Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali per colpire il cancro

Spasari: al Nord il carcinoma alla prostata è un business a danno del paziente

Più informazioni su


    I PDTA – percorsi diagnostici terapeutici assistenziali – sono uno strumento fondamentale nella rete oncologica per valorizzare le buone pratiche cliniche e definire i modelli organizzativi più idonei per rispondere con efficacia ed efficienza alla richiesta di salute dei cittadini.

    Nella sede della Camera di Commercio di Catanzaro si è svolto il convegno “PDTA Prostata – Per colpire meglio il cancro”.

    “In Italia – ha affermato il dott. Angelo Spasari, responsabile scientifico del Convegno e direttore della UOC di Urologia dell’Ospedale Pugliese-Ciaccio – ci sono quasi mezzo milione di persone colpite dal tumore alla prostata. Da precisare, però, che dietro questa malattia, diffusissima tra gli uomini, c’è un grande business. Molti preferiscono andare al Nord per farsi curare ma chi va fuori, spesso, rischia di non essere trattato nel modo adeguato perché viene visto come un numero tra tanti, un’opportunità per guadagnare. Sul territorio ci siamo coalizzati tra le Aziende Ospedaliere e l’Università per lavorare insieme e offrire la migliore assistenza e i risultati sono del tutto analoghi a quelli del Settentrione. Non ha senso, quindi, per il paziente spostarsi per sostenere spese ingiustificate e avere risposte non idonee perché, fuori, si tende a preferire l’intervento con l’utilizzo della robotica che non apporta sempre benefici, anzi, in alcuni casi la vita peggiora.”

    “Il tumore alla prostata è diventato il primo tumore maschile – ha evidenziato il dott. Annibale Battaglia, medico di famiglia –  Il segreto della medicina moderna è la prevenzione ed è importante, da parte di noi medici, stimolare dopo i 50 anni l’esame del PSA e porre domande ai propri pazienti perché le spie d’allarme possono essere celate dietro abitudini quotidiane. Per migliorare le nostre prestazioni dobbiamo fare rete fra medici e anche la politica, riguardo la sanità, dovrebbe sedersi ai tavoli con noi prima di decidere azioni e strategie.”

    Il dott. Bernando Bertucci, direttore della SOC di Radiologia del “Pugliese-Ciaccio” ha sottolineato come, da circa un anno, sia stata creata in ospedale un’unità multidisciplinare composta da urologo, radiologo, oncologo, anatomopatologo e psicologo, più figure che hanno il compito di assistere il paziente con sospetto carcinoma prostatico, dalla diagnosi al trattamento e alla sorveglianza. 

    “Abbiamo scoperto – ha aggiunto Bertucci – che la risonanza magnetica multiparametrica dà un grosso contributo all’identificazione di lesioni presenti, rispetto alla biopsia, perché riesce ad identificare il sospetto nodulo di carcinoma prostatico e lo localizza. Un modo per ottimizzare diagnosi e terapia, ridurre la spesa sanitaria e limitare la migrazione sanitaria. Per questo tipo di metodica siamo stati i primi al Sud e, da circa due anni, vengono medici anche dalla Puglia e dalla  Basilicata per saperne di più.”

    “Seguire i PDTA – ha spiegato il prof. Rocco Damiano, docente ordinario di Urologia all’Università Magna Graecia – significa, per i pazienti, omogeneità di trattamento, per i medici, avere un processo condiviso tra specialisti e comunità scientifica.”

    La Segreteria Organizzativa del Convegno è stato gestita dalla Present&Future.

    Più informazioni su