‘I vecchi giovani’ nel centro storico per educare i ragazzi al teatro

La commedia tra le 'rughe' della città 

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    L’Associazione culturale Vecchi Giovani – Ccep Unla di Catanzaro, nel programma annuale del laboratorio teatrale per ragazzi diretto dal Presidente Maurizio Gemelli, ha dedicato una giornata di educazione teatrale per bambini nel cuore del centro storico di Catanzaro nel rispetto, anche delle linee programmate nazionali dell’Unla di Roma che l’associazione Vecchi Giovani rappresenta essendo C.c.e.p. (Centro della cultura alla educazione permanente) di Catanzaro.

    È necessario – afferma Gemelli – educare gli allievi che frequentano il nostro laboratorio teatrale a conoscere il centro storico di Catanzaro per poter meglio capire la propria interpretazione nella commedia dialettale da me scritta dal titolo “Nu spiragghju ‘e lùcia” e che a breve sarà rappresentata.

    I ragazzi – continua Gemelli – hanno rivissuto i momenti teatrali che solitamente trascorrono sul palcoscenico, in mezzo alla gente dei quartieri del centro storico, Zingarello e Vallotta, per poter conoscere meglio le nostri tradizioni e la nostra lingua.

    Tutto il nostro centro storico è un palcoscenico di teatro popolare, le viuzze, gli spiazzi nelle “rughe” catanzaresi colorati da panni stesi ad asciugare, dalle mercanzie esposte dai fruttivendoli rionali, dai pittoreschi portali e basse case con muri invecchiati dal tempo, rendono magico ed incantevole una scenografia naturale nonostante negli ultimi decenni questi luoghi siano diventati “muti” senza anima, portoni chiusi e silenziosi. Ecco che l’intervento dell’iniziativa di Gemelli, ha fatto ricordare, per qualche ora, momenti di vita popolare.

    Sabato scorso i piccoli allievi del Laboratorio teatrale Vecchi Giovani, di buon mattina, hanno percorso con il trenino la tortuosa e irta linea della ferrovia della Calabria, raggiungendo il centro storico di Catanzaro. Prima tappa è stata la visita nel misterioso quartiere Paradiso (Zingarello – Sant’Angelo) sovrastato dalla Torretta del Castello e dalle sue segrete.

    Non poteva mancare la visita al complesso monumentale San Giovanni della mostra “Il Codice Romano Carratelli” organizzata in sinergia con il Vice sindaco, Assessore alla cultura avv. Ivan Cardamone e il direttore Emanuele Bertucci. Grande entusiasmo e curiosità ha suscitato nei ragazzi la visione di 99 acquarelli raffiguranti  torri, castelli e città fortificate che, nell’insieme, esprimono il sistema topografico e militare della costa centro-meridionale della regione secondo quello che doveva essere un più ampio progetto pensato dagli spagnoli Carlo V e Filippo II per difendere il territorio. Praticamente una rappresentazione fotografica di quel periodo storico che oggi consente agli studiosi di avere un quadro più completo rispetto alle vicende geo-politiche di quest’area del Mediterraneo. 

    Ma  tra le cose più interessanti di questo percorso lungo le vie di Catanzaro, continua Gemelli, è stato visitare il quartiere “Vaddhotta” e scoprire che all’interno delle “rughe” troviamo la genuinità del catanzarese con il suo modo di parlare il dialetto con vocaboli in disuso, il vicinato, i venditori ambulanti, le poche botteghe artigiane e qualche osteria con il suo tipico piatto catanzarese “il morzello”. Nel quartiere Vallotta gli attori “in erba” hanno recitato alcuni brani dialettali, improvvisando alcune scene di teatro popolare ambientato, per l’occasione nella “ruga”.

    L’obiettivo di questa iniziativa, condiviso anche dall’Assessorato alla cultura del comune di Catanzaro, è stato quello di: – divulgare alle nuove generazioni una parte delle nostre tradizioni popolari che si innesta nel quotidiano, riproponendo momenti e situazioni di una società profondamente diversa da quella attuale; – promuovere la cultura dell’infanzia, favorendo la conoscenza di antichi modelli comunicativi per una più completa integrazione e interazione tra il mondo dell’infanzia, giovanile e l’età matura e/o terza età. Quante volte, ascoltando una persona adulta, ha spiegato Maurizio Gemelli, ci è capitato di sentire delle frasi dialettali “dette” per completare un discorso, per chiarire un concetto o per rendere più comprensibile un ragionamento, e quale piacevole interesse hanno suscitato in noi queste cosiddette frasi antiche. Il suono delle parole dialettali, le rime appropriate, la chiarezza espressiva, il preciso profondo significato, fanno di questi modi di dire, delle autentiche, preziose perle da custodire e da incorniciare. Esse racchiudono certamente un immenso valore, rappresentano una chiave di lettura della nostra tradizione, un quadro del modello culturale dei nostri antenati, un preciso disegno della stratificazione sociale di quei tempi.

     

     

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