di regione in cui si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto di Viale Isonzo e delle zone limitrofe. Non è la prima volta che un’operazione di polizia porta alla luce lo squallore più grande, quello di utilizzare i minori come corrieri della droga. Catanzaro non è certo l’unica città in cui questo avviene. Ma nessuna circostanza può essere tale da giustificare che una donna di 67 anni, prima madre e poi nonna, rubi l’innocenza ad una bambina di 12 anni assoggettandola a logiche criminali, esercitando su di lei un potere vessatorio anche davanti ai poliziotti dicendole con modi bruschi, nel momento del fermo, “dacci a rroba”.

    Nell’ora in cui i poliziotti della Squadra Volanti della Questura di Catanzaro, diretta da Amalia Di Ruocco, agli ordini del vicequestore Giacomo Cimarrusti e del commissario capo Antonio Trotta, si trovano a Viale Isonzo per la normale attività di controllo del territorio, quella bambina di 12 anni doveva essere a scuola. Il suo unico pensiero sarebbe dovuto essere come provare a non prendere un brutto voto. E poi uscita, da scuola, il pranzo a casa, i compiti, gli amici, le prime prove per somigliare a qualche personaggio famoso.

    E invece nulla di tutto questo. Sua nonna, e probabilmente il resto della famiglia, le hanno rubato l’infanzia, non le permetteranno di avere un’adolescenza e la faranno diventare un’adulta come loro. Senza un confine tra il bene ed il male, senza la possibilità di sapere cosa è davvero l’amore di una madre o di una nonna. Viale Isonzo non è più solo il centro della malavita, non è solo la piazza di rifornimento di giovani catanzaresi, spesso benestanti, che arrivano negli inferi della città con le tasche piene di soldi contanti per risalire sui Tre Colli o continuare la discesa verso il mare, con le tasche piene di droga.

    Viale Isonzo è la palestra del male dove si allenano le nuove leve della delinquenza che, dal canto loro a 12 anni, sono inconsapevoli di ciò che stanno facendo e ignari del fatto che c’è altro oltre quelle curve e quelle selve di vegetazione incolta, che le case non sono quei casermoni informi non finiti o gli accampamenti nascosti.

    Ed è in questo punto preciso della storia che la responsabilità diventa sociale e collettiva. Perché se la responsabilità penale è personale, quella dell’educazione alla convivenza e alla socialità è di tutti.

     E finché ci sarà un angolo di questa città in cui ragazzini di 12 anni verranno utilizzati come corrieri della droga, allora il fallimento della società civile sarà totale e sarà di tutti. Di chi governa, di chi sta all’opposizione, di chi deve decidere dei destini delle storie che ha davanti. O si cambia o si muore disse qualcuno. E questo oggi, dopo che una ragazzina di 12 anni è stata fermata con addosso della droga pronta per essere messa sul mercato, vale più di ieri per il futuro di tutta la città.

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