Il miracolo di S.Antonio da Padova ai ferrovieri e il pane benedetto

Oggi, in occasione della sua festa, tanti gli appuntamenti nelle chiese cittadine per rinnovare la devozione al Santo.

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    Sant’Antonio è il Santo “padovano” nel cuore dei catanzaresi e non solo dei tanti che ne portano il suo nome. Proprio per questo, i festeggiamenti in Suo onore sono vissuti con intensità in tante parrocchie cittadine, perché rappresentano un importante  momento per rivivere una tradizione che ha radici lontane e che, nonostante la modernità dei tempi, si rinnova, ogni 13 di giugno, nelle chiese francescane o comunque particolarmente legate al Santo. La Benedizione del Pane di Sant’Antonio è infatti un momento di condivisione fraterna sentito e partecipato in tutti i quartieri di Catanzaro ed in ogni parte d’Italia. Questa usanza religiosa, praticata in tutta Italia, viene fatta risalire ad un miracolo attribuito al Santo, che non è accaduto a Catanzaro ma ha avuto eco in tutto il mondo. Tommasino, un bimbo di pochi mesi, che viveva vicino la Basilica del Santo di Lisbona, viene ritrovato senza vita dalla madre, affogato in un grande pentola piena d’acqua. La donna disperata invoca l’aiuto del Santo, facendo il voto di donare tanto pane quanto è il peso del figlio per ottenere da Dio la grazia di riavere in vita il suo piccolo. Tommasino si risveglia e nasce così la tradizione del “pondus pueri” secondo cui i genitori, per ottenere la protezione del Santo per i propri figli donavano tanto pane quanto era il loro peso perché potesse essere ridonato alle mamme povere. Un’usanza questa ripresa anche a Catanzaro da molte famiglie che volendo ricevere una grazia dal Santo o semplicemente per ringraziarlo, donano, ancora oggi, alle chiese i panini che saranno benedetti dal sacerdote a conclusione della messa, distribuiti poi ai fedeli. Un gesto semplice, dunque, ma carico di significato perché non solo ricorda il miracolo attribuito a Sant’Antonio ma anche la sua straordinaria virtù, quella che gli ha permesso di essere caritatevole e per questo amato da tanti in vita e dopo la morte. 

    Ma non solo. C’è un legame ancora più stretto tra il Santo e Catanzaro, per essere più precisi tra il Santo, con il giglio in mano e il “bambinuzzo” in braccio, e i ferrovieri catanzaresi che ha come fulcro una Sua Effige comprata dagli stessi nei primi mesi del 1943 e oggi custodita nel Deposito Locomotive di Catanzaro Lido. Come racconta  Silvestro Bressi nel suo libro “Iconografia e religiosità popolare dei catanzaresi”: “Lo scopo dei lavoratori era quello di ottenere ‘protezione’ in tempi in cui le strutture ferroviarie rappresentavano un bersaglio preferito degli anglo-americani. Ad agosto di quell’anno, esattamente il 22 giugno – prosegue – gli inglesi per contrastare l’avanzata delle truppe tedesche in Calabria, sferrarono una serie di attacchi aerei sul quartiere marinaro colpendo pesantemente l’impianto. Furono distrutti magazzini, infrastrutture varie, rotaie, vagoni, carri merci e locomotive. Fu colpita anche la vicina stazione. Quanti si trovavano a lavorare nell’area del deposito invocarono a gran voce S. Antonio. E il miracolo avvenne. Fra quelle macerie fu trovato morto solo un ferroviere e, cosa strana, la statuina di S. Antonio, posta qualche tempo prima dai lavoratori su una colonnina, era lì, intatta, senza neanche un graffio.” Quella narrata da Bressi è un’immagine di fede bella che rivive anche oggi attraverso il puntuale omaggio che i ferrovieri fanno ogni anno al Santo. Un rapporto dunque speciale quello tra Catanzaro e il Santo di Padova custodito e tramandato di generazione in generazione. Un segno di grande attaccamento che oggi caratterizzerà i tanti appuntamenti che nelle chiese cittadine verranno seguiti in Suo onore a conclusione della Tredicina, una preghiera recitata dai devoti nei tredici giorni prima della festa.

    Maria Teresa Rotundo 

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