Il Quartiere Lido nel dibattito di Open Catanzaro

Molta volontà, proposte ancora nel vago ma aprirsi alla piazza anche se mezza vuota sembra la soluzione più giusta

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    Ogni volta che tocca sentire parlare di Catanzaro in generale e di Catanzaro Lido in particolare viene sempre in mente la celebra chiusa del poeta: “codesto oggi solo possiamo dirti/ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Alla regola non è sfuggito l’incontro organizzato coraggiosamente dall’associazione Open Catanzaro in una piazza Pola nel culmine dell’esposizione all’inclemente sole di cui non era previsto alcuna eclissi, purtroppo. Lungo l’elenco degli ospiti e degli intervenuti, presenti a vario titolo: c’era il deputato nazionale del Pd, l’assessore della giunta Oliverio, il consigliere regionale di Liberi e Uguali, i consiglieri comunali rappresentanti di tutti i gruppi dell’opposizione. Tradotto in volti e persone: Antonio Viscomi, Angela Robbe, Arturo Bova, Nicola Fiorita, Roberto Guerriero, Libero Notarangelo, Fabio Celia.

    Ha moderato Bruno Mirante, ha introdotto il presidente di Open Catanzaro Simone Giglio. Il “dibattito culturale e politico” era intitolato semplicemente “Catanzaro Quartiere Lido”, a volere imprimere una connotazione unitaria alla trattazione, nel senso di riconoscere una dipendenza stretta tra le reciproche disfunzioni di due organismi che vengono di solito posti in contrapposizione: il centro sui Tre colli vs Lido in riva al mare. Ora, se l’anamnesi e la diagnosi sono state condotte con indubbia rispondenza al quadro clinico, ciò che difetta è stata, ancora una volta, l’indicazione di una terapia adeguata. È vero che Catanzaro è città policentrica che nessuno è riuscito ancora a unificare, è vero che il turismo di cui pure Catanzaro Lido vorrebbe vivere è prevalentemente estivo, è vero che l’esplosione studentesca nel quartiere non è stata guidata ma succedanea allo spostamento dell’Università da Madonna dei Cieli a Germaneto, è vero che il porto non è nulla se non cresce l’angiporto, è vero che Giovino è un problema se non viene tutelato e valorizzato, è vero che il depuratore puzza e non sta bene, è vero eccetera eccetera. Poi ci si scontra con le proposte. Che rimangono un po’ sul vago: la programmazione, la salvaguardia dell’ambiente, la ricucitura dei quartieri, la mobilità che va migliorata, la necessità di un «pensiero giovane, femminile e ambientalista» per avere la meglio su un «pensiero sterile, ripetitivo e conformista».

    Naturalmente è da apprezzare lo sforzo, così come c’è da credere nella bontà delle intenzioni. Ma c’è molto da lavorare. Con una postilla positiva per chi vuole credere nelle possibilità della buona politica di ritornare a interessare le persone, a parlare con loro. A inizio dibattito il pubblico, compreso i giornalisti e il bassotto Arturo, era composto da 43 presenze. Alla fine era quasi raddoppiato. Aprirsi alla piazza, anche se questa è mezza vuota più che mezza piena, è la soluzione giusta.   

    Lello Nisticò

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