Rabbia e futuro incerto per i tirocinanti degli Enti locali

Sono 4800 in tutta la regione, nessun ministero li vuole “adottare”

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    di Lello Nisticò

    “Adotta a anche tu un tirocinante”, lo slogan che campeggiava questa mattina su un lenzuolo steso in Piazza Prefettura, è forse la migliore sintesi per illustrare la situazione in cui versano 4800 tirocinanti degli enti locali, distribuiti nei Comuni di tutta la Calabria. Oggi era per loro una giornata cruciale, poiché avevano mandato una folta delegazione a parlare con il prefetto di Catanzaro, per perorare la loro causa. In verità in piazza c’era un centinaio di tirocinanti provenienti da una ventina di comuni della provincia di Catanzaro, irrobustiti dalla presenza consistente dei circa 70 che prestano servizio direttamente a Palazzo di Vetro. Hanno iniziato il loro periodo di tirocinio negli Enti locali a novembre 2018, durata 1 anno. A novembre 2019 torneranno tutti a casa, con scarse prospettive di lavoro. In massima parte hanno superato la cinquantina, hanno situazioni difficili da affrontare, vedono l’imminente arrivo di novembre come una tagliente cesura delle loro esistenze.

    A meno che… Sulla scorta di analoghe esperienze affrontate da loro colleghi tirocinanti, afferenti al ministero della Giustizia e a quello dell’Università e Ricerca, stanno cercando di ottenere una proroga del loro impiego, attraverso un corso di perfezionamento della durata di un anno. Solo che loro, allo stato, non riescono a trovare il ministero che li accolga nel loro bacino di competenza. Da qui la pregnanza dello slogan. I fondi che hanno permesso ai tirocinanti di svolgere il loro prezioso supporto negli Enti locali calabresi derivavano dai Pac, i Piani d’azione e coesione, gestiti e devoluti dalla Regione Calabria. Ne servirebbero altrettanti per l’anno di perfezionamento. Dagli stesi tirocinanti si apprende che in un primo momento l’assessorato alle Politiche sociali avrebbe dato assicurazioni sulla capienza, cercando una sponda al Ministero degli Interni per la conferma della liceità della destinazione, le riposte incerte del ministro avrebbero bloccato la procedura. Da qui la decisione dei tirocinanti di manifestare davanti alla prefettura.

    In effetti sono stati ricevuti dal vice prefetto Iannuzzi in un incontro che si potrebbe definire informale, anche perché i tirocinanti al momento hanno deciso di autogestirsi e di non farsi rappresentare da nessun sindacato. In sostanza la delegazione non ha avuto le rassicurazioni che si aspettava: se il Ministero ha già fatto sapere di non volere assumersi la “paternità” dei tirocinanti, avrà le sue ragioni. Per cui la prossima mossa sarà una nuova manifestazione, magari più massiccia, con partecipazioni da tutte le province, indirizzata all’assessorato del Lavoro, Cittadella regionale. Da quelle parti intanto si fa sapere che la disponibilità residua dei fondi non supera i 5 milioni di euro. E qui la faccenda si complica ancora di più.

     

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