‘Donne nel buio’, no alla violenza (VIDEO)

Rotary, Ande e Universo Minori insieme per una campagna di sensibilizzazione. “Se il dato dei femminicidi è allarmante, lo è di più quello dei casi sommersi”  

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    “Grande partecipazione per l’iniziativa “Donne nel buio. No alla Violenza” promosso dal Rotary Club Catanzaro,  Rotary Club Catanzaro Tre Colli, Ande – Associazione nazionale donne elettrici e Universo Minori, che si è tenuto oggi nella sala del Consorzio di Bonifica. 
    L’evento è stato moderato dalla presidente dell’Ande, Marisa Fagà, che insieme alle altre associazioni hanno organizzato questo evento per far sentire forte “il nostro grido – ha detto – contro la violenza sulle donne”.

    Sono intervenuti Maria Francesca Cosco, presidente del Rotary Club Catanzaro, Maria Teresa Laurito, avvocato del Foro di Catanzaro, il presidente del Rotary Club Catanzaro Tre Colli, Rossella Felicetti, il già Procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro, Raffaele Mazzotta, Rita Tulelli, presidente associazione Universo Minori e l’avvocato del Foro di Catanzaro Saverio Loiero. 

    Le conclusioni, invece, sono state affidate al Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro, Giuseppe Iannello che pur complimentandosi per una sala gremita, ha evidenziato che avrebbe preferito vedere molti più uomini all’evento: “Assistiamo ormai ad un’escalation della violenza spaventosa – ha dichiarato – e ciò che ci preoccupa maggiormente è che le violenze che conosciamo rappresentano solo una piccola parte del numero reale dei casi che purtroppo non vengono denunciati. Se ci spaventa il dato dei casi di femminicidio, dovrebbe allarmarci di più, dunque, il dato delle violenze sommerse. Bisogna promuovere una cultura del rispetto e del diritto umano della donna e di ogni soggetto in generale”. 

    L’avvocato Maria Claudia Conidi è intervenuta sul caso di una donna che è stata segregata per 10 anni, “vittima non solo di violenza sessuale – ha spiegato -, ma di ogni tipo di violenza”. “E’ un caso estremo, ma emblematico – ha concluso – per capire che il fenomeno deve essere arginato con gli strumenti che lo Stato ci mette a disposizione”. 

    Daniela Amatruda

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