L’INTERVENTO-L’incomprensibile tandem Chiesa-Procure

Le precisazioni e il punto di vista del noto penalista Nunzio Raimondi 

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    Questo tandem Chiesa-Procure non lo capisco proprio e cerco di spiegare il perché.
    Certo non perché non condivida il prezioso lavoro di formazione delle coscienze per l’affermazione della legalità che viene compiuto da magistrati in prima linea nella lotta al crimine,sopratutto a quello organizzato.Questo lavoro contribuisce (e se ne vedono finalmente e dopo anni i primi risultati) a scegliere la legalità,per usare le parole di un noto magistrato,”perché non convenga delinquere”.
    Ma la giustizia è un’altra cosa:non è mai lotta.
    Essa è,invece,esercizio ponderato dell’azione penale sottoposta ad un accertamento del giudice,il quale si avvale di poteri e garanzie nel contraddittorio delle parti;un accertamento tutt’altro che sommario,quindi,mai apodittico a pregiudiziale.
    Ed anche l’approccio della Chiesa,Mater et Magistra, non può mai essere quello soltanto della maestra,se non è prima quello della mamma.
    Ed ecco il punto di cui è detto anche nel Vangelo di oggi:tutte le persone,in primo luogo gli ultimi ed i non protetti,perfino i banditi,devono essere accettate e trattate da fratelli e sorelle. 
    La Chiesa,quindi,può giudicare l’errore non l’errante (pacem in terris) e non può mai imitare i dottori della legge,i quali,com’è noto,si chiedevano perché mai Gesù si sedesse a tavola con i pubblicani ed i peccatori.
    La Chiesa non può tenere una condotta burocratica (la scomunica come sanzione medicinale…) di fronte all’uomo in errore,ma gli si deve far prossima (il che non significa diventarne correa o complice…),deve prendere su di sè la croce del peccatore per convertirlo al bene.
    E questo non si fa con pubbliche esecrazioni dal pulpito e neanche con marce che valgono soltanto a segnare la differenza fra noi e loro.
    Perché Gesù lascia il gregge per cercare la pecorella smarrita non per essere ricercato da questa.
    A me pare che la Chiesa che lancia scomuniche e quella che spesso si confonde con la giustizia umana (la quale,come si è detto,non è affatto contro l’uomo deviante ma per l’uomo…),abbia perso la bussola: non è facendo fronte comune con le Procure che ci si siede a tavola con i peccatori; la forza della nostra fede è il perdono e la Misericordia.
    Con ciò non voglio certo dire che la Chiesa debba colludere con i criminali (né mi permetto -come fa qualcuno- di circoscrivere l’azione di un’istituzione che ha due secoli di storia distinguendola fra pro e contro i mafiosi…)ma non posso nemmeno accettare che la Madre diventi il giudice del figlio,per quanto egli sia errante,come se la prima avesse qualcosa da farsi rimproverare nell’esercizio del proprio sconfinato Amore.
    E mi scuso per la precisazione.

    Nunzio Raimondi

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