‘Quando dormisti in una 127 per non separarti dalle tue opere’

L'accorata lettera aperta intrisa di ricordi di Roberta Giuditta e Francesco Panaro della Cooperativa Atlantide al maestro Saverio Rotundo scomparso ieri

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    “Stavamo preparando gli auguri per il tuo prossimo compleanno, il 2 giugno, – scrivono Roberta Giuditta e Francesco Panaro Cooperativa Atlantide in una lettera aperta al maestro Saverio Rotundo scomparso ieri – per quei 96 anni vissuti pericolosamente all’insegna della libertà creativa e dell’amore per l’arte. Per noi eri immortale, come lo è l’Arte. Invece oggi ci sorprende una triste realtà, te ne sei andato anche tu, mastro Saverio, lasciando in noi tanti bei ricordi, qualche rimpianto e un grande insegnamento: credere sempre in quello che si fa, anche quando non ti capiscono, ti criticano e ti considerano un pazzo, essere anticonformista e visionario a dispetto delle mode. Riguardando il grande quadro che ci hai regalato quasi 25 anni fa, fatto di bottiglie di plastica colorate, molto prima che l’ambientalismo e il “plastic free” diventassero un tema mondiale, ci ritorna in mente quella prima mostra a Catanzaro Lido, nel 1995, in un’aiuola desolata sul lungomare, luogo ideale per l’arte “dell’abbandono” di cui eri il maestro. Come dimenticare che per tutta la durata di quella mostra a Catanzaro Lido, hai dormito nella nostra vecchia Fiat 127 perché non volevi, non potevi separarti dalle tue opere.

    Eri il più anziano e il più avanti di tutti noi. Dopo un anno ci spostammo in piazza Matteotti (“L’Arte e la città”, dicembre 1996, foto di Paola Gareri), dove le tue sculture presero il posto delle palme e la città prese coscienza di te (pur con qualche polemica da parte del presidente del Tribunale che considerò irrispettoso lo squalo installato nella fontana, intitolato “Il pesce rosso”). D’altra parte, un vero artista di strada come sei stato tu, abituato allo scandalo suscitato da ogni sua opera, non poteva essere rinchiuso in un museo – che peraltro allora neanche c’era in città – doveva stare fuori, in mezzo alla gente, dove tutti potevano vedere e magari criticare anche senza capire. Per celebrare quella prima mostra, ti dedicammo “InformAtlantide”, un supplemento alla nostra rivista “SISMA”, intitolato “Saverio Rotundo: l’ultimo dei Surrealisti”. Perché tu lo sei stato davvero, un surrealista, capace di giocare con la materia più grezza e più umile, con gli scarti della società consumista, con gli accostamenti più arditi, in una continua accumulazione seriale di idee, concetti, visioni, sogni, realtà, dando dignità artistica a ciò che non ne aveva.

    Quelle sculture fatte di vecchi bulloni e pezzi metallici erano, per la loro forma, degne dei grandi maestri classici e nello stesso tempo intrise di contemporaneità. Ci hai insegnato cosa vuol dire essere un artista, avere il “fuoco dentro”, vivere l’arte come una necessità, un impegno impellente comandato solo dalla passione e dall’urgenza di comunicare. Continuavi a trascinare quella carriola pesante da una parte all’altra della città, chissà quanti avranno pensato “ma chi glielo fa fare, alla sua età?”, tu dovevi farlo e basta. Eri un artista “a prescindere”, anticipatore di tanti, riconosciuto da pochi. Oggi molti diranno che ti hanno sempre considerato un grande artista, tu riderai sotto uno dei tuoi geniali cappelli”

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