L’INTERVISTA – Analisi del voto con Roberto Guerriero

La grande lezione di civiltà di Lucano non può andare perduta.

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    di Alessia Burdino

    Analizzati i dati, completate le operazioni di scrutinio anche nei comuni è ora il tempo dei bilanci. Il dato venuto dalle urne merita di essere approfondito, esaminato. Considerando, anche, che il prossimo appuntamento elettorale a cui saranno chiamati gli elettori calabresi è, decisamente, molto importante. Con Roberto Guerriero, consigliere comunale e capogruppo dei Socialisti e Democratici, abbiamo cercato di approfondire alcuni aspetti del voto di domenica.

     

    Qual è il suo bilancio del voto di domenica 26 maggio? 

     

    Il voto di domenica conferma che quello italiano è un popolo smarrito, alla ricerca spasmodica di un messia. Oggi è Matteo Salvini come ieri lo è stato Matteo Renzi e poco dopo di lui Luigi Di Maio che hanno avuto la capacità straordinaria di polverizzare in tempi record una imponente fiducia elettorale spesso immeritata altrettanto spesso immotivata. Il nostro Paese dimostra ancora una volta di aver bisogno di ‘grandi speranze’ raccontate con sapienza e furbizia da chi ha anche dalla sua un uso consapevole dei social media e stabilisce le priorità della sua agenda politica sulla base di sondaggi estemporanei stilati grazie al monitoraggio dei like. Non mi preoccupa l’avanzata leghista quanto il fatto che non sia la politica a definire le priorità ma Google Analytics a cui il viceministro guarda con particolare attenzione, più che al vangelo che ha sventolato in campagna elettorale. Leggi di contrasto alla criminalità organizzata, investimenti infrastrutturali, sanità pubblica per tutti: meno post e più atti parlamentari. Quando la demagogia prende il posto della democrazia, il populismo se la ride sornione.

     

     

    Che riflessi avrà su Catanzaro e sulla Regione?

                          

    Sul Comune di Catanzaro non vedo particolari sconvolgimenti politici, anche perché di politico già c’è ben poco. Sulla regione oramai si tratta di capire chi sfiderà Oliverio, che sembra non intenzionato a porre fine alla sua esperienza. A destra i risultati di Fratelli di Italia e di Forza Italia sembra possano arginare le pretese della Lega. Chi pensa che le percentuali delle Europee nel braccio di ferro interno al centrodestra non abbiano ricadute sul potere contrattuale per l’indicazione della candidatura a governatore si sbaglia. La performance in ripresa del Pd e le buone affermazioni del centrosinistra alle amministrative anche a queste latitudini possono rappresentare un primo segnale che se accompagnato da un vero rinnovamento, che tarda a venire, può riaprire la partita delle regionali che oggi, con il quadro immutato, è compromessa.

     

    Come commenta il dato di Riace?

    La Lega sbanca a Riace, a Lampedusa, a Castelnuovo di Porto, negli avamposti dell’accoglienza i migranti. Colpisce che quelle comunità che hanno rappresentato un riferimento per un modello virtuoso di integrazione e di capacità nella gestione dei migranti, si svelino leghisti. I cittadini di Riace sono rimasti scossi dalla vicenda giudiziaria che ha interessato il proprio sindaco, sicuramente disorientati: ma attraverso l’esempio di Lucano questo paesino della Locride ha parlato al mondo, ha narrato un’altra Calabria che non può perdersi tra i meandri delle percentuali elettorali. Dispiace che Mimmo Lucano non entri neanche in consiglio comunale. La lista “Il cielo sopra Riace” si è fermata al 29,01%, a pochissima distanza dall’altra lista di centrodestra “Riace Punto Zero”, guidata da Maurizio Cimino, al 29,10%. La differenza è di un solo voto e un solo seggio. Una differenza minima, costata anche la poltrona di consigliere comunale a Lucano. A decidere sul destino di Lucano sono state le contestazioni sulle schede nulle. E non dobbiamo ignorare il fatto che a determinare la sconfitta di Lucano è stato il voto di Riace Marina, più popolosa e meno legata al processo di rinascita del paese attraverso il sistema di accoglienza dei migranti avviato da Lucano. A Riace la Lega ha messo le sue radici dalla scorsa estate, con una sede proprio alla Marina. Radicamento, presenza, narrazione, contatto con la gente: questo continua a fare la differenza. Ma la grande lezione di civiltà di Lucano non può andare perduta.

     

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