Safe city, quando il progetto israeliano fu preferito a quello Pon

I dettagli nell'informativa della Digos allegata al provvedimento di archiviazione per gli indagati

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    di Giulia Zampina

    L’intervenuta prescrizione a carico degli indagati per l’affare Safe city, non ha cancellato dal dibattito politico le perplessità im merito alle modalità con cui il progetto era stato concepito.

    Perplessità derivanti dalla lettura degli atti di indagine ed in particolare dall’informativa della Digos della Questura di Catanzaro allegata al provvedimento di archiviazione. Al di là dei soggetti interessati, due sono gli elementi che appaiono più indicativi. Quello temporale, per la tempestività di alcuni atti e la circostanza per la quale, per far sì che in qualche modo Safe city si realizzasse fu messo da parte, annullato in autotutela e poi riproposto il progetto Tesic, che prevedeva l’installazione di telecamere nei quartieri a rischio della città.

    Venerdì 10 agosto 2012 alle 13 la giunta Comunale di Catanzaro approva il progetto Safe City, giunto al comune con mail del 9 agosto del 2012 e protocollato il 10 agosto qualche ora prima della giunta. Il carteggio fa seguito ad alcuni incontri pubblici e documentati con i responsabili della società il 7 agosto 2012. Il 13 agosto il comandante dei vigili Salerno affidava l’incarico  della redazione del progetto alla ditta a titolo gratuito tramite determina. Il 21 agosto veniva firmata la convenzione tra il Comune e la società, ma  condizione dell’accordo era che l’impianto Safe city venisse realizzato esclusivamente dalla società che, a titolo gratuito, avesse redatto il progetto. Il costo totale dei servizi per di  € 23.180. 000,00 di euro con una possibile variazione in aumento del 15% ed un ritorno economico stimato per il comune quantificabile in un aumento del 50% sulle infrazioni del codice della strada. Secondo gli investigatori della Digos si sarebbero creati i presupposti per l’affidamento diretto di un appalto da 23 milioni senza bando di gara.

    In quell’occasione, si legge ancora nell’informativa della Digos, venne sospeso anche il progetto Pon sicurezza per l’installazione di telecamere nelle zone a rischio della città, probabilmente per rendere operativo Safe city. Tanto che dopo un po’ lo stesso fu riproposto.

    Tra febbraio e marzo 2013 intanto il settore competente avviò e poi annullò in autotutela una procedura aperta per l’acquisizione di un sistema di videosorveglianza del costo di 100.000,00 euro a far valere su fondi Pon. Due giorni dopo l’annullamento in autotutela di quel bando, per mero errore materiale si legge nei documenti, e cioè il 9 marzo 2013, sempre con delibera di giunta, veniva approvato il progetto della società che avrebbe curato Safe city e veniva dato mandato di inoltrare alla Regione la necessaria documentazione per la richiesta di finanziamento, cosa che fu fatta qualche giorno dopo chiedendo alla Regione l’intera copertura finanziaria del progetto da far valere su fondi Por. Ma la Regione rispose che a disposizione del comune di Catanzaro c’erano poco più di 6 milioni di euro da dividere tra beni confiscati e contratti di sicurezza.  A giugno 2013 il Comune, rassegnatosi rispetto alla non realizzabilità di Safe city, ribandisce il progetto Tesic (quello che era stato già revocato in autotutela), affidandolo definitivamente con procedura aperta.

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