Gratteri: ‘Catanzaro migliora, ma quei centri di potere…'(CON VIDEO)

Il capo della Procura ospite al De Nobili per un incontro con gli studenti organizzato in collaborazione con l'associazione "La voce della legalità"

Più informazioni su


    di Antonio Capria

    Catanzaro migliora sotto il profilo del contrasto alla criminalità, ma resta il problema dei centri di potere, quella zona grigia in cui si incontrano gli interessi illeciti della criminalità, della malapolitica e della massoneria deviata. A spiegarlo è il capo della procura antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri, parlando agli studenti dell’istituto De Nobili nell’ambito dell’incontro “Vite al servizio della legalità”, moderato da Donatella Soluri, organizzato in collaborazione con l’associazione “La voce della legalità” presieduta dall’avvocato Giulia Anna Pucci e coordinata dall’avvocato Simone Rizzuto. Gratteri ha rivendicato i risultati ottenuti grazie al lavoro della procura e delle forze dell’ordine, “non solo rispetto alla criminalità comune, ma anche grazie ad incursioni nella pubblica amministrazione”. Il futuro, secondo Gratteri, “sarà migliore”.

    Il procuratore di Catanzaro ha quindi invitato i ragazzi ad impegnarsi nello studio, considerando l’istruzione e la cultura come unica vera opportunità di riscatto. La stessa vita personale del magistrato, nato in un paese ad altissima densità mafiosa, testimonia che crescere in una realtà difficile non equivale ad una condanna, ma c’è sempre la possibilità di una scelta. Tra gli argomenti sollevati dai ragazzi il tema della efficienza e della rapidità dei processi: “Sembra manchi la volontà politica di apportare quelle modifiche normative capaci di accelerare il processo”, ha spiegato Gratteri, per il quale si dovrebbe partire dalla informatizzazione delle fasi del procedimento, e modificare le norme dell’ordinamento giudiziario in maniera da rendere “non conveniente” delinquere nel rispetto della Costituzione. Anche il giornalista Antonio Nicaso, che ha da poco portato in libreria il suo ultimo lavoro “Quando la ‘ndrangheta scoprì l’America”, ha rivolto un messaggio chiaro agli studenti: “Non bisogna cedere alla logica del compromesso, non bisogna accettare le scorciatoie. Bisogna capire che solo i sacrifici rendono liberi e quindi bisogna avere la forza di capire l’importanza dello studio”.

    L’invito è quindi quello di “non andare alla ricerca di raccomandazioni, di scorciatoie perché quando uno accetta queste logiche ne diventa schiavo, quindi deve sempre ringraziare qualcuno”. Nicaso ha quindi risposto ad alcune domande dei ragazzi, che gli hanno chiesto, tra l’altro, un parere sui modelli negativi proposti da serie televisive di successo come “Gomorra”: “Spesso queste serie tv – ha detto Nicaso – creano emulazione in contesti molto degradati con alto tasso di dispersione scolastica. Spesso i mafiosi vengono descritti come se fossero protagonisti di tragedie shakspeariane. C’è una sorta di giustificazionismo che li porta a suscitare una sorta di empatia e lo spettatore si immedesima nel mafioso. Io dico che bisognerebbe contestualizzare i film. Credo che andrebbero visti nelle scuole con degli insegnanti accanto che spieghino il contesto e facciano capire la differenza tra il documentario e la fiction televisiva. Un’attenta discussione dei film nelle scuole sarebbe opportuno per far capire le dinamiche. Recentemente c’è stata una produzione di film in cui lo spettatore si può immedesimare nelle figure positive che hanno combattuto contro le mafie, diversamente da Gomorra che propone un conflitto tra il male ed il peggio”.

    “Queste iniziative sono importanti – ha commentato l’avvocato Giulia Anna Pucci – perché la migliore prevenzione è quella della cultura, dell’atteggiamento e dell’approccio intellettuale. La nostra associazione ha al centro il confronto diretto con gli addetti ai lavori, con le personalità che quotidianamente contrastano la criminalità organizzata, e quindi cerchiamo di far luce su quelli che possono essere i campanelli di allarme nella vita di ogni giorno. Vogliamo puntare l’attenzione sulla pervasività camaleontica della mafia, quella capacità di mimetizzarsi nei molteplici settori della vita sociale e inquinarli. Crediamo che soltanto attraverso la conoscenza, l’assorbimento e la diffusione del valore della legalità e del rispetto delle regole e attraverso la formazione di un pensiero critico si possa fronteggiare e debellare il fenomeno mafioso radicato sul territorio”. L’avvocato Simone Rizzuto, coordinatore dell’associazione, ha parlato della figura dell’avvocato “al servizio della legalità”, evidenziando l’importanza del rispetto “che l’avvocato deve nutrire sia verso la toga forense sia verso la gerarchia valoriale che la toga forense sottende”.

    “Un avvocato al servizio della legalità – ha spiegato Rizzuto – non può mai dimenticare che dietro e dentro le carte processuali che compongono il fascicolo c’è un cuore che pulsa, c’è un’anima che spera, proprio perché vi è una storia di vulnerabilità di fragilità che non interessa soltanto il soggetto passivo del reato, quindi la vittima del crimine, ma anche il soggetto attivo del reato, il cosiddetto attore. Per preservare al meglio questa storia di vulnerabilità l’avvocato non deve mai seguire una logica di pregiudizio, ossia di un giudizio che venga prima rispetto alla disamina delle carte processuali e rispetto al processo quale luogo di naturale e fisiologico accertamento della penale responsabilità dell’imputato”. La dirigente del “De Nobili” Susanna Mustari ha spiegato che l’iniziativa è nata a seguito della richiesta degli studenti che hanno frequentato un corso biennale sulla legalità che li ha visti spesso protagonisti in attività di alternanza scuola-lavoro presso gli uffici della Questura. “L’istituto De Nobili – ha spiegato la dirigente – crede nella costruzione di un vero protagonismo sociale, che non significa mero studio della legalità, ma affermazione di una cultura della legalità che vada a braccetto con il valore dell’onestà che si apprende in famiglia e si vive con l’esempio e nella concretezza della quotidianità”. In apertura del dibattito Janine Sinopoli, studente del De Nobili e membro della consulta provinciale studentesca, ha condiviso l’emozionante esperienza della sua partecipazione a Palermo in occasione della commemorazione della strage di Capaci.

    Più informazioni su