‘Se una notte un viaggiatore e un bambino arrivassero a Catanzaro’

La riflessione dell'architetto Sante Foresta . Quei vasi? Forse sarà un deposito 

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    Riceviamo e pubblichiamo. 

    Se una notte d’inverno un viaggiatore e un bambino … arrivassero nel Centro Storico di Catanzaro, bisognerebbe solo sperare in un blackout della pubblica illuminazione!

    Considerazione amara e triste per chi vive in questa Città ed è anche affettivamente legato ai luoghi urbani centrali che hanno fatto la Storia Nobile del Centro Storico e che, oggi, sono mortificati da forme di degrado e abbandono che hanno preso diffusamente il sopravvento.

    Proviamo ad accompagnare l’ipotetico viaggiatore e il bambino in Città, nel cuore e nel salotto storico della Città, a partire da ciò che resta dell’Antica Porta di Mare, da sud a nord. Il luogo è completamente anonimo, nessun segno storico dell’Antica Porta, sebbene ancora solo in parte evidente, è adeguatamente valorizzato e il vecchio casello del dazio nonostante riporti lo stemma della Città è praticamente allo stato di rudere circondato da rifiuti di ogni genere. Nell’area dell’Antica Porta e lungo la via di accesso trovano spazio con soluzione di continuità: cartoni, cassette di frutta e verdura e scarti di ogni genere; gli unici spazi verdi sono ridotti a depositi per plastica, cartoni e cassette da ortofrutta lasciati al loro triste destino.

    Il viaggiatore e il bambino si spostano e vanno verso l’area parcheggio (ovviamente a pagamento per la qualità del servizio offerto) sottostante Bellavista. Restano senza parole davanti alla sequenza di una orribile scena urbana costituita da: un ascensore ancora non funzionante sebbene potrebbe essere molto utile; delle scale di accesso di collegamento con Bellavista ridotte a vespasiano pubblico per uomini e animali; un parcheggio abbandonato diventato territorio di topi e gatti (che fortunatamente limitano il fenomeno dei primi); le antiche mura della Città con archi in muratura di pietrame a vista occultate da rifiuti di ogni genere; in alto, se il viaggiatore e il bambino riuscissero ad arrivare senza inciampare in escrementi di ogni genere, un terrazzo panoramico chiuso con tanto di cartello di divieto di accesso. Questa la prima scena del crimine: che ve ne pare? È un film horror o una scena del crimine urbano? Perché aver ridotto questi luoghi in questa condizione, può considerarsi sicuramente un crimine! Il bambino vorrebbe scappare e andare verso il mare.

    Qui compare anche il primo degli oggetti misteriosi presenti in Città: si tratta degli informatori multimediali, regolarmente collegati alla rete elettrica, ma senza nessuna informazione fin dalla loro installazione avvenuta circa 10 anni fa. Chi ha pagato questi informatori multimediali? Perché non vengono rimossi?

    Ma il nostro viaggiatore e il bambino non si fermano e provano a percorrere Bellavista attratti dagli odori provenienti dai primi esemplari di vasi (tipologia vaso grande). Ma non si tratta di fiori ed essenze profumate, bensì di deiezioni di cani di taglia medio/grande. Vedremo poi che si è pensato anche ai cani di taglia piccola collocando centinaia di vasi di altezza adeguata (tipologia vaso piccolo). Cosa dire di Bellavista: le attività commerciali sono sparite tutte! Senza nessuna eccezione! Sono stati anche rimossi gli unici attrattori appositamente pensati per quel luogo, si trattava di potentissimi cannocchiali – uguali a quelli in uso sul terrazzo dell’Empire State Building a New York – che consentivano l’introspezione nelle case adiacenti Bellavista. Sono stati rimossi a seguito di formali proteste dei residenti. Chi ha pagato quei cannocchiali? E dove sono adesso? Restano le panchine, o meglio restano pezzi di panchine …

    Arrivati a Bellavista, il nostro viaggiatore e il bambino, possono decidere se avventurarsi e scendere lungo le scale mimetizzate nel verde spontaneo per dirigersi a Stratò – dove un’altra Porta della Città è stata opportunamente distrutta – o andare a Villa Trieste …

    Il viaggiatore, per far felice il bambino, decide di andare alla Villa (come si diceva tempo fa in Città: bambini domenica tutti alla Villa!). Risalgono quindi verso Corso Mazzini dove ammirano in sequenza nella scena urbana dell’orribile crimine: la vegetazione spontanea sulla facciata principale della Chiesa di San Francesco; le prime apparizioni delle strisce blu sui marciapiedi – tenuto conto che i pedoni sono spariti almeno usiamo i marciapiedi per far parcheggiare le auto e fare cassa; la stazione della funicolare ovviamente ancora chiusa (capisce quindi che da lì non potranno tornare facilmente a valle usando un mezzo pubblico); le prime apparizioni di serrande abbassate di negozi che oramai sono solo un ricordo; vari vasi in pietrame utilizzati come dissuasori; arredi urbani costituiti da antiche pedane in legno pregiato in aree pubbliche; il cantiere della Questura a Santa Caterina.

    Iniziano qui a comparire altri oggetti misteriosi, scopriremo poi che sono molto diffusi nel centro storico. Si tratta di elementi di arredo urbano a bandiera che dovrebbero servire per riportare le indicazioni pubblicitarie dei negozi presenti lungo il percorso. In realtà in nessuno e, il viaggiatore osserva in nessuno di questi oggetti misteriosi, è presente anche la sola minima indicazione dei negozi presenti su Corso Mazzini! Chi ha pagato questi oggetti misteriosi e inutili? Perché non vengono rimossi, se inutili e inutilizzati?

    Ma il viaggiatore e il bambino proseguono e osservano la sequenza di vetrine: un negozio aperto e due chiusi fino ad arrivare davanti al Teatro Politeama. La Piazza è invasa dalle auto che saranno regolarmente multate solo nei giorni feriali e mai nei giorni festivi e pre festivi in concomitanza degli eventi ospitati dal Teatro. Indescrivibile lo stato in cui si trovano la piazzetta e i locali che avrebbero dovuto essere attività commerciali. Ma il viaggiatore si chiede: come mai la Piazza è invasa dalle auto se a pochi metri da qui c’è un parcheggio collegato con ben due ascensori? Scoprirà poi che gli ascensori non funzionano da anni, che il parcheggio è chiuso, che l’area è stata addirittura oggetto di bonifica con soldi pubblici, che la vegetazione spontanea sta prendendo il sopravvento ed è ormai l’unica soluzione sulla quale sperare per nascondere questo obbrobrio urbano! Non solo, scopre anche che camminare su Via Milelli è pericoloso perché la strada sta franando nel Musofalo, che un patrimonio pubblico recuperato con fondi pubblici (l’ex macello per capirci) è abbandonato, che la strada è invasa da oggetti di ogni genere, che esiste un parcheggio su un precipizio … Decide allora di tornare indietro per visitare la Villa e fare felice il bambino!

    Ed eccoci alla Villa! Il viaggiatore si accorge che: hanno rubato Biancaneve e i sette nani ahimè, le vasche dei pesci sono tristemente vuote, i bagni pubblici sono chiusi, dalla vegetazione si propaga pericolosamente la processionaria, i giochi dei bambini sono spariti, acqua dalle fontanelle non ne scorre, palloncini e popcorn non ne vende più nessuno, buona parte della Villa nella parte bassa è stata adeguatamente cementificata, il verde è in stato di totale abbandono così come i vialetti, resiste però fortunatamente la biblioteca, ma sicuramente, pensa, ci staranno lavorando! Il bambino piange, piange e urla: andiamo via!

    Il viaggiatore ritorna allora su Corso Mazzini per far ammirare al bambino i Palazzi storici di cui ha tanto sentito parlare. Arrivano così a Palazzo Fazzari e provano a capire a che ora sarà possibile visitare almeno una delle tante funzioni culturali assegnate alla parte di proprietà pubblica (in realtà si tratta di funzioni solo pensate e mai realizzate). Trovano, invece, inspiegabilmente, sulla facciata principale: cartellonistica pubblicitaria e non di ogni genere, parabole, antenne, condizionatori e, in merito alla parte pubblica, apprendono che allo stato è chiusa. Ma come? Lui ricorda al bambino che questo è stato il Palazzo nobile della Città con gli arazzi e le sete esposte dai balconi, con una galleria d’arte, con la sede di un prestigioso circolo e invece adeso la galleria di accesso è invasa dai rifiuti indifferenziati portati dal vento?

    Proseguendo verso il Cavatore con grande tristezza vedono che un altro prestigioso Palazzo è in stato di abbandono, con la vegetazione spontanea pendente da balconi e cornicioni e al piano terra tutte le serrande abbassate; di fronte si girano è ammirano un bellissimo portale di un negozio storico della Città, ma il portale è occultato e avvolto nei cavi dell’energia elettrica, di fianco un’altra serranda abbassata e nelle immediate vicinanze una piazzetta triste e desolata con una fontanella senza acqua.

    Il viaggiatore decide quindi di non avventurarsi con il bambino nei vicoletti del centro storico, pensa: se la via principale è così degradata e abbandonata con le serrande abbassate, figuriamoci i vicoletti interni, magari sarà per la prossima volta e in compagnia di architetti e storici per farci spiegare come è stato possibile offendere e colpire in maniera mortale il Centro Storico.

    Ma all’altezza del Banco di Napoli avviene dell’incredibile: il viaggiatore e il bambino non credono ai loro occhi, lui strofina gli occhiali, pensa: forse ho le traveggole, forse ci vedo doppio, triplo, multiplo, non possono essere così tanti e tutti in un posto, a destra ed a sinistra, piccoli e grandi … è la visione dell’orribile trasformato in scena urbana, un crimine commesso nel centro storico: centinaia e centinaia di vasi allineati e completamente privi di qualsiasi forma di vita vegetale all’interno!!! Si chiede: sarà un deposito? Come spiegherò al bambino cosa sono e, soprattutto, a cosa servono? Sarà una fiera per libera vendita di vasellame il cui ricavato andrà in beneficienza? Non è possibile, sarà uno scherzo e sono stati messi lì sperando che qualcuno li rubi. Ma non è così! Sono troppo pesanti, chi mai li potrà rubare o spostare, forse solo un’auto blindata ad alta velocità. Contemporaneamente, il bambino chiede: come hanno fatto a portarli tutti qui, tutti insieme? Dove erano nascosti tutti questi vasi? Ma soprattutto, chiede al viaggiatore, anche questi chi li ha pagati? Saranno rimossi? Saranno riempiti di fiori e piante?

    Il viaggiatore diventa triste, ricorda al bambino la Catanzaro di un tempo, senza cannocchiali, informatori multimediali, vasellame, antenne, parabole, condizionatori, ma soprattutto con le serrande alzate e i negozianti a far festa lungo le strade per offrire i prodotti di qualità che hanno fatto diventare Catanzaro famosa nel mondo. La Città della Seta qualche secolo prima che a qualcuno venisse in mente la Via della Seta. La Città era connessa con il mondo produttivo e culturale senza bisogno di internet, i cittadini amavano e proteggevano la Città. Cittadini e amministratori non avrebbero mai permesso di offendere e mortificare nel profondo del cuore la Città storica usando dei vasi, si dei vasi quali elementi quasi unici (più avanti scopriremo i paletti) caratterizzanti la scena urbana. I bambini erano liberi di camminare e correre e divertirsi inseguendosi nel centro storico, nascondendosi ogni tanto nei portoni aperti dei Palazzi nobiliari.

    Il viaggiatore piange e si vergogna davanti al bambino quando arrivano in Piazza Basilica dell’Immacolata: lo spazio di verde pubblico antistante è totalmente abbandonato, tiene il bambino per la mano; la Piazza è circondata e chiusa da vasi di grandi dimensioni alti quasi quanto il bambino, stringe forte la sua mano, la porta di accesso della piazza è un gazebo che dovrebbe ospitare i vigili urbani. Anche questo gazebo, per fortuna diffuso in pochi esemplari, chi lo ha pagato? Avete mai visto un vigile dentro al gazebo? Il bambino chiede a cosa serve.

    A questo punto il viaggiatore scappa, tira per la mano il bambino e scappano verso l’altra Porta della Città, vanno verso Pratica, ma anche lì non trovano segni della Porta di accesso alla Città Storica anzi, il bambino inciampa e cade per via di uno dei mille pericolosissimi paletti (il progettista attento ha pensato che qua i vasi avrebbero invaso la carreggiata) piantati prima del Cavatore. Quei paletti sono come una spada conficcata nel cuore, nel cuore della Città e degli esseri umani. Anche qui l’orribile scena urbana del crimine è indescrivibile. Il bambino chiede se si tratta di un gioco.

    A questo punto il viaggiatore e il bambino proseguendo verso nord attraversano correndo Piazza Matteotti per evitare di inciampare nelle file di sedie multicolore o di bagnarsi in prossimità della bellissima fontana che ha preso il posto dell’orribile scala. Il viaggiatore ricorda che lì vicino al Tribunale c’è la sede dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e la sua Fondazione; pensa di andarci per chiedere aiuto, pensa di andare lì per parlare con qualcuno che possa intervenire per far rimuovere pali, paletti, vasi piccoli e vasi grandi, informatori multimediali, antenne, parabole e condizionatori e possa aiutarlo a perorare la giusta causa del decoro urbano e della qualità degli spazi pubblici intesi come bene comune da rispettare. È sicuro che lì potrà incontrare qualcuno in grado di aiutarlo a restituire la Città al bambino.

     

    Architetto Sante Foresta 

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