Al Taormina Film Festival Casadonte accoglie Nicole Kidman

Il direttore artistico del Taormina Film Festival e sovrintendente del Politeama di Catanzaro:  "Una donna bellissima nella sua straordinaria normalità"

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    «Per me che da sempre amo il cinema e mi impegno da anni per promuoverlo e sostenerlo, è un’emozione immensa avere come ospite d’onore alla 65° edizione del Taormina Film Fest una grande attrice come Nicole Kidman. Una donna bellissima nella sua straordinaria normalità, attrice fra le attrici, interprete di film che hanno fatto la storia del cinema. Un star internazionale che con Moulin Rouge, Eyes Wide Shut, Big Little Lies, solo per citarne alcuni, è entrata nei cuori di tanti, esperti e non». Con queste parole il direttore artistico Gianvito Casadonte ha accolto l’attrice australiana sul red carpet in piazza IX aprile a Taormina insieme alla codirettrice Silvia Bizio, il direttore generale di Videobank Lino Chiechio e l’amministratore unico di Videobank Maria Guardia Pappalardo. A Nicole Kidman, premio Oscar come miglior attrice protagonista nel 2003 per “The Hours”, l’attore italiano Pierfrancesco Favino ha consegnato il Taormina Arte Award. Una folla di gente ad accoglierla e ad assistere alla masterclass con la codirettrice artistica Silvia Bizio: «L’unico modo per cambiare le cose – spiega la Kidman – è scegliere di lavorare con altre donne, perché le donne registe sono troppo poche e c’è bisogno di sentire la loro voce. Anche come produttrice cerco storie su chi non è abbastanza rappresentato». E una promessa, quella di tornare presto in Italia: «Oggi mi sento parte del vostro Paese, ne sono innamorata, mi avete sempre fatto sentire capita e accolta». Sul cinema italiano confessa: «Mi ha colpito il vostro realismo magico. Ho visto a Cannes “La grande bellezza” nella proiezione di mezzanotte e ne sono rimasta conquistata. Mi considero un’attrice globale, amo il cinema russo, francese, ma è iniziato tutto con Fellini. Quando avevo 14 anni saltavo la scuola per andare a vedere i suoi film. Non capivo il suo lavoro totalmente, ma sentivo che volevo far parte di quel mondo».

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