I Quartieri: le proposte per ripopolare il centro

Scrive Attilio Benincasa coordinatore attività economiche e produttive dell'associazione

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    Il dibattito aperto – scrive Attilio Benincasa coordinatore attività economiche e produttive dell’associazione I Quartieri nel mese di ottobre dello scorso anno dal Sindaco con le associazioni di categoria verteva sulla particolare e delicata situazione del piccolo terziario a Catanzaro, dove per piccolo terziario s’intende il commercio, l’artigianato ed il turismo, unici settori a far da traino ad un’economia ancorata a far cassa per lo più sulla classe impiegatizia e sull’esercito dei pensionati. Non vi è dubbio che l’idea dell’elaborazione di un programma di rilancio della città, tra gli obiettivi della giunta, non può prescindere attualmente da un presupposto: la necessità di invertire la tendenza al decentramento di uffici e presidi, che ha finito progressivamente negli anni per indebolire in termini di presenze l’utenza in transito in città. Qualche anno fa alla posa della prima pietra della Regione Calabria, se non erro da parte dell’allora governatore Loiero, che ribaltò l’ubicazione da via Massara a Germaneto, edificio poi completato a tempo di record sotto Scopelliti, una società di statistica prediceva le infauste conseguenze che tale spostamento avrebbe causato, non tanto per i 1600 circa dipendenti dell’ente che smistati nei dipartimenti entravano in città, quanto per l’indotto misurato in 10 volte tanto in termini di afflusso che ciò avrebbe determinato. In effetti il colpo la città l’ha preso in pieno: delle oltre 20000 persone che affluivano a Catanzaro circa 10 anni fa con vari mezzi, ferrovie, bus, pulmini o mezzi propri, molti si fermano a Germaneto, non superano proprio il Sansinato e l’affluenza in città è oggi di solo un decimo. Bar, ristoranti, negozi devono dividersi questo micro patrimonio fatto di 7000/8000 circa residenti del centro storico e 2000 avventori, questo è tutto. Non vi è dubbio dunque che una così rilevante batosta, unitamente alla crescita esponenziale dei centri commerciali (Maida e Cz Lido) autori e latori di efficienza e di servizi, il boom del mercato on line, hanno innescato più micce ad un’unica bomba, esplosa oggi a Catanzaro con tutto il suo fragore. Gli eventi hanno finito per generare una comprensibile forma di incertezza e di  delusione tra gli abitanti, tale da causare la fuga delle nuove generazioni dal proprio territorio, alla ricerca di nuove frontiere per il lavoro. E’ stata una follia, ma come tante cose a Catanzaro che nell’800 per mano di un pazzo perse abbatté le sue storiche mura e  le sue porte: l’ennesima iniziata 20-25 anni fa col trasferimento delle facoltà universitarie e completata con lo spostamento della Regione e della maggior parte degli altri presidi. Destra e sinistra hanno sbagliato i conti, le amministrazioni hanno peccato di superficialità e di mancanza di lungimiranza. Come si fa oggi a ribaltare la città?

    Occorre innanzitutto ripopolare il deserto, impedendo nuove fughe e riportando uffici e presidi in città, per quanto possibile: ma non essendo obiettivamente plausibile spostare Medicina, penso che il primo tassello debba essere l’università di Giurisprudenza e tutte le facoltà umanistiche che, anche per ragioni storiche, troverebbero negli storici edifici cittadini la loro sede più naturale (la Caserma Triggiani, la Caserma Pepe sono i primi ai quali ho pensato, visto che l’Ospedale Militare diventerà Procura).

    Occorre poi ridare dignità ai quartieri, molti dei quali ridotti a periferie svuotate di servizi e contenuti, attraverso in molti casi il ripristino di strutture sportive, culturali, abbandonate da tempo all’incuria e alla negligenza di pochi idioti.

    Occorre inoltre una nuova politica per il centro storico, autentica perla della città, attraverso l’adozione di una serie di misure indispensabili per il rilancio del commercio, del turismo e dell’artigianato, dirette alla risoluzione dei problemi. In proposito ho individuato alcuni punti:

    1. Problema Parcheggi: se è vero che da alcuni anni attraverso le strisce blu, i cosiddetti dissuasori di parcheggio, la giunta ha sistemato le casse comunali, oggi è arrivato il momento di eliminarle. Via, basta, l’amministrazione non deve vessare i cittadini, punirli certamente per la loro ineducazione stradale, ma al contrario deve incentivare i servizi attraverso l’individuazione di zone a ridosso della città (via Carlo V° – via Milelli – via Milano) da adibire a parcheggi gratuiti, o costruirli di sana pianta: la città dell’accoglienza deve essere in grado di accogliere e non disincentivare l’entrata.  
    2. Non c’è un’idea chiara in merito all’utilizzo del Corso: personalmente ritengo sia necessaria una sua prossima pedonalizzazione, anche se parziale perché le vie a sostegno (via Poerio e via De Grazia) non riescono a sostenere un traffico intenso e corposo, ma con un corretto e graduale ripristino del suo verso storico, oggi al contrario, con i parcheggi, importantissimi, certi e individuati e i servizi minibus a sostegno, potrebbe innescarsi un percorso virtuoso nel quale il commerciante dovrebbe ricavare solo risorse e il cittadino vantaggi. Le rinnovate condizioni che consentirebbero il passeggio sereno, la sosta dei pedoni e lo sviluppo verticale dei servizi, permetterebbero la possibilità di accogliere finalmente l’interesse di brand che attualmente, per ovvi motivi, hanno disertato la città. Reggio e Cosenza per aver innescato percorsi come quello illustrato, hanno Zara, Mac Donald e tanti altri nei propri centri storici, pur avendo alle porte altrettanti centri commerciali.
    3. L’amministrazione in accordo con le imprese dovrebbero aprire un vero fronte con i proprietari degli immobili, artefici tra le tante sciocchezze di richiedere fitti capestro, che nel tempo hanno disincentivato la tenuta ed il ricambio degli esercizi commerciali. Questo è un punto importante perché adottare una politica a favore del centro significa non solo non assecondare speculazioni sordide e improduttive, da parte peraltro di pochi soggetti, quanto garantire decoro agli immobili: abbiamo un Corso bellissimo, ma sporco e ahimè degradato.
    4. Per quanto concerne il capitolo Artigianato, sarebbe forse utile andare a guardare in Sicilia o in Puglia, le ns regioni più vicine, dove gli artigiani locali, invece di essere estradati in qualche riserva come avviene per i panda, sono stati accolti sulle vie principali, valorizzati, sostenuti, aiutati e siccome la città di Catanzaro e la provincia sono pieni di ottimi e valenti artigiani, bravi nel campo della ceramica, del tessile, del vetro, del legno, della lavorazione dei metalli, dell’argento, dell’oro, mi sembra sciocco e perdonatemi il termine “da autentici provinciali” andare a cercare in altri posti eccellenze che altresì abbiamo a portata di mano, sotto i ns occhi… chi ha orecchie per intendere intenda… E’ dietrologia pensare all’artigianato, a maggior ragione se di qualità, accomunandolo alle conserve, ai sottoli, pomodori, melanzane e quant’altro, che con tutto il rispetto appartengono ad un’altra eccellenza del nostro territorio, ma senza affinità col mondo dell’artigianato. In molte città, alcune nemmeno molto distanti dalla nostra, si è addirittura costituito una sorta di consorzio, così come avviene per il vino, ad indicare la denominazione d’origine e la qualità dei prodotti realizzati. C’è dunque tanto da lavorare…
    5. Turismo: non siamo all’anno zero, ma quasi: Catanzaro sembra Samarcanda, irraggiungibile, scollegata nei trasporti, viari, ferroviari, aerei. La città dell’accoglienza… piena di storia e di storie avrebbe veramente tanto da dire, se si pensa che la vicina città di Matera, con quei sassi, ricovero fino a qualche anno fa di pochi viandanti e senza tetto, è diventata patrimonio dell’umanità meta dell’Unesco, ciò grazie alla fantasia, alla volontà ed alla lungimiranza di qualche professionista lucano. Catanzaro che è bellissima, con un po’ di pazienza e soprattutto con un programma concertato di ampio respiro, che richiede però la partecipazione attiva di professionisti e operatori del settore capaci, associazioni e  una regia importante, potrebbe diventare la meta per molti tour operator attualmente a caccia di mete interessanti, nuove e tutte da scoprire. Una migliore organizzazione dei musei cittadini, le chiese, le gallerie, la vicinanza ai poli archeologici di Borgia, Squillace, Stalettì e Tiriolo, l’aspetto non trascurabile dello sforzo che si sta facendo a favore dell’ecologia e dunque di una città che si presenti, più ordinata, più pulita, a impatto ecologico zero, potrebbero costituire le carte che un’amministrazione attenta e lungimirante dovrebbe essere in grado di poter giocare.

    Catanzaro è ancora una bella donna, che attende solo l’arcobaleno, dopo la tanta pioggia.

     

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