Benincasa: ‘manca una visione organica e di sviluppo della città’

L'intervento di un imprenditore all'indomani della protesta dei commercianti al Comune

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    Riceviamo e pubblichiamo intervento di Attilio Benincasa, imprenditore catanzarese

    Quale Catanzaro?

    Ci sono giornate nelle quali il sentimento di appartenenza di ognuno emerge in tutta la sua contagiosa virulenza e il 5 giugno è stata una di queste giornate: per la prima volta dopo tanto tempo un gruppo considerevole di uomini e di donne si battevano non da pecore silenti, così come qualcuno scioccamente li ha etichettati in questi anni, ma da leoni battaglieri e inferociti: erano commercianti, artigiani, professionisti, cittadini, non appartenenti ad una sola via, ad un solo quartiere, ma a tutta la città, tutti insieme a gridare con forza e con dignità per difendere, tra i propri diritti, il proprio lavoro, e l’interlocutore era il Sindaco e la sua giunta, forse sorpresa per la veemenza, dettata certamente dall’esasperazione.

    Ognuno di fronte all’emergenza penso sia disponibile a fare un passo indietro, a riconoscere sue responsabilità, suoi limiti: il commerciante non avrà forse rinnovato il suo negozio, o non sarà stato sufficientemente cordiale, il cittadino non avrà coscienziosamente raccolto le feci del suo cagnolino, o non avrà parcheggiato la sua auto in modo corretto, il politico o l’amministratore non avrà “ascoltato” a sufficienza, o avrà peccato di indolenza. Ma se ognuno di noi partisse dal presupposto che  non è esente da colpe, bè allora tutto diventerà più semplice: il politico potrà continuare ad amministrare con maggiore criterio, il cittadino sforzarsi di adoperare più senso civico e il commerciante sviluppare una sempre maggiore professionalità, ed è proprio questo il punto: lui con difficoltà il risultato riesce ancora faticosamente a raccoglierlo, la sua clientela lo segue, i suoi amici, ed è una fortuna questa, un merito, guadagnato negli anni, che si chiama professionalità e che insieme alla tenacia e alla pervicacia gli permette oggi, purtroppo e nella migliore delle ipotesi, solo la sopravvivenza in questa città, non il benessere, non la serenità, né il futuro: vi sembra troppo chiederlo?

    E’ da questa incertezza, che chi non vive non conosce, che nasce la rabbia, terribile, devastante, la stessa che il sindaco e il suo staff mercoledì scorso ha toccato con mano. Io credo che un’amministrazione abbia il dovere di trovare tutti gli espedienti, le misure e i rimedi per favorire lo sviluppo, l’economia della città, fondata storicamente sul commercio, sul turismo e sull’artigianato: deprimere questo indotto è colpa grave. Non si può gestire la città con supponenza o superficialità: Catanzaro è una città ancora bellissima, che avrebbe necessità di maggiore buon senso, di prudenza e soprattutto di lungimiranza. Nonostante gli abomini degli ultimi anni che hanno decentrato uffici e presidi e che progressivamente l’hanno svuotata di gente, rendendola a tratti veramente un deserto, non esiste un programma organico condiviso, nulla che possa lontanamente far immaginare un piano di sviluppo e di crescita.

    Per quanto riguarda il corso principale della città, non c’è dubbio che la pedonalizzazione sia il massimo auspicabile per chi desidera fare acquisti, passeggiare comodamente, prendere un caffè o un gelato nei bar, frequentare il cinema o i teatri, ma penso sia necessario garantire all’utenza, attenzione non solamente catanzarese, la possibilità di accedere facilmente alla città, gratuitamente, senza pagare, così come avveniva qualche anno fa.

    Siamo o non siamo la città dell’accoglienza? Quale forma di turismo siamo disposti a calamitare con le attuali credenziali? Dunque “via le strisce blu”, il Comune deve trovare altre fonti per alimentare le proprie casse e se vuole risolvere una volta per tutte la problematica del centro storico (dove per centro storico attenzione io intendo via Indipendenza, via Mario Greco e tutte le zone limitrofe che storicamente da sempre costituiscono del Corso il polmone principale) bè deve al più presto individuare nuove aree parcheggio, nel centro o a ridosso del centro, valide, funzionali e soprattutto gratuite. Perché la gente che entra in città deve pagare? Possibile che non si riesca a invertire questa stolta tendenza perpetrata dall’amministrazione degli ultimi anni? Quando si scende nel centro commerciale non si paga il parcheggio, non ci sono zelanti vigili urbani pronti a sanzionare la qualunque, con la pioggia o con il sole la gente trascorre comodamente ore e ore a passeggiare, anche con i bambini, senza l’incubo della multa, al chiuso e con l’aria condizionata. Perché dovrebbe passeggiare in città, nel disordine o nel degrado dei nostri pur meravigliosi vicoletti?

    Eppure molti lo fanno stesso, sfidano le multe, i parcheggi, difficoltà d’ogni genere e vengono in città, ma da sparuti eroi notturni, nostalgici, amanti del bello. Catanzaro appare oggi spezzata e divisa, probabilmente da interessi economici accumulatisi negli anni, avrebbe invece bisogno di più attenzione, di maggiore oggettività negli interventi, deve riprendere a sorridere e recuperare la fiducia, la voglia e il desiderio di intraprendere e di sognare.

    Cari catanzaresi, ognuno a mio giudizio deve fare un bel passo indietro, imparare a tollerare di più e a capire l’uomo o la donna che grida, capire il perché. La via d’uscita esiste, ma occorre imboccarla insieme, nel senso che ognuno dovrà fare la sua parte, commercianti, cittadini e amministratori, ai quali si è dato l’onore della rappresentanza, nel senso che il potere gli è stato offerto con rinnovata fiducia, l’ennesima, ma è doveroso ricambiarla con altrettanto senso di responsabilità: la gabbia così come è stata definita o concepita dovrà gradualmente sparire, e anche il colore blu, magari solo su qualche tatuaggio. Un bel bagno d’umiltà non ha mai fatto male a nessuno… 

                                                                       

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